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Tutela del diritto all’unità familiare: ordinato con urgenza al Ministero degli esteri il rilascio del visto d’ingresso alla moglie del ricorrente

Tribunale di Roma, ordinanza del 19 marzo 2024

Il ricorrente, cittadino ghanese, dopo aver ottenuto dalla Prefettura di Chieti il nulla osta al ricongiungimento familiare della propria coniuge in Ghana, vedeva respingersi dall’Ambasciata italiana ad Accra la domanda di visto d’ingresso a causa di apparenti incongruenze emerse nel corso dell’intervista alla coniuge. Tuttavia, dopo aver emesso preavviso di rigetto, il ricorrente, per il tramite dell’Avv. Gaetano Litterio, argomentava in merito ai dubbi palesati dall’Ambasciata, fornendo spiegazioni dettagliate in ordine ad ogni singola contestazione. In tutta risposta l’Ambasciata emetteva provvedimento di rigetto definitivo senza argomentare sul mancato accoglimento delle osservazioni fornite con le predette memorie, adducendo quale unico motivo di rifiuto “sussistono dubbi sul rapporto di coniugio, affettivo e materiale, tra l’invitante e la richiedente”.

Veniva pertanto proposto ricorso al Tribunale di Roma il quale fissava udienza per il giorno 9 aprile 2025. Tuttavia la moglie del ricorrente, il quale medio tempore ha sempre continuato a fare rientro in Ghana per farle visita, rimaneva incinta con data presunta del parto fissata per il giorno 9 aprile 2024. Pertanto, al fine di non vanificare gli effetti del ricorso e dunque per permettere che la nascita del figlio della coppia potesse avvenire in Italia, veniva presentata istanza cautelare incidentale. Il Tribunale fissava prontamente udienza e la resistente, regolarmente costituita, si opponeva alla richiesta.

All’udienza cautelare il ricorrente presenziava personalmente – assistito dall’Avv. Eleonora Tranfa e dall’Avv. Lorenzo Litterio – contrastando adeguatamente le opposizioni eccepite dall’Avvocatura dello Stato ed insistendo per l’accoglimento del provvedimento provvisorio ed urgente. Il Tribunale, a scioglimento della riserva assunta in udienza, dopo aver dettagliatamente motivato in ordine alla sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, accoglieva l’istanza cautelare ordinando al Ministero convenuto il rilascio del visto d’ingresso per la coniuge del ricorrente, cosi statuendo:

La concessione della tutela postula, dunque, la ricorrenza del fumus boni iuris, ossia dell’esistenza in capo all’istante, la cui prova deve essere fornita quanto meno in termini di verosimiglianza, del diritto dedotto in giudizio e di un periculum in mora, ossia di un pericolo di pregiudizio imminente ed irreparabile che minacci quel diritto e che non sia stato determinato dallo stesso comportamento dell’istante. In pendenza di tali condizioni, la cautela consiste, in particolare, nella pronuncia di un provvedimento di urgenza ‘strumentale’ alla realizzazione degli ‘effetti’ della pronuncia di merito.”

“La circostanza in oggetto è tale, invero, da poter ragionevolmente condurre a ritenere che la nascita del figlio del ricorrente nelle more del giudizio di merito comporti l’impossibilità di realizzare in tempi celeri la tutela del diritto del ricorrente a riacquistare l’unità familiare, con conseguente pregiudizio del diritto alla tutela della propria vita privata e familiare, per come previsto dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, anche per mezzo delle interpretazioni elaborate dalla giurisprudenza della Corte Europea”.

Si ringrazia per la segnalazione e il commento l’avv. Gaetano Litterio. Il caso è stato seguito insieme agli avvocati Eleonora Tranfa e Lorenzo Litterio, i quali hanno fornito un supporto decisivo.