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76 milioni di sfollati interni nel mondo: è record per il 2023

Il rapporto 2024 dell’International Displacement Monitoring Center (IDMC)

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Sono 75.9 milioni gli sfollati interni nel mondo alla fine del 2023, in aumento rispetto ai 71.1 milioni del 2022. È quanto emerge dal rapporto annuale dell’International Displacement Monitoring Center (IDMC) 1, presentato lo scorso 14 maggio.

L’organizzazione, la principale fonte mondiale di dati e analisi sugli sfollati interni, descrive dettagliatamente le condizioni delle persone migranti che nel corso del 2023 sono state costrette a spostarsi in altre zone del proprio Paese – chi per conflitto, chi per disastri naturali, chi per l’insieme delle due cause.

La direttrice dell’IDMC, Alexandra Bilak, parla di “punta dell’iceberg” di un fenomeno che è cresciuto del 50% negli ultimi 5 anni: «Milioni di persone costrette a fuggire all’interno del proprio paese nel 2023 si aggiungono alle decine di milioni di persone già sfollate interne a causa di conflitti, violenze e disastri. Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un numero allarmante di persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti e violenze, anche in regioni in cui la tendenza stava migliorando».

Sudan, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Colombia e Yemen ospitano attualmente quasi la metà degli sfollati interni del mondo, coloro cioè che sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa di conflitti, violenze o disastri e che non hanno attraversato un confine di Stato riconosciuto a livello internazionale.

I conflitti e le violenze restano la causa principale di spostamento forzato

Lo scorso 15 aprile 2023 è scoppiato a Khartoum, in Sudan 2, il conflitto tra l’esercito guidato dal generale Abdel Fattah al Buhran e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf). A fine 2023, secondo i dati dell’IMDC, i nuovi sfollati sudanesi a causa della guerra sono 6 milioni, che si aggiungono ai 3 milioni già sfollati: il numero più alto a livello globale.

Al 31 dicembre 2023, gli spostamenti interni a causa di conflitti e violenze hanno raggiunto un totale di 68.3 milioni, con un aumento del 9% rispetto ai dati del 2022. Siria, Repubblica Democratica del Congo, Colombia e Yemen seguono il Sudan in questa drammatica classifica.


Sfollati interni a causa di conflitti e violenze nel mondo al 31 dicembre 2023, Fonte: IMDC

Nel corso del 2023, i “nuovi sfollati” per conflitti e violenze sono stati 20.5 milioni, che si aggiungevano ai 47.8 milioni degli anni precedenti, per cui è stato impossibile tornare nelle proprie case nel corso dell’anno.

Il genocidio in Palestina, al 31 dicembre, aveva causato 3 milioni e mezzo di sfollati palestinesi verso il sud della Striscia di Gaza, a Rafah, in quella che era stata definito “zona sicura”: oggi sappiamo con certezza che nessun territorio è sicuro nel Paese. La Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar, dove la popolazione Rohingya è costretta a spostarsi all’interno del Paese e in Bangladesh, così come l’Etiopia sono stati i Paesi con il più alto numero di nuovi sfollati durante il corso del 2023.

I conflitti spesso durano a lungo e, anche quando si attenuano o si risolvono, la conseguente instabilità, insicurezza, i danni alle infrastrutture e le interruzioni istituzionali che ne conseguono possono lasciare le persone sfollate per anni. La Siria ne è un esempio lampante. In Ucraina i dati per il 2023 sono stati più bassi rispetto al 2022, ma il conflitto perdura, e coloro che lasciarono le proprie case e si spostarono in altre zone del paese durante il corso del primo anno di guerra rimangono sfollati anche oggi. A causa della guerra nel paese, infatti, gli sfollati ucraini rappresentano a tutt’oggi il 99% degli spostamenti forzati nella regione.


Sfollati interni per conflitti e violenze nel 2023, Fonte: IDMC

«L’instabilità, l’insicurezza, i danni alle infrastrutture e l’interruzione delle istituzioni causati dai conflitti possono lasciare le persone sfollate per anni. Con l’evolversi dei conflitti, la violenza può costringere alcune persone a spostarsi più volte».

I contesti di conflitto rendono difficile anche la raccolta di dati: le analisi quantitative che descrivono chi è stato sfollato, per quanto tempo e le difficoltà specifiche che i diversi gruppi devono affrontare nel tentativo di risolvere il loro sfollamento tendono a essere particolarmente scarse.

Gli spostamenti forzati per catastrofi possono colpire chiunque, ovunque

148 paesi e territori nel 2023 hanno registrato sfollamenti per catastrofi naturali, in tutti e sei i continenti. «I terremoti e l’attività vulcanica hanno provocato un numero di sfollati nel 2023 pari a quello dei sette anni precedenti messi insieme, in gran parte a causa dei gravi terremoti che hanno colpito la Turchia, la Siria, le Filippine, l’Afghanistan e il Marocco», spiega l’IDMC.

Gli spostamenti forzati sono stati causati principalmente da alluvioni (10 milioni), tempeste (9.5 milioni) e terremoti (6.1 milioni). Nel corso dell’anno passato, disastri come il ciclone Freddy nell’Africa sudorientale 3 o il ciclone Mocha nell’Oceano Indiano hanno provocato milioni di sfollati interni e nei Paesi vicini. Anche in Canada, che ha vissuto una stagione di incendi senza precedenti, gli sfollati sono stati 185.000.

Disporre di dati sui tassi di ricostruzione, sulla durata degli spostamenti dovuti a un disastro e sulle distanze che le persone sono costrette a percorrere è essenziale per lo sviluppo di piani a lungo termine che attenuino i rischi che gli spostamenti comportano per le comunità. È importante raccogliere dati non solo durante le fasi di emergenza di un disastro, ma anche nel periodo successivo, spiega l’IMDC, che sottolinea l’importanza di investimenti in tecnologia meteorologica e sismologica per prevedere molti di questi eventi.

Fenomeni interconnessi e possibili soluzioni

Chi è costretto a migrare, sia all’interno dei confini del proprio Paese che all’estero, spesso porta con sé un vissuto in cui si intersecano violentemente conflitti e disastri climatici. Il rapporto ci racconta, infatti, come tutti i 45 Paesi e territori che l’anno scorso hanno registrato sfollamenti dovuti a conflitti, tranne tre, hanno registrato anche spostamenti forzati dovuti a disastri. I terremoti in Siria e in Afghanistan hanno colpito aree in cui viveva un gran numero di persone già sfollate a causa di anni di conflitto.

Dopo le gravi inondazioni del 2022 in Sud Sudan, gruppi armati non statali hanno saccheggiato i convogli di aiuti e interrotto la fornitura di soccorsi alle comunità colpite. Anni di guerra civile in Libia hanno limitato gli investimenti per la manutenzione delle infrastrutture, comprese le dighe che l’anno scorso sono scoppiate sopra la città di Derna, uccidendo migliaia di persone e causando quasi un quarto della popolazione della città.

Il rapporto analizza come i dati quantitativi siano uno strumento essenziale nella creazione di policy e interventi di lungo periodo a livello internazionale e nazionale. Misurare l’entità di un fenomeno causato da conflitti e disastri naturali è però difficile, e disporre di dati certi è pressoché impossibile. Disporre di dati sui tassi di ricostruzione, sulla durata degli spostamenti dovuti a un disastro e sulle distanze che le persone sono costrette a percorrere è essenziale per lo sviluppo di piani a lungo termine che attenuino i rischi che gli spostamenti stessi comportano per le comunità.

Le politiche migratorie europee, basate su accordi con i Paesi terzi e su una catalogazione astratta dei cosiddetti “Paesi sicuri” (in cui, tra l’altro, sono stati recentemente inseriti paesi come Bangladesh e Colombia, in cima alle classifiche degli sfollati interni per catastrofi climatiche), non risolvono problemi strutturali in Paesi ad alto rischio per conflitti e disastri climatici. Le procedure accelerate e i finanziamenti alle Guardie costiere di paesi che violano sistematicamente i diritti umani non garantiscono altresì protezione e rifugio a chi decide di migrare da contesti ad alto rischio.

  1. 2024 Global Report on Internal Displacement
  2. In Sudan si combatte da un anno e la pace è lontana – Francesca Sibani, Internazionale (12 aprile 2024)
  3. I morti causati dal ciclone Freddy in Malawi, Mozambico e Madagascar sono più di 500 – Il Post (marzo 2023)

Albertina Sanchioni

Mi sono laureata in Sicurezza Globale con una tesi sulle implicazioni sui diritti umani degli algoritmi relativi all’hate speech nei social network, con un focus sul caso del popolo Rohingya in Myanmar.
Volontaria dello sportello anti-tratta a Torino, frequento il Master in “Accoglienza e inclusione dei richiedenti asilo e rifugiati” all’Università Roma Tre.