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Alarme Phone Sahara: continuano le deportazioni di massa dall’Algeria al Niger

Il governo militare abroga la legge “La Valletta” che criminalizzava il transito delle persone migranti

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Alarme Phone Sahara (APS) stima 1 che, dall’inizio del 2024 fino al 26 aprile, almeno 9.900 persone originarie del Niger e delle regioni sub-sahariane hanno subito deportazione forzata dall’Algeria verso il confine con il Niger. 

Le autorità del Niger hanno denunciato la violenza perpetrata dai servizi di sicurezza algerini nel mettere in atto queste operazioni. Sulla pagina Facebook del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica del Niger sono stati pubblicati video 2 che mostrano numerosi camion in partenza dall’Algeria carichi di persone che, in massa, vengono abbandonate alla città di confine Assamaka o nel deserto. 

Il 3 aprile l’Ambasciatore algerino in Niger Bekhedda Medhi si è presentato, sotto convocazione, di fronte al Vice Segretario Generale del Ministro per gli Affari Esteri del Niger, Omar Ibrahim Sidi. 

«Omar Ibrahim Sidi ha chiesto al diplomatico algerino di intercedere presso le autorità competenti del suo paese affinché le operazioni di rimpatrio e respingimento dei migranti sub-sahariani decise dal governo algerino possano essere svolte nel rispetto della dignità, dell’integrità fisica e morale dei cittadini del Niger».

Non si tratta della prima volta che il Niger denuncia i trattamenti inumani compiuti dalle autorità algerine nei confronti delle persone migranti. Le espulsioni e i respingimenti hanno avuto inizio nel 2014, anno in cui Niger e Algeria hanno raggiunto un accordo, mai reso pubblico fino ad ora, volto a regolamentare il rimpatrio dellə cittadinə del Niger illegalmente presenti in Algeria. Tra le vittime di queste deportazioni, però, ci sono anche persone provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, persone che talvolta, ma non sempre, raggiungono l’Algeria transitando per il Niger, dove vengono rimpatriate. 

La posizione geografica del Niger, ponte tra l’Africa subsahariana e l’Africa del nord, lo rende da sempre un’importante crocevia delle rotte migratorie intraregionali del continente. La città di Agadez, che in passato era attraversata dalle carovane di mercanti e viaggiatori, ancora oggi è considerata essere “la porta di ingresso per il Sahara” per le persone in movimento verso la Libia e l’Algeria. 

Nel tempo, la circolazione di persone nei territori del Sahel e del Sahara ha favorito lo strutturarsi di reti, soprattutto di tipo commerciale, tra le comunità della regione. Questo ha portato alla creazione di nuove opportunità lavorative in tutti i Paesi del nord-ovest africano, fenomeno che ha contribuito a mitigare gli effetti negativi dei problemi legati alla povertà e al clima. 

In questo contesto, nel 2015, si è inserita l’Unione Europea che, interferendo con l’equilibrio creatosi nella regione, ha di fatto reso il Niger, e in particolare la città di Agadez, un luogo di stallo più che di transito. Nel 2015, infatti, il precedente governo del Niger ha varato una legge (L. 36/2015) che criminalizzava il traffico illecito di persone migranti. 

L’approvazione di tale legge 3, denominata anche “legge La Valletta”, rappresentava una delle precondizioni affinché il Niger potesse accedere alla quota di finanziamenti – 280 milioni – destinatigli dall’Unione Europea. Questi finanziamenti provenivano dall’istituzione del “Fondo fiduciario di emergenza dell’Unione Europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa”: esito del vertice tra capi di Stato dell’UE e di vari paesi africani, tenutosi quello stesso anno a La Valletta (Malta) e volto a rafforzare la cooperazione tra UE e Africa in materia di migrazione.

Subordinando l’accesso del Niger a tali fondi all’approvazione di una legge anti-migrazione, l’Unione Europea ha messo in atto il cosiddetto principio di condizionalità secondo il quale «l’erogazione di risorse economiche è subordinata all’attuazione da parte del paese beneficiario di politiche che ottengono il previo assenso da parte del donatore», spiega l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI). In questo caso trattasi di politiche volte ad attuare interessi propri dell’Unione Europea: esternalizzare il controllo delle frontiere e limitare la circolazione di persone dirette dal Niger verso l’Algeria, la Libia e infine l’Europa. 

L’implementazione di questa legge ha avuto molte conseguenze negative e scarsi risultati in termini di riduzione dei flussi migratori che attraversano il Niger. L’ostacolamento delle rotte migratorie ha soffocato le economie locali, aperto le porte alla clandestinizzazione del trasporto delle persone migranti e, di conseguenza, reso i viaggi estremamente più pericolosi. 

L’attuazione della legge 36/2015 4 ha trasformato il Niger nella “porta d’Europa in Africa”. La città di Agadez, prima la “smuggling capital”, ha a sua volta assunto il ruolo di “guardia di frontiera europea”. Negli ultimi nove anni, le persone in attesa di poter transitare verso la Libia o l’Algeria si sono ritrovate bloccate ad Agadez, costrette a vivere per mesi in condizioni di deprivazione negli accampamenti arrangiati nei “ghetti” della città. 

Da Novembre del 2023 5, però, le cose sono cambiate: la giunta militare al governo del Niger in seguito al colpo di stato del luglio 2023, ha abrogato la legge 36/2015 6. Da allora, gli arrivi e le partenze a e da Agadez hanno ripreso il ritmo. Si stima 7 che almeno 5.000 persone abbiano già attraversato la città. 

Per le persone che riescono a partire permane però il problema della difficoltà di attraversare i confini dell’Algeria e della Libia. In Algeria, in particolare, è sempre più alto il rischio di essere arrestatə e in seguito riportatə in Niger,  impossibilitatə così a proseguire il viaggio verso nord. Negli ultimi mesi è incrementato il numero di deportazioni di persone migranti dall’Algeria e con esso si è intensificata la violenza delle operazioni. 

Alarm Phone Sahara denuncia: «Tra gennaio e aprile del 2024, persone migranti residenti ad Oran, città sulla costa algerina che si affaccia verso il Mediterraneo, hanno più volte segnalato insensate incursioni da parte delle forze di sicurezza nei quartieri e nei luoghi di lavoro, spesso cantieri, frequentati da migranti».

Solitamente, le persone arrestate vengono poi ammassate in bus e camion: viaggiano per giorni attraverso il deserto fino a raggiungere il confine con il Niger e qui, derubate dei propri averi e dei propri documenti, vengono abbandonate. Lə cittadinə del Niger vengono portatə al villaggio di confine di Assamaka, dove dovrebbero ricevere assistenza da parte delle autorità nazionali, essere condottə ad Agadez e ivi accoltə in un centro dedicato. 

Ancor più critica è la situazione che riguarda lə cittadinə di paesi terzi che vengono abbandonatə dagli agenti algerini in un posto nel bel mezzo del deserto, il cosiddetto “Point zero”, a 15 km di distanza da Assamaka, verso cui devono incamminarsi pur essendo spesso  malatə, feritə e traumatizzatə.

Ad Assamaka sono attivi diversi presidi umanitari che offrono supporto alle persone vittime di deportazione ma, nonostante l’impegno di associazioni come Medici Senza Frontiere (MSF), Médecins du Monde (MdM) e Alarm Phone Sahara (APS), le condizioni disumane delle espulsioni, l’insufficiente capienza delle strutture ricettive, la scarsità di cibo e medicinali mettono in serio pericolo la vita delle persone. APS ha riportato che nei primi giorni di aprile sono stati trovati  i corpi di 4 persone morte durante o poco dopo l’espulsione.

L’appello di Alarm Phone Sahara:

«Le persone del Niger stanno già subendo un certo numero di difficoltà: da un lato, difficili condizioni di sicurezza nel paese. In aggiunta, ci sono le conseguenze socio-economiche imposte da diversi mesi di sanzioni, dalle quali il paese sta cercando di districarsi. Anche il fatto che ci sia già un buon numero di persone in movimento che si trovano attualmente in Niger, insieme a migliaia di migranti bloccati in Niger a seguito della deportazione.

A questo si aggiungono le temperature estremamente elevate durante l’ondata di caldo, aggravate dalla crisi climatica che rende difficile da sopportare la vita soprattutto nelle regioni settentrionali del paese, e l’attuale epidemia di meningite.

In queste condizioni, è particolarmente irresponsabile deportare ulteriori migliaia di persone in Niger, dove è prevedibile che saranno costrette in una condizione estremamente precaria di sofferenza.
La sola alternativa a questa situazione è un arresto totale delle operazioni di deportazione di massa dall’Algeria al Niger, in modo tale da porre fine alle violazioni dell’integrità fisica, della sicurezza e delle vite dei cittadini del Niger e dei  Paesi sub-sahariani in Algeria».

  1. Deportations of migrants from Algeria to Niger: The Algerian ambassador summoned to the Niger Ministry of Foreign Affairs in response to the many violent deportations of migrants from its territory
  2. Guarda il video
  3. Agadez: frontiera d’Europa – Asgi
  4. Nel maggio del 2015 la Repubblica del Niger approvava, a seguito delle pressioni dell’UE, la legge relativa al traffico illecito di migranti: una legge che, dalla formulazione all’attuazione, ha gravemente compromesso il diritto alla libera circolazione all’interno dell’area Ecowas e ha determinato la sistematica violazione dei diritti umani delle persone migranti nel paese, ASGI
  5. Niger’s military government repeals anti-migration law after eight years – Aljazeera (28 novembre 2023)
  6. Repeal of the “anti-migration” law 2015-036 in Niger! – APS (dicembre 2023); Agadez has begun to live again’. Migrants and smugglers are returning after Niger repealed its anti-migration law – Aljazeera (12 aprile 2024)
  7. Niger: Agadez re-emerges as migration hub to europe – AfricaNews

Anna Bonzanino

Studentessa dell’Università di Padova. Sono al secondo anno del corso di laurea in scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti umani.