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CPR di Ponte Galeria – Libero l’educatore algerino a cui è stato revocato lo status di rifugiato per presunta pericolosità sociale

Il commento della Legal Clinic Roma Tre

Foto di Beyzaa Yurtkuran - Pexels

S. B. è un educatore algerino titolare di status di rifugiato che vive e lavora in Italia da dieci anni e che il 16 maggio è stato prelevato da casa sua e portato al CPR di Ponte Galeria (Roma).
Tutto è iniziato in seguito ad alcuni suoi messaggi, in chat private, pro Palestina e Hamas, dai quali successivamente ha preso le distanze: dapprima è stato sottoposto a una perquisizione domiciliare alla ricerca di armi ed esplosivi, che non ha dato alcun esito, poi ha ricevuto la revoca dello status di rifugiato motivata con una presunta pericolosità sociale, il contenuto delle sue frasi sarebbero riferibili al fenomeno dei cosiddetti “lupi solitari” di matrice jihadista.
L’associazione A Buon Diritto ha fatto notare che “desta molte perplessità la valutazione sulla pericolosità” in quanto “nel provvedimento notificato è espressa in forma estremamente sintetica, senza citare puntualmente quali siano i comportamenti contestati”, inoltre la procedura di fronte alla Commissione Nazionale per il diritto di Asilo, “che in genere richiede un accertamento particolarmente complesso e approfondito, in questo caso si è conclusa molto rapidamente”.
Una decisione particolarmente grave alleviata perlomeno dal fatto che lunedì 20 maggio è stato liberato dal centro detentivo perché il Giudice di Pace non ha convalidato il suo trattenimento.

Il commento della Legal Clinic Roma Tre che ha seguito la vicenda

Il Giudice di Pace di Roma non ha convalidato il trattenimento di S. B. nel centro per il rimpatrio di Ponte Galeria, dove si trovava in stato di privazione della libertà da giovedì, con la seguente motivazione:

Si osserva come, nella fattispecie de qua, la Questura pone a giustificazione del trattenimento presso il CPR la mancanza di documento valido per l’espatrio e il rischio di fuga. Tale motivazione non appare plausibile atteso trattarsi di cittadino islamico che risiede in Italia da oltre 10 anni, con un lavoro stabile, una dimora stabile (agli atti contratto di locazione) incensurato”.

Le motivazioni attestano l’abnormità della misura del trattenimento in relazione alle condizioni personali di S. B., che risiede a Roma da oltre dieci anni, vivendo del proprio lavoro e disponendo di un alloggio regolare. Così come avevano denunciato le e gli avvocati, la decisione conferma l’assoluta l’illegittimità delle misure adottate nei suoi confronti, le quali non sono confortate da nessun elemento concreto che, negli atti procedimentali, possa ricondurlo a organizzazioni illecite di qualsivoglia natura né ad alcun pericolo di radicalizzazione. Si tratta di una vittoria importante ma ancora parziale poiché S. B. si è visto revocare lo status di rifugiato.

La revoca dello status di rifugiato è un atto gravissimo che non può essere in alcun modo giustificato dal generico richiamo a ragioni di sicurezza nazionale, senza che queste vengano comprovate e motivate. L’unico pericolo attuale e concreto rappresentabile in relazione al caso di S. B. è quello che il venir meno della protezione garantita dallo status di rifugiato lo esponga al rischio di espulsione e persecuzione. Le e gli avvocati che rappresentano S. B. stanno predisponendo il ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di revoca e percorreranno ogni via a tutela dei suoi diritti, che sono garantiti sia dalla Costituzione che dagli obblighi internazionali che l’Italia è chiamata a rispettare.

S. B. è stato illegittimamente privato della libertà personale, del suo diritto alla protezione, alla casa e al lavoro. Ciò nonostante, una volta rilasciato dal CPR, il primo pensiero è stato di ringraziamento per le moltissime manifestazioni di solidarietà ricevute, in primo luogo da parte degli studenti a cui ha dedicato per anni cura e professionalità come educatore di un prestigioso liceo romano.

S. B. è vittima di una giustizia razzista e xenofoba. È necessario tenere alta l’attenzione sul rischio che, nell’attuale e esacerbato clima politico, vi sia un l’utilizzo abnorme e arbitrario del criterio della sicurezza dello Stato per colpire i soggetti più fragili e esposti. Il caso di S.B. è paradigmatico di come, in questa guerra asimmetrica che si ritorce anche contro i migranti, l’espressione di dissenso verso i massacri in corso a gaza Gaza diventi l’espediente per applicare misure di repressione abnormi e illegittime.