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Disciplina transitoria del DL 20/2023: illegittimi i rigetti delle Questure sulle istanze di conversione del PdS da protezione speciale a motivi di lavoro

Decisioni dei T.A.R. Calabria, Campania e Lombardia

Le diverse sedi dei Tribunali Amministrativi Regionali si stanno pronunciando sui ricorsi contro gli illegittimi provvedimenti di rigetto emessi dalle Questure in merito alle istanze di conversione del permesso di soggiorno per protezione speciale, rilasciato prima del cd. Decreto Cutro (Dl 20/2023) anche direttamente dal Questore, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Di seguito le decisioni dei T.A.R. per la Calabria, della Campania e per la Lombardia. Si ringraziano i/le legali per le segnalazioni.


T.A.R. per la Calabria, ordinanza n. 36 del 21 marzo 2024 – Avv. Francesco Penna

Il TAR per la Calabria, Sezione Reggio Calabria, si è pronunciato, con ordinanza n. 36 del 21/03/2024, su ricorso avverso un provvedimento emesso dalla Questura di Reggio Calabria che ha dichiarato irricevibile l’istanza presentata da un cittadino senegalese volta ad ottenere la conversione del suo permesso di soggiorno rilasciato per motivi protezione speciale in motivi lavoro.

Il Tribunale Amministrativo reggino, ritenendo “sussistente il pregiudizio grave ed irreparabile dedotto a sostegno dell’invocata tutela cautelare”, ha accolto la domanda cautelare sospendendo, per l’effetto, l’efficacia del provvedimento impugnato.

Il TAR, all’interno della sua Ordinanza ha chiarito che “il provvedimento impugnato, nel disporre l’archiviazione dell’istanza del ricorrente, risulta motivato con esclusivo riferimento all’impossibilità, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 20/2023, convertito con modificazioni dalla Legge n. 50/2023, di convertire il permesso di soggiorno per protezione speciale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato;

Considerato, tuttavia, che l’art. 7 del sopra citato decreto legge ha fatto espressamente salva, con riferimento ai permessi per protezione speciale in corso di validità alla data della relativa entrata in vigore, “la facoltà di conversione del titolo di soggiorno in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, se ne ricorrono i requisiti di legge”;

Ritenuto, per questi motivi, che le censure articolate nel ricorso appaiono prima facie suscettibili di favorevole delibazione, non avendo la Questura procedente in alcun modo tenuto conto del regime dettato dall’anzidetta norma transitoria”.


T.A.R. della Campania, sentenza n. 2845 del 29 aprile 2024 – Avv. Susanna Bologna

Il Giudice amministrativo ha accolto il ricorso ritenendo che “le conclusioni cui è pervenuta la Questura non tengono conto della apposita disciplina transitoria prevista dall’art. 7 del d.l. n. 20 del 2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 50 del 2023, e in particolare del comma 3 che con riferimento ai permessi per protezione speciale già rilasciati e in corso di validità alla data di entrata in vigore della novella (6 maggio 2023) prevede che “sono rinnovati per una sola volta e con durata annuale, a decorrere dalla data di scadenza” e che “Resta ferma la facoltà di conversione del titolo di soggiorno in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, se ne ricorrono i requisiti di legge”.

Non è, inoltre, condivisibile la tesi secondo cui il permesso di soggiorno per protezione speciale di cui all’art. 32 d.lgs. n. 25/2008 sarebbe qualcosa di diverso e di non assimilabile al permesso di soggiorno ex art. 19, comma 1.1, del d.lgs. n. 286/1998. Ai sensi dell’art. 32 del d.lgs. n. 25/2008, infatti, “Nei casi in cui non accolga la domanda di protezione internazionale e ricorrano i presupposti di cui all’articolo 19, commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, la Commissione territoriale trasmette gli atti al questore per il rilascio di un permesso di soggiorno biennale che reca la dicitura “protezione speciale”, salvo che possa disporsi l’allontanamento verso uno Stato che provvede ad accordare una protezione analoga…”. Pertanto, atteso il riferimento ai presupposti di cui all’art. 19, commi 1 e 1.1, del d.lgs. n.286/1998, il permesso di soggiorno per protezione speciale di cui all’art. 32 d.lgs. n. 25/2008 non può essere considerato qualcosa di diverso e di non assimilabile al permesso di soggiorno ex art. 19 comma 1.1 del d.lgs. n.286/1998, sicché il regime transitorio di cui all’art. 7 comma 3 d.l. n. 20/2023 deve ritenersi applicabile ad entrambe le fattispecie (cfr., tra le altre, Tar Palermo, sent. n. 681 del 2024).


T.A.R. per la Lombardia, ordinanza n. 457 del 15 maggio 2024 – Avv. Rosalia Bennato

In particolare il TAR evidenzia:  “… Rilevato che in base alla speciale disposizione transitoria di cui all’art. 7, comma 3 del D.L. n. 20/2023, i permessi di soggiorno per protezione speciale rilasciati nel vigore della precedente disciplina, purché ancora in corso di validità, possono essere convertiti in permesso di soggiorno per motivi di lavoro se ne ricorrono i requisiti di legge;
Considerato che:

  • non risulta prima facie condivisibile la tesi della difesa erariale secondo cui la possibilità di conversione residuerebbe solo per i permessi di soggiorno ai sensi dell’art. 19, comma 1.1, terzo periodo, del D.Lgs. n. 286/1998 e non per i permessi rilasciati dal Questore a fini di protezione speciale ex art. 32 del D.Lgs. n. 25/2008, in quanto si tratterebbe di fattispecie differenti;
  • in senso contrario, tale ultima tipologia di permesso è comunque correlata, secondo l’espressa indicazione contenuta nell’art. 32, comma 3, del D.Lgs. n. 25/2008, alla sussistenza dei “presupposti di cui all’articolo 19, commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286” e, dunque, alle medesime condizioni sostanziali cui fa riferimento la disposizione transitoria dell’art. 7, comma 3 del N. 00720/2024 REG.RIC. D.L. n. 20/2023 (cfr. TAR Palermo, Sez. III, 7.02.2024, n.455; TAR Friuli Venezia Giulia, Sez. I, 27.02.2024, n.87; TAR Marche, Ancona, Sez.II, 13.02.2024, n.138; TAR Campania, Napoli, Sez.VI, 4.04.2024, n.663).