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In Tunisia si intensifica la repressione

Ondata di arresti e perquisizioni contro attivistə, difensorə dei diritti umani e organizzazioni locali e internazionali

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Tra il 7 e l’8 maggio, sono state arrestate diverse persone nell’ambito della più vasta repressione contro le persone africane e migranti che il presidente Kaïs Saïed sta portando avanti in Tunisia da oltre un anno.

Lunedì 6 maggio, durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, Saïed aveva dichiarato che la situazione dei migranti sollevava interrogativi su chi ci fosse realmente dietro.

In seguito a questo discorso, la magistratura ha iniziato a indagare su alcuni gruppi che aiutano le persone migranti, in un’azione che mira a metterli a tacere.

Tra gli arresti spiccano quelli di Sherifa Riahi, ex direttrice dell’organizzazione Terre d’asile Tunisie (TAT), e dell’attivista afrotunisina Saadia Mosbah, figura emblematica della lotta contro il razzismo e presidente dell’associazione M’nemty. 

Entrambe le associazioni sono impegnate nella protezione legale e nel contrasto alla discriminazione delle persone africane e/o senza documenti in Tunisia. 

Anche il presidente e il vicepresidente del Consiglio tunisino per i Rifugiati (CTR) sono stati arrestati e posti in custodia cautelare. Sono accusati di “associazione a delinquere finalizzata ad aiutare le persone ad accedere al territorio tunisino“, secondo un comunicato della Procura, poiché avrebbero proposto a diversi ostelli tunisini di ospitare persone rifugiate in Tunisia. Viene a loro contestato un uso indebito dei finanziamenti internazionali senza essersi coordinati con le autorità tunisine.  

Le perquisizioni sono state effettuate negli uffici di Mixed Migration Center, del Consiglio Norvegese per i Rifugiati (NRC), Enfants De La Lune, ADDCI (Association pour le Développement Durable et la Coopération Internationale di Zarzis) e Médecins du Monde. Questi arresti e intimidazioni rientrano perfettamente nella logica delle autorità tunisine iniziata il 21 febbraio 2023, quando il discorso razzista di Saïed contro le persone nere subsahariane – nel quale ha parlato in termini cospiratori di sostituzione etnica” – ha dato il via libera ad un ciclo di gravissime violenze

In continuità con quella narrazione, la propaganda governativa sta ora accusando di tradimento alcuni gruppi che difendono le persone subsahariane, concentrandosi sul ruolo che le organizzazioni solidali rivestono nel paese e nelle loro attività di supporto e denuncia del processo di espulsione dei migranti dai centri abitati, dal mercato del lavoro formale, e di confinamento in campi informali ai margini, in particolare della città di Sfax. E’ proprio in questa zona che le persone accampate nei campi di ulivi sono state arrestate e deportate verso i confini, mentre le loro tende sono state distrutte o bruciate. 

Ma anche nella capitale venerdì scorso ci sono stati sgomberi e deportazioni che hanno colpito centinaia di persone che erano accampate da tempo di fronte agli uffici di UNHCR e di OIM. “Almeno 300 migranti, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, donne e bambini, sono stati sgomberati con la forza“, ha dichiarato a Infomigrants Romdhane Ben Amor del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES), sottolineando che “decine di altri erano fuggiti in precedenza per paura di operazioni di deportazione“. L’FTDES ha anche raccolto testimonianze di persone che sono state deportate al confine con l’Algeria. Gli autobus scortati dalla polizia hanno portato le persone per “trasferirle al confine algerino […] Ma alcuni sono riusciti a fuggire prima di arrivare nella regione di Beja (nord-ovest), vicino all’Algeria“, ha proseguito il portavoce dell’organizzazione.

Kaïs Saïed si sente quindi forte e sa di poter calcare la mano anche per una generale accondiscendenza dai nuovi alleati europei, Italia in primis. Infatti, come hanno ricordato Refugees in Libya, Mem.Med e J&L Project nel divulgare le testimonianze dei sopravvissuti dell’ennesimo naufragio causato dalla guardia costiera tunisina, l’Europa e l’Italia stanno investendo non poche energie diplomatiche per convincere il governo tunisino a impegnarsi con sempre maggiore attenzione nella militarizzazione delle frontiere, nel blocco delle partenze e nei respingimenti delle imbarcazioni in mare. 

Giorgia Meloni si è recata già quattro volte nel paese nel quadro del Piano Mattei e nemmeno in una di queste occasioni ha parlato almeno genericamente di rispetto dei diritti umani. Anzi, Meloni ha menzionato l’importanza della comune lotta dell’Italia e della Tunisia al traffico di esseri umani, impegnandosi nel garantire un maggior sostegno economico e politico alla Tunisia. E colpire i/le difensorə dei diritti umani è un altro tassello di questa strategia. 

Per rispondere a questa nuova ondata repressiva e di criminalizzazione della solidarietà, è stato diffuso un appello alla mobilitazione e alla protesta per contrastare le politiche ingiuste dell’UE che trasformano la Tunisia in un centro di detenzione per persone in movimento e sponsorizzano le violazioni dei diritti umani: «Di fronte al perdurare delle politiche di estorsione, di militarizzazione delle coste, di trasformazione della Tunisia in una trappola per le persone migranti, di espulsione in massa verso le frontiere e di trasferimento dell’onere su gruppi vulnerabili di tunisini che subiscono le conseguenze di una crisi a cui non hanno partecipato, organizzazioni, associazioni, iniziative cittadine e attivisti interessati alle questioni migratorie invitano a protestare davanti alla sede dell’Unione europea a Tunisi giovedì 9 maggio a partire dalle ore 10.00».

Redazione

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