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Non convalida del trattenimento presso il CPR: riconosciuta la possibilità di applicare ancora l’art. 12 DPR 394/99 abrogato dal D.L. 20/2023

Giudice di Pace di Bari, ordinanza del 19 febbraio 2024

Un decreto di non convalida del trattenimento nei confronti di un cittadino albanese che veniva portato al CPR di Bari.

Il cittadino, in attesa del rilascio del permesso di soggiorno, si era visto notificare il decreto di rifiuto del permesso di soggiorno e contestualmente il decreto di espulsione e trattenimento secondo quanto previsto dal decreto Cutro. Infatti, in data 16.02.2024 il Prefetto adottava il decreto di espulsione ai sensi dell’art. 13 lett. b del D.Lgs. n. 286/98; in pari data il Questore di Brescia notificava il decreto di rifiuto del rilascio del permesso di soggiorno; in pari data il Questore di Brescia ordinava in trattenimento presso il CPR di Bari previa convalida.

Il cittadino era anche in possesso di un indirizzo certo dove essere reperibile, nonché alla prima espulsione e incensurato. Il Questore stesso nel decreto di trattenimento aveva indicato l’indirizzo di stabile dimora.

Il Giudice di Pace di Bari accogliendo le deduzioni difensive non convalidava il trattenimento ed ordinava il rilascio con la seguente motivazione: “Se da una parte è vero che il decreto Cutro consente di emettere il decreto di espulsione contestualmente al rigetto del permesso di soggiorno, è altresì vero che il prefetto ha nelle sue facoltà quella di valutare la possibilità di far decorrere i termini per l’impugnazione anche in considerazione della incensuratezza dello straniero, precisa infine che lo straniero è rintracciabile in un domicilio preciso che ha dichiarato alla pubblica autorità e che risulta riportato nella notifica degli atti oggi in valutazione”.

Il presente provvedimento è molto importante perché riconosce la possibilità di applicare ancora l’art. 12 del DPR 394/99 – abrogato dal D.L. 10 marzo 2023 n. 20 – che riconosceva il termine di 15 gg. per lasciare volontariamente il territorio ed i termini per l’impugnazione del diniego.

Il diritto di difesa è garantito dalla costituzione e non può essere disatteso da una normativa cogente che tende a comprimere i diritti fino alla privazione della libertà personale. 

Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento.