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Porajmos. In memory of the Roma and Sinti Holocaust

Un cortometraggio di Giovanni Princigalli

Frame tratto dal cortometraggio

Il 16 maggio ricorre il 60° anniversario della rivolta dei Rom e Sinti nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia contro le SS (Schutz-Staffel, la milizia speciale tedesca destinata a compiti di polizia durante il regime nazista in Germania). Pochi mesi dopo, il 2 agosto del 1944, i nazisti per vendetta sterminarono in una sola notte oltre 4.000 Rom e Sinti nelle camere a gas di Birkenau.

Definiti nomadi e asociali e categorizzati come “Zingari”, si stima che i nazifascisti in Europa ne abbiano sterminati oltre 500.000. Anche l’Italia di Mussolini fece la sua parte come ricostruisce il percorso storico “Come l’antiziganismo diventa genocidio“: “La discriminazione fascista di rom e sinti si è progressivamente radicalizzata, fino a diventare persecuzione ed internamento su base etnica e razziale. Iniziata con i respingimenti e l’allontanamento forzato di stranieri (o presunti tali) dal territorio del regno, è proseguita con la pulizia etnica e con il confino. L’11 settembre 1940 Arturo Bocchini, il capo della Polizia italiana, ordina ai prefetti del Regno d’Italia d’internare in appositi campi di concentramento le famiglie riconosciute come “zingari” “.

Per ricordare il genocidio dei Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale, definito in lingua romanì “Porrajmos” e conosciuto anche come “Samudaripen” (che significa “tutti uccisi”), il regista Giovanni Princigalli ha realizzato un breve documentario di 3 minuti usando fotografie, filmati e musiche offerte dal museo dell’Olocausto degli Stati Uniti.

Il corto Porajmos. In memory of the Roma and Sinti Holocaust viene presentato in anteprima all’International Documentary Film Festival Vienna che si svolge tra il 16 e 22 maggio, quindi in concomitanza con questo sessantesimo anniversario. La diciottesima edizione del Festival vedrà la proiezione di 47 lungometraggi e cortometraggi e un vasto programma collaterale con l’obiettivo di riflettere sul documentario quale potente strumento artistico per contribuire alla riformulazione delle prospettive. Non è un caso, quindi, che il corto sia presentato in Austria, paese che all’epoca era annesso alla Germania e che fu partecipe di tali massacri. Lo stesso Adolf Hitler nacque in Austria.

La proiezione sarà anticipata dalla visione del lungometraggio del regista, il documentario La chanson d’Aida, che narra la storia di una ragazza rom di Bari dall’età di 14 anni sino ai giorni nostri. Questo film in concorso al festival è stato presentato in anteprima lo scorso marzo al “Bif&st” – Bari International Film Festival. È dedicato a Franco Cassano che fu il direttore di tesi di laurea e il supervisore del primo documentario di Princigalli, Japigia Gagi, girato sempre nella comunità rom rumena di Bari. 

«Ci tengo molto al tema dell’Olocausto e dell’antifascismo, perché mia zia, Anna Maria Princigalli, fu ufficiale partigiana della Brigata Garibaldi “Valgrande Martire” e poi della Divisione Flaim e venne arrestata e torturata dai fascisti», spiega Giovanni Princigalli. 

«Il suo compagno – ricorda il regista – era un ufficiale dell’esercito che fu deportato in Germania perché si rifiutò di aderire alla Repubblica sociale di Salò. La madre di mia zia, ovvero mia nonna, era di origine ebraica svizzera-tedesca. Infine mio padre Giacomo da dirigente giovanile del PSI (anni 50) si è sempre occupato delle celebrazioni del 25 aprile e dell’assassinio di Matteotti. Da dirigente del PSIUP fu per ben due volte vittima di aggressioni fasciste».

L’autore

Giovanni Princigalli è un regista cinematografico e un ricercatore appassionato d’antropologia e storia. Cittadino italiano e canadese, nato Bari e residente a Montreal dal 2003 dove si è trasferito grazie ad una borsa di studio del Governo del Canada. È membro della Cinémathèque Québécoise, della SCAM Société Civile des Auteurs Multimédia e della SACD Société des Auteurs Compositeurs Dramatiques, del Centro di Ricerca CRI del dipartimento di storia dell’arte e studi cinematografici dell’Università di Montreal e del DAM Diversité Artistique Montréal.

Alcuni suoi documentari sono disponibili per la visione su OpenDDB