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Provvedimento Dublino – Confermata l’illegittimità del trasferimento perché disposto in violazione dell’obbligo di informazione

Corte di Cassazione, ordinanza n. 11000 del 23 aprile 2024

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Ph: Emanuela Zampa

La Corte di Cassazione si pronuncia su di un ricorso proposto dal Ministero dell’Interno – Unità Dublino dopo un accoglimento del Tribunale di Roma che ha ritenuto che l’amministrazione non avesse dimostrato di avere assolto ai suoi oneri informativi, in favore di un dublinante cittadino algerino (sempre difeso dalla sottoscritta) che correva il rischio di essere trasferito in Francia.

Il Tribunale di Roma, riteneva fondata la doglianza circa l’illegittimità del trasferimento perché disposto in violazione dell’obbligo di informazione preventiva, ex art. 4 Reg. Dublino III, nonché stante il mancato espletamento del colloquio personale previsto dall’art. 5 del Regolamento, considerato che, dal modello C3, redatto al fine di formalizzare la domanda di protezione internazionale, «modulo prestampato a risposta necessaria, dal titolo “colloquio personale”», non emergeva né che fossero state fornite oralmente le informazioni previste dal citato art.4 né che fosse stato consegnato allo straniero l’opuscolo informativo allegato al Regolamento UE (di cui al Regolamento di esecuzione UE n. 118/2014), essendo stato fornito un opuscolo diverso e non sovrapponibile rispetto a quello richiesto in ordine al trasferimento in base al regolamento Dublino, in quanto, al momento della formalizzazione della richiesta di protezione internazionale sorgono in capo allo Stato membro «distinti ed autonomi obblighi informativi», che attengono alla procedura di asilo di cui all’art.10 d.lgs. 25/2008, emanato in attuazione della Direttiva 2013/32/UE; inoltre, il verbale prodotto dal Ministero consisteva in un «modulo prestampato a risposta necessaria, dal titolo “colloquio personale”,… da riempire con le crocette, che non dà conto della lingua nella quale si è svolto e risulta sottoscritto dal verbalizzante, dal richiedente e da un non identificato mediatore culturale», con conseguente impossibilità di verificare il concreto rispetto delle garanzie partecipative previste dagli artt.4 e 5 del Regolamento n. 604/2013.

La Suprema Corte stabilisce il seguente principio di diritto:

«In sede di decisione su ricorso avverso la decisione di trasferimento disposta dall’Unità Dublino, dovuta a ripresa in carico del richiedente protezione internazionale da parte di altro Stato membro, gli obblighi informativi cui è tenuta l’autorità amministrativa competente, contenuti negli artt. 4 e 5 del Reg. UE n. 604 del 2013, secondo l’interpretazione conforme fornita dalla Corte di giustizia nella recente sentenza n. 228 del 30/11/2023, pur nell’unitarietà del procedimento, non possono ritenersi né assorbiti né fungibili con quelli disposti in funzione della domanda di protezione internazionale dall’art. 10 d.lgs n. 25 del 2008 ma devono avere a specifico oggetto le domande (in sede di audizione) e le informazioni espressamente specificate negli artt. 4 (diritto all’informazione, implicante l’obbligo di consegna preventiva di un opuscolo contenuto nell’allegato X al Regolamento UE, c.d. Eurodac, n. 603 del 2013) e 5 («Colloquio personale»), in quanto aventi il dichiarato obiettivo di consentire al richiedente di fornire all’autorità tutte le informazioni utili ad individuare lo Stato membro competente all’esame della sua domanda di protezione internazionale. Ove questi specifici adempimenti non risultino assolti, alla luce della audizione effettuata e delle informazioni risultanti dalle allegazioni e produzioni dell’Autorità amministrativa, onerata della prova, la decisione di trasferimento deve essere annullata».

Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento.