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Re-immaginare l’Eurafrica attraverso il pensiero di Achille Mbembe

Tesi di laurea di Maria Giuliana Lo Piccolo

Photo: Chanté Schatz / University of the Witwatersrand

Papers, una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e studi.
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Università degli Studi di Milano
Facoltà di Studi Umanistici
Corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche

Re-immaginare l’Eurafrica attraverso il pensiero di Achille Mbembe

di Maria Giuliana Lo Piccolo
(Anno accademico 2022/2023)

Introduzione

Con questo lavoro ci proponiamo di dare un contributo alle analisi dei rapporti tra Europa e Africa, due regioni del mondo la cui storia economica, politica e culturale è stata a lungo intrecciata, e continua ad esserlo tuttora. Il concetto di “Eurafrica” è la manifestazione esemplare di questo legame. Esso attraversa in modo carsico il pensiero europeo dal Novecento fino ad oggi, emergendo in alcuni momenti cruciali della storia. Obiettivo di questa tesi è indagarne l’origine, mostrarne gli aspetti ideologici e (neo)colonialisti, mettendone alla prova il significato nella condizione geopolitica attuale. Lungo tutto il corso della nostra ricerca, avremo come punto di riferimento il lavoro del filosofo, storico e politologo Achille Mbembe. Originario del Camerun, formatosi accademicamente in Francia e negli Stati Uniti, Mbembe ha fornito numerosi contributi fondamentali alla comprensione delle relazioni coloniali e postcoloniali tra Europa e Africa. Accostarci al concetto di Eurafrica attraverso le sue categorie di pensiero ci aiuterà a mettere maggiormente in luce gli esistenti rapporti di forza e di potere, ma anche a immaginare nuovi scenari possibili.

La Tesi è divisa in due parti che, in costante dialogo tra loro, riflettono le due “anime” di questo lavoro: la prima, più strettamente filosofica, in cui verrà analizzato e contestualizzato il pensiero di Achille Mbembe; la seconda, più vicina alle scienze politiche, in cui verrà presentato un quadro storico dei concetti di Eurafrica e Françafrique, al fine di indagarne il significato politico attuale e potenziale.

La prima parte è a sua volta divisa in tre capitoli. Nel primo, introdurremo la figura di Achille Mbembe a partire dalla sua biografia. Essa ci aiuterà ad essere più consapevoli del luogo a partire dal quale scrive Mbembe e dell’interesse che lo muove. Ci concentreremo, dunque, sul legame tra la sua vita e il suo modo di fare filosofia, soffermandoci sulla sua formazione intellettuale e sui suoi riferimenti principali. Cercheremo di chiarire, inoltre, cosa si intenda con “studi postcoloniali”, la corrente di pensiero nella quale si iscrive, non senza alcune problematiche, l’opera del nostro autore.

Nel secondo capitolo, ci soffermeremo su una fase degli studi di Mbembe che abbiamo identificato come pars destruens del suo lavoro. In essa, l’autore si concentra su una decostruzione della ragione coloniale e su una critica delle tecniche di controllo politico messe in atto dal potere nella società postcoloniale, non solo africana ma anche occidentale. Durante la nostra analisi, affronteremo i lavori che hanno consacrato Mbembe come uno dei maggiori teorici del postcolonialismo, basti pensare a De La Postcolonie: Essai sur l’Imagination Politique dans l’Afrique Contemporaine (2000), Necropolitics (2003) e Critique de la raison nègre (2013). Attraverso questi scritti, l’autore cerca di comprendere l’intreccio tra i meccanismi del potere politico esercitato sulle soggettività africane e il modo in cui esse vi hanno opposto resistenza. Andando oltre la rappresentazione tradizionale di un continente statico e a-storico, Mbembe ne mette in luce la dinamicità e le infinite potenzialità. Infine, prenderemo in esame anche Politiques de l’Inimitié (2016) e Brutalisme (2020), in cui l’orizzonte della riflessione di Mbembe si allarga verso l’attuale situazione europea e mondiale.

All’interno del terzo capitolo, ci concentreremo sui recentissimi Pour en Monde en Commun (2022) e La Communauté Terrestre (2023). Questa è la fase del pensiero di Mbembe che abbiamo identificato come pars construens, in quanto, nonostante non venga meno la denuncia dei rapporti di forza esistenti e delle derive del potere, l’attenzione dell’autore si sposta sulle possibili pratiche da attuare per arginare le conseguenze più disastrose della “politica dell’inimicizia”, ponendo particolare attenzione a ciò che unisce il genere umano in una situazione in cui differenze e conflitti continuano ad aumentare. È nell’elaborazione di questi temi che la teoria si fonde con la prassi, chiamando in causa il concetto di Françafrique e, quindi, di Eurafrica. Mbembe, infatti, ha deciso di collaborare col presidente francese Macron all’organizzazione del Nouveau Sommet Afrique-France tenutosi a Montpellier nell’ottobre 2021. Tra marzo e luglio 2021, Mbembe ha quindi guidato una serie di discussioni con esponenti della società civile africana e della diaspora, i cui frutti sono stati raccolti e presentati all’interno del report Les nouvelles relations Afrique-France, pubblicato poco prima dell’inizio del Sommet. Come vedremo, questa scelta ha suscitato risposte positive, ma anche molte critiche.

La seconda parte della Tesi, articolata in due capitoli, cercherà di fare un bilancio dell’iniziativa di Mbembe e Macron, avvalendosi del Sommet come caso studio per un’analisi dei rapporti tra Francia e Africa e, in una prospettiva più ampia, tra Europa e Africa. Nel primo capitolo, faremo luce sulle origini del concetto di Eurafrica e sull’uso che ne venne fatto nella prima metà del Novecento. In particolare, sottolineeremo il supporto ideologico che questo concetto diede all’impresa coloniale dei paesi europei, i quali, a cavallo tra le due guerre, si trovavano in piena crisi non solo economica, ma anche politica e morale. Parallelamente, mostreremo che il concetto di Eurafrica svolse un ruolo fondamentale, anche se oggi del tutto dimenticato, nel processo di creazione di ciò che sarebbe diventata l’Unione Europea.

Nel secondo capitolo, restringeremo il nostro campo di indagine e chiariremo la storia del concetto di Françafrique, per comprendere il contesto in cui si è svolto il Sommet di Montpellier. Infine, cercheremo di capire se ci siano stati effettivamente dei cambiamenti all’interno dei rapporti tra la Francia e le sue ex colonie. A questo scopo, analizzeremo il report redatto da Mbembe e consegnato a Macron al termine dei lavori, in cui si forniscono proposte pratiche per migliorare l’attuale stato delle relazioni tra le due parti. Questo testo risulta a nostro parere particolarmente significativo in quanto rappresenta il tentativo di un intellettuale di uscire dalla torre d’avorio dell’università e mediare tra la società civile e gli esponenti politici, tenendo presente tutte le difficoltà che ne conseguono.

Nel corso della nostra ricerca, dunque, ci chiederemo se esista un modo alternativo di immaginare le relazioni tra Africa ed Europa. Per rispondere a questa domanda, terremo conto delle riflessioni di Mbembe e le integreremo non solo con la storia dei due concetti di Eurafrica e Françafrique, ma anche con i suggerimenti provenienti da altri filosofi, in particolare Carl Schmitt, Michel Foucault ed Ernst Bloch. Tutti e tre hanno elaborato riflessioni estremamente complesse e importanti per la storia della filosofia politica, che non sarà possibile restituire adeguatamente in questa sede. Tuttavia, richiameremo alcune delle loro intuizioni, le quali hanno svolto un ruolo centrale nel pensiero di Mbembe e contribuiscono a inquadrare meglio i termini della questione.

In conclusione, speriamo che questo lavoro, oltre a far luce sul nostro passato, offra spunti di riflessione sul nostro presente ma anche, e soprattutto, sul nostro futuro, contribuendo ad arricchire almeno in parte l’odierno dibattito filosofico italiano, nel quale i temi legati all’Africa, nonostante la crescente importanza del continente, occupano un posto ancora marginale.