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Ritardi della questura nel rilascio del PdS per speciale autorizzazione del Tribunale per i minorenni: ordinata la consegna entro 30 giorni

Tribunale di Roma, ordinanza del 16 aprile 2024

Foto di Liv Bruce su Unsplash

Il caso è stato seguito dall’avv. Gennaro Santoro nell’ambito del progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare”, che tra i suoi obiettivi ha quello di garantire e migliorare l’accesso a questo diritto fondamentale che sempre più spesso è ostacolato tra prassi illegittime e tempi dilatati.
Portare a termine un ricongiungimento o una coesione familiare diventa così un percorso di attese che genera enorme frustrazione: una “violenza burocratica” di cui non si parla abbastanza e che con questo progetto vogliano raccontare in diversi modi, anche pubblicando decisioni favorevoli ottenute attraverso il contenzioso in tribunale.

Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 16 aprile 2024, ha accolto l’istanza cautelare di due coniugi albanesi che avevano ottenuto ad aprile 2023 la speciale autorizzazione, dal Tribunale per i Minorenni, a permanere sul territorio italiano nel superiore interesse del figlio minore. Nonostante la richiesta del permesso di soggiorno in forza della decisione del Tribunale, la Questura di Roma non aveva ancora rilasciato il permesso dopo un anno dalla decisione del Tribunale per i Minorenni. Il Tribunale civile è stato quindi chiamato a decidere sul risarcimento del danno subito dalla coppia e, in via cautelare, ad ordinare alla Questura l’immediato rilascio del permesso di soggiorno. Il Tribunale ha accolto la tesi difensiva ordinando alla Questura di concludere il procedimento nel più breve tempo possibile e comunque entro 30 giorni. 

La vicenda

Una giovane coppia di albanesi ha ottenuto il 4 aprile 2023 dal Tribunale per i Minorenni la speciale autorizzazione ex art. 31 D. lgs 286/98, a permanere sul territorio italiano per un periodo di due anni. Con tale decreto la coppia si è quindi presentata in Questura per ottenere il relativo permesso di soggiorno. La Questura, dopo vari rinvii, ha infine rifiutato di ricevere la domanda di rilascio del permesso per le vie brevi ed ha invitato la coppia ad inviare il kit postale. 

Il 28.10.2023 la coppia invia il kit postale ma senza ricevere appuntamento per il fotosegnalamento. La coppia invia quindi diffide individuali tramite il difensore e partecipa anche ad una diffida collettiva contro i ritardi della Questura di Roma nel definire le pratiche di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno. Tuttavia, neanche attraverso diffide individuali e  collettive riesce ad ottenere il permesso e neanche l’appuntamento per il fotosegnalamento. 

Il ricorso e l’istanza cautelare

La coppia è quindi costretta a presentare una causa per il risarcimento del danno subito dal ritardo della Questura di Roma: a causa del mancato rilascio del permesso di soggiorno, infatti, entrambi i coniugi sono stati costretti a rifiutare concrete proposte di lavoro e non hanno potuto ottenere l’assegno unico universale. Oltre alla richiesta di risarcimento viene anche richiesto in via d’urgenza di ordinare “alla Questura di Roma di rilasciare ai ricorrenti ed al figlio minore il permesso di soggiorno per motivi familiari, fissando altresì un termine certo entro cui provvedere”. Solo dopo l’iscrizione del ricorso e la notifica del decreto del Tribunale di fissazione della prima udienza, finalmente, la Questura di Roma fissa un appuntamento per i rilievi fotodattiloscopici. 

Il Ministero resistente si è quindi costituito chiedendo il rigetto del ricorso osservando che “il ritardo nella trattazione della pratica risulta riconducibile, più che a una colpevole inerzia della Questura, al blocco del provider di Poste Italiane s.p.a., a cui spetta esclusivamente la prima fase della procedura, consistente – anche e soprattutto – nella calendarizzazione degli appuntamenti”. Quanto alla domanda cautelare la Questura ha osservato che “l’invito a presentarsi nei locali della competente Amministrazione, spedito in data 04.04.2024, non può che denotare qualsivoglia profilo di periculum in mora, risultando ormai definito il relativo procedimento, con conseguente carenza di interesse”

Al contrario, la difesa della coppia, evidenziando che i procedimenti di rilascio del permesso erano soltanto iniziati con i rilievi fotodattiloscopici ha chiesto, alla prima udienza di comparizione, al Tribunale di “ordinare alla Questura di rilasciare i relativi permessi entro un termine perentorio breve, onde evitare che i ricorrenti debbano attendere a lungo l’effettivo rilascio dei permessi di soggiorno”.

La decisione del Giudice

Il Giudice ha accolto l’istanza cautelare evidenziando quanto segue: “il Tribunale dei Minorenni ha autorizzato i ricorrenti a risiedere sul territorio italiano ai sensi dell’art. 31 d. lgs. 286/98 al fine di tutelare le esigenze del figlio minore (…). La Questura resistente quindi, ricevuta la domanda di permesso di soggiorno conseguente alla pronuncia del Tribunale dei Minorenni avrebbe ben dovuto provvedere tempestivamente al rilascio domandato. E tuttavia, solo in data 4.04.2024 e quindi, in seguito alla notificazione del ricorso di parte ricorrente e a distanza di oltre cinque mesi dalla formalizzazione della domanda di permesso di soggiorno inviata tramite kit postale, l’Amministrazione resistente ha comunicato la fissazione di un appuntamento “per la definizione dell’iter amministrativo volto al rilascio del permesso di soggiorno”. Tale ultimo appuntamento dimostra invero l’avvio del procedimento per il rilascio dei permessi di soggiorno e non invece la conclusione con l’avvenuto rilascio secondo quanto prescritto dal Tribunale dei Minorenni. La Questura, infatti, nel convocare i ricorrenti non ha provveduto né a rilasciare i titoli di soggiorno domandati né quantomeno ad indicare un termine entro cui avrebbe definito la procedura… Quanto al periculum in mora, si ravvisa che la prolungata attesa dei ricorrenti sta gravemente ledendo diritti fondamentali quali l’accesso ai sistemi assistenziali e previdenziali nonché al mondo del lavoro in modo regolare. Il mancato esercizio di tali diritti da parte dei ricorrenti assume rilievo prioritario in quanto si riverbera in modo negativo sul figlio minore al quale, in contrasto con quanto affermato dal Tribunale dei Minorenni, non può essere assicurata la soddisfazione delle esigenze essenziali. Concludendo, deve essere dichiarato l’obbligo da parte della Questura di Roma di concludere nel più breve tempo possibile, in ogni caso non superiore a 30 giorni il procedimento volto al rilascio del permesso di soggiorno nei confronti dei ricorrenti.”

L’importanza della decisione cautelare ed il progetto Annick

La decisione in commento è un precedente importante perché intima alla Questura di ridurre i tempi di rilascio dei permessi di soggiorno allorquando vi sia una decisione giudiziaria che ha già stabilito il diritto di soggiorno degli interessati e a tutela del superiore interesse del figlio minore e dell’unità familiare.

La prassi di affidare al canale ordinario (invio kit postale) anche il rilascio dei permessi di soggiorno ottenuti a seguito della speciale autorizzazione riconosciuta dal Tribunale dei Minorenni deve quindi essere sostituita da un canale preferenziale che comporti il rilascio del permesso di soggiorno nel più breve tempo possibile e, comunque, entro trenta giorni dalla richiesta. In questi casi, infatti, l’accertamento della meritorietà del rilascio del permesso di soggiorno, oltre che dell’assenza di motivi ostativi al rilascio, è già stata effettuata dal Tribunale e la Questura non deve espletare alcun controllo ulteriore. Dunque, devono solo essere espletati i rilievi fotodattiloscopici e stampati i documenti. Adempimenti che, come indicato dal Giudice nella decisione in commento, possono essere ragionevolmente espletati nel termine di 30 giorni e non già nel termine lungo di 180 giorni previsto per la conclusione dei procedimenti volti al rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno ad altro titolo. 
Sarà impegno del progetto Annick, non soltanto proporre altre azioni simili (per segnalazioni si può scrivere all’indirizzo [email protected]), ma anche e soprattutto pretendere ed ottenere dalle Questure l’implementazione di un sistema più rapido di rilascio del permesso di soggiorno a seguito della speciale autorizzazione del Tribunale per i minorenni. Per consentire che il diritto all’unità familiare e l’esercizio dei diritti fondamentali (lavoro regolare e accesso ai servizi) non subisca inutili e dannosi ritardi come nel caso trattato dal Giudice in questa decisione.

  • Per richiedere consulenza legale gratuita e/o informazioni sul progetto scrivi a: [email protected] .

Annick. Per il diritto all’unità familiare” è un progetto a cura di Melting Pot ODV in collaborazione con Circolo Arci Pietralata e il supporto dei legali dell’Associazione Spazi Circolari, dedicato ad Annick Mireille Blandine.

E’ finanziato da ActionAid International Italia E.T.S e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto “THE CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment” cofinanziato dall’Unione Europea.

Il contenuto di questo articolo rappresenta l’opinione degli autori che ne sono esclusivamente responsabili. Né l’Unione europea né l’EACEA possono ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.