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Stage di Pylos: assolti i 9 naufraghi egiziani ingiustamente accusati

I veri colpevoli del mancato soccorso devono essere assicurati alla giustizia

Ph: Iasonas Apostolopoulos

Nove dei sopravvissuti del naufragio di Pylos, che sono stati ingiustamente incarcerati e accusati di essere i responsabili della strage in cui persero la vita centinaia di persone, ieri sono stati definitivamente scagionati da ogni accusa. 

La Corte d’Appello di Kalamata, composta da tre giudici, ha ritenuto gli imputati egiziani non colpevoli del reato di “traffico illegale di esseri umani” e di “ingresso illegale“, mentre si è dichiarata non competente a giudicare i reati di organizzazione criminale e di naufragio, in quanto la nave affondò in acque internazionali.

All’ascolto del verdetto, l’aula gremita di attivistə e osservatorə internazionali è esplosa in un applauso. «I 9 naufraghi accusati – è stato sottolineato – erano capri espiatori per coprire le responsabilità della Guardia costiera greca nella strage».

«Gli imputati torneranno nelle carceri in cui sono stati detenuti prima di essere finalmente rilasciati», ha dichiarato un membro del gruppo Free Pylos9. «Molto probabilmente saranno detenuti in un’altra prigione per questioni amministrative e condotti al centro di accoglienza-detenzione di Malakasa, dove presenteranno una domanda di asilo».

Il peschereccio, chiamato Adriana, affondò a 45 miglia dalla costa greca della città sud-occidentale di Pylos il 13 giugno 2023. A bordo trasportava stipate circa 750 persone, principalmente provenienti da Pakistan, Siria ed Egitto. Le autorità marittime greche e Frontex erano a conoscenza della posizione della nave e dello stato in cui si trovava. Ma, invece di attivare un’operazione di salvataggio, si limitarono ad osservare. La campagna Free Pylos9  ha spiegato con l’ausilio di inchieste e testimonianze dirette dei sopravvissuti che entrambe le agenzie hanno monitorato la nave in difficoltà per almeno un giorno intero, ma non hanno effettuato un’operazione di salvataggio come le circostanze imponevano. Sembra invece che abbiano avviato un’operazione di respingimento illegale, secondo la loro prassi abituale.

Il processo, riguardante le operazioni della Guardia costiera greca prima del naufragio, è ancora nelle fasi iniziali in un tribunale militare della Marina. «Non accetteremo nessun insabbiamento del più grande e razzista crimine di Stato!» ha ricordato l’ Open Assembly against pushbacks and border violence

«Un’ingiustizia può essere finita oggi, ma i veri colpevoli del crimine di Stato del naufragio di Pylos devono essere portati davanti alla giustizia», ha ribadito in un articolo la Civil Fleet

Anche Alarm Phone, che era stata contattata da persone a bordo dell’Adriana e aveva allertato le autorità marittime greche e di altri Paesi europei sulla posizione dell’imbarcazione diverse volte prima della tragedia, ha scritto di essere sollevata dal fatto che le accuse siano state ritirate e che i nove cittadini egiziani siano liberi. «Chiediamo la libertà di tante altre persone in movimento che rischiano di essere criminalizzate in Europa», ha dichiarato l’organizzazione di soccorso sui social media. E rivolgendosi alle autorità ha aggiunto con decisione: «Smettete di incolpare le persone in movimento per aver cercato di sfuggire alla vostra violenza. Smettete di incolpare le persone in movimento per la loro stessa morte. Fermate i respingimenti, ponete fine alla morte in mare, abbattete i confini dell’Europa».