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PH: Southwark & Lambeth Anti-Raids

Stop Rwanda Raids, Let Them Go!

Resistere al sequestro di stato in nome del piano Rwanda

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Londra – Il 25 aprile 2024, mentre in Italia e in Portogallo si celebra, per le strade e nelle piazze, la liberazione dall’orrore del regime fascista e la dittatura, in Gran Bretagna succede qualcosa che purtroppo a quei tempi bui di persecuzioni e violenze ci riporta con atroce durezza: viene approvata in versione definitiva la Safety of Rwanda (Asylum and Immigration) Bill 1 che diventa dunque legge, eludendo la sentenza della Corte Suprema del Regno Unito 2 che aveva dichiarato il piano illegale in quanto in violazione di diritti umani fondamentali.

Al cuore di questo progetto, in discussione ormai da mesi (vedi precedenti articoli di Melting Pot sul tema), vi è il piano perseguito arduamente dal governo conservatore britannico di definire il Ruanda come un “paese sicuro”, a cui delegare il compimento dei propri obblighi internazionali in quanto paese firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951.

In altre parole, l’obiettivo finale è deportare nel paese dell’Africa orientale governato da Paul Kagame, le persone che arrivano in Gran Bretagna in cerca di asilo e protezione. Ad essere colpite, come spiega il volantino divulgato dalla Coalizione Action Against Detention and Deportation (AADD) nei giorni seguenti, sono le persone arrivate nel paese a partire da gennaio 2022 e che sono ancora in attesa di sapere se la loro richiesta di protezione internazionale è considerata ammissibile o meno 3.
Coloro che saranno colpitə da questo crudele disegno non saranno autorizzate a richiedere asilo in Gran Bretagna e neppure a farvi ritorno in futuro (salvo pochissime eccezioni).

Il problema fondamentale di questa legge, come nota Nicola Palmer 4, ricercatrice presso il King’s College di Londra, non è tanto se il Ruanda sia un paese “sicuro”, una discussione che, se affrontata in questo modo, è riduttiva e assume anche un sapore coloniale, quanto piuttosto il fatto che una nozione limitata di “sicurezza” sta diventando l’unico criterio vincolante per i paesi occidentali, arricchiti da secoli di colonialismo e schiavitù, nel trasferire la propria responsabilità di offrire asilo ai paesi del cosiddetto Sud globale, spesso gli stessi che sono stati colonizzati e sfruttati per secoli, e da cui molti di questə rifugiatə storicamente provengono o sono partitə.

Questo approccio – o ’model’ of regressive ‘safe third country agreements, come nota la Palmer – non è tuttavia un qualcosa che riguarda solo la Gran Bretagna. Lanciato in modo pioneristico dall’Australia, tale modello è infatti attualmente discusso e/o in corso di implementazione in Danimarca, Austria, Germania, e, non poteva mancare, l’Italia. Più in generale, tale modello sta venendo promosso a livello europeo.

È di fatto questo approccio estremamente coloniale alle politiche migratorie e al diritto di asilo, che, come alcunə hanno notato, propone in essenza la continuazione di pratiche di contenimento e dislocazione forzata di popolazioni razzializzate attraverso gli imperi coloniali, che deve essere contestato politicamente a livello transnazionale. Bisogna, in altre parole, lottare contro la progressiva morte dell’asilo 5.

Ma torniamo alla Gran Bretagna e all’ultima settimana di aprile. Il 28 aprile viene pubblicata sul Guardian la notizia 6 che l’Home Office ha pianificato un’operazione della durata di due settimane per detenere le persone a rischio di essere poi deportate in Ruanda. Non a caso, il giovedì seguente ci sono elezioni locali in Inghilterra e il partito Conservatore attualmente guidato da Rishi Sunak sa che ha perso molto terreno rispetto ai Laburisti e che deve quindi spingere il piede sull’acceleratore se non vuole rischiare di restare indietro del tutto (i risultati elettorali confermeranno questo dato, registrando per i Tories il peggior risultato elettorale degli ultimi quaranta anni).

L’operazione di “sequestro di Stato” lanciata in nome del piano Ruanda ha allora un chiaro sapore di propaganda elettorale, come confermato anche dai video che sono pubblicati nei giorni seguenti (incluso il giorno delle elezioni) dai social media dello stesso Home Office, che celebrano le prime detenzioni. Video che fanno raccapricciare la pelle e ritornare ai tempi del regime fascista, che cercano di normalizzare l’innormalizzabile. Ma il governo probabilmente non si aspettava una tale risposta dal basso alle sue politiche della crudeltà.

PH: Asylum Aid

Da domenica infatti, appena l’articolo del Guardian viene pubblicato e inizia a diventare virale, i telefoni non smettono di suonare e le chat impazziscono. Nessunə sembra parlare di altro e subito vengono organizzate le prime riunioni di coordinamento, per discutere di come rispondere al meglio. Ha inizio una resistenza dal basso, capillare, diffusa sui territori e plurale nella sua capacità di accogliere qualunque contributo, da chiunque. Non si uniscono a queste discussioni solo lə attivistə da sempre impegnatə in questa lotta contro la violenza dei regimi di confinamento, ma persone di ogni età e provenienza, persone indignate e che hanno deciso che non possono lasciare che questo ennesimo piano dell’annichilimento passi incontestato.

Siamo tantə, spaventatə e confusə, ma anche emozionatə nel vedere che non siamo solə – che un movimento dal basso esiste e che è pronto a lottare per lə propriə famiglie, amicə, vicinə e compagnə.

Da subito si cerca di individuare quali saranno i target principali, si prova a “pensare come lo stato” per capire come meglio rispondere. Dove concentrare le forze. Si sa poco, non è ancora chiaro a nessunə come questa legge, e il progetto più generale che la sottende, sarà implementato e vari gruppi organizzano formazioni per condividere informazioni, conoscenze e idee.

In moltə ritengono che il piano del governo faccia acqua e sia di fatto impraticabile, a causa di barriere pratiche e delle contestazioni legali che certamente seguiranno (tra queste anche un ricorso giudiziario 7 da parte del FDA, il sindacato dei funzionari pubblici che include personale dell’Home Office che dovrebbe implementare questa politica).

Inoltre, come notato da Right to Remain 8, alcune parti dell’Illegal Immigration Act, l’altra orribile legislazione introdotta nel luglio 2023 su cui la realizzazione del piano Ruanda in parte si appoggia, non sono ancora implementate. La compagnia aerea che potrebbe operare questi voli di deportazione è la Air Tanker, ma anche su questo non ci sono certezze 9.

Vengono lanciate petizioni, lettere aperte, e proteste/eventi di solidarietà. Iniziano da lunedì  anche i presidi ai cosiddetti “immigration reporting centres10, luoghi dove le persone in attesa di legalizzazione, incluse coloro che hanno presentato una richiesta di asilo ma sono ancora in attesa della risposta o hanno fatto ricorso in caso di diniego, sono costrette a recarsi per dimostrare che non hanno lasciato il territorio.

Illustrazione: Right to Remain

Alcuni gruppi si dislocano anche presso i vari hotels e le strutture usate per alloggiare le persone in cerca di rifugio. Sono soprattutto gli immigration reporting centres di Londra  a essere presidiati dai gruppi di attivistə, ad esempio Lunar House nella parte sud di Londra, principale struttura dell’Home Office, e Eaton House nella parte ovest della capitale.

Lə attivistə che partecipano portano con sé volantini contenenti informazioni cruciali da distribuire alle persone, cercando di individuare e proteggere coloro che sono a rischio elevato di detenzione e deportazione senza tuttavia terrorizzare ulteriormente le comunità. Fin dal momento in cui la notizia della legge e del piano di sequestro di Stato è diventata pubblica, molte persone hanno infatti iniziato a sparire e hanno smesso di contattare persino le organizzazioni che offrono supporto.

Come dichiarato da Enver Solomon, il direttore generale di Refugee Council: «La mossa del governo di detenere le persone sta causando paura, angoscia e grande ansia tra uomini, donne e bambini che sono fuggiti dalla guerra e dalla persecuzione per raggiungere la sicurezza nel Regno Unito. I bambini hanno inviato messaggi al nostro personale terrorizzati dal fatto che il loro status come minori sia contestato [dal governo] e possa metterli a rischio di essere deportati in Ruanda. Abbiamo anche osservato un peggioramento della salute mentale e del benessere delle persone con cui lavoriamo nel sistema di asilo».

AADD prepara un documento con indicazioni per tuttə coloro che si stanno recando agli immigration reporting centres, con linee guida su come comportarsi: la parola d’ordine è proteggersi mutualmente, condividere informazioni e contatti di legali e gruppi che possono aiutare in caso di detenzione e minaccia di deportazione, osservare e documentare cosa sta accadendo sui territori, e, infine, contrastare come possibile ogni tentativo di sequestro di stato da parte dell’Home Office. Altri gruppi preparano materiali su come comportarsi in caso di immigration raids.

Come prevedibile, purtroppo, le prime detenzioni non tardano ad arrivare, ma iniziano anche le prime azioni di resistenza collettiva. Essendo cruciale la presenza sul campo, vengono lanciati appelli sui social media e nelle varie chat affinché le persone solidali si rechino nei luoghi cruciali di resistenza per sostenere gli sforzi coraggiosi di chi sta lì, spesso venendo espostə anche a violenza da parte della polizia. In alcuni casi, specialmente nelle ore notturne, la resistenza viene rotta e le persone detenute in quanto non si riesce a mantenere numeri sufficienti per far fronte al crescente numero di forze dell’ordine dispiegate.

In questo clima generale, di paura, rabbia, ma anche tanto coraggio e solidarietà, la mattina del giovedì 2 maggio iniziano a circolare appelli per richiamare presenza in Peckham, nella zona sud-est di Londra, dove già un centinaio di persone sono raccolte per bloccare un tentativo di sequestro di massa in corso.

Quello che accade ricorda la potenza della solidarietà a cui già si era assistito in Scozia, a Glasgow e Edimburgo, così come in altre zone del paese, inclusa la capitale.

Un autobus della Grange Travel vorrebbe portare le persone dall’hotel alla infame Bibby Stockholm, la nave prigione ormeggiata nel porto di Portland usata dal governo di Sunak per sequestrare le persone in cerca di rifugio. Lə attivistə però non sono d’accordo. Si siedono per strada e attorno al bus, bloccando così qualunque operazione. Qualcunə buca anche i pneumatici del pullman, mentre la compagnia di bus viene inondata di chiamate e messaggi sui social media, al punto che il suo account twitter smette di funzionare. Dopo questa azione di resistenza durata per ore e che ha visto anche scontri tra polizia, manifestanti e personale del pullman, sono stati arrestati 45 persone tra attivistə e solidali. La protesta ha tuttavia raggiunto i suoi obiettivi, almeno temporaneamente (il video su The Guardian).

Quando il pullman è finalmente riuscito a partire, sette ore dopo il suo arrivo, non c’erano richiedenti asilo a bordo. Tuttavia l’impegno per attivistə e solidali non è finito lì.

Per ore le persone sono rimaste davanti alle quattro stazioni di polizia dove chi è statə arrestatə per questa o altre azioni di resistenza in corso quel giorno sono state condotte – Croydon, Wood Green, Brixton, Walworth, Islington e Lewisham – in attesa di avere notizie dellə loro compagnə e del loro rilascio. I turni sono durati tutta la notte mentre altrə solidali coordinavano a distanza e scambiavano informazioni, sotto il motto: «Non è finita finché non siamo tuttə liberə e al sicuro». Alcuni dellə arrestatə sono stati portati in carcere.

Il primo volo di deportazione per Kigali, capitale del Ruanda dove tutto sembra pronto in attesa delle prime persone, è previsto, secondo recenti dichiarazioni, per l’1 luglio 11. Tuttavia ci si aspetta che le detenzioni aumenteranno nelle prossime settimane a un ritmo sostenuto. “Non c’è posto dove nascondersi“, proclamava vilmente un titolo del Sun di qualche giorno fa.

In detenzione, da quanto sappiamo, alle decine di persone sequestrate violentemente dalle loro comunità sta venendo consegnato un inquietante opuscolo promozionale, di circa 17 pagine, dal titolo “I’m being relocated to Rwanda. What does it mean to me?12. Molte persone in cerca di rifugio, per evitare detenzioni e deportazioni, stanno anche cercando di fuggire nella vicina Irlanda, per proteggersi dalla violenza del governo Sunak (il governo Irlandese ha già iniziato a reagire e minacciare deportazioni forzate in Gran Bretagna, con segnali di rischio di una crisi tra i due paesi). Ad altre persone stanno venendo offerti fino a 3.000 sterline purché accettino di andare in Ruanda, nell’ambito di un nuovo schema 13 lanciato dal governo  in questi giorni. 

Sappiamo che i prossimi tempi saranno molto duri, ma siamo prontə a questo. Certə che siamo dalla parte giusta della storia. Vorrei concludere con le parole condivise dallə attivistə di Right to Remain in un recente incontro online

«These two weeks and the next few weeks will be scary, but this won’t stop there. Build on this moment, build courage, build networks, and get ready for the next few months of standing in solidarity with our friends and family who are directly impacted by the Rwanda initiative, and the Hostile Environment more broadly».

  1. Il testo della legge
  2. Court rules UK plan to send migrants to Rwanda unlawful, Aljazeera (15 novembre 2023)
  3. Per maggiori dettagli sui gruppi considerati particolarmente a rischio consultare le linee guida del governo, aggiornate il 29 aprile, e il documento in versione semplificata e a fini divulgativi prodotto dal Joint Council for the Welfare of Migrants)
  4. After the Safety of Rwanda (Asylum and Immigration) Bill, Nicola Palmer (26 aprile 2024)
  5. The Death of Asylum, Alison Mountz (2020)
  6. Home Office to detain asylum seekers across UK in shock Rwanda operation, Severin Carrell, Rajeev Syal and Aletha Adu – The Guardian (28 aprile 2024)
  7. FDA launches judicial review of the Safety of Rwanda Act as “cowardly, reckless” government ignores legal conflicts for civil servants (1 maggio 2024)
  8. The Illegal Migration Act: Latest updates (12 febbraio 2024)
  9. UK government in talks with charter airline over Rwanda deportation flights, The Guardian (12 aprile 2024)
  10. La pagina governativa su questi centri
  11. First Rwanda deportation flight could take off on July 1, Telegraph (4 maggio 2024)
  12. Un documento governativo spiega cosa significa essere deportati in Ruanda
  13. Migrants to be paid thousands to move to Rwanda under new scheme, The Times (12 marzo 2024)

Francesca Esposito

Sono un’educatrice,ricercatrice e attivista. Mi occupo da molti anni di detenzione amministrativa e regimi di confinamento e ho curato con Emilio Caja e Giacomo Mattiello “Corpi reclusi in attesa di espulsione: la detenzione amministrativa in Europa al tempo della sindemia” (2022, SEB27)