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Strage di Pylos: dopo l’assoluzione dei 9 superstiti egiziani parlano gli avvocati

«Lo Stato greco insiste nel trattarli con crudeltà e disumanità»

Il 21 maggio, la Corte d’Appello di Kalamata ha ritenuto i 9 imputati egiziani non colpevoli del reato di “traffico illegale di esseri umani” e di “ingresso illegale“, mentre si è dichiarata non competente a giudicare i reati di organizzazione criminale e di naufragio, in quanto la nave affondò in acque internazionali. Gli avvocati difensori nei giorni successivi hanno rilasciato questa dichiarazione 1.

I nostri assistiti, nove sopravvissuti al naufragio al largo di Pylos, sono stati ingiustamente detenuti per undici mesi nelle carceri, accusati di gravi reati e stigmatizzati dai media tradizionali che, fin dal primo momento, non solo non hanno rispettato la presunzione di innocenza, ma hanno anche pubblicato foto che li ritraevano perfino dall’interno dell’ospedale, con l’obiettivo di disorientare l’opinione pubblica e coprire le vere ragioni del naufragio mortale. Inoltre, l’obiettivo era quello di servire la narrazione della repressione dei responsabili dell’immigrazione irregolare e dei naufragi che avvengono nell’area di Ricerca e Soccorso (SAR) greca. 

Sembra che l’assoluzione dei nostri assistiti da parte della Corte d’Appello penale, composta da tre giudici, non sia funzionale agli obiettivi sopracitati. Per questo motivo, lo Stato greco, invece di rimediare all’ingiusta e prolungata privazione della loro libertà, fornendo supporto psicologico e tutti i mezzi necessari per il loro ritorno agevole a una vita libera e alla loro integrazione nella società, insiste nel trattarli con crudeltà e disumanità.

Invece di essere rilasciati, sono detenuti amministrativamente! 

Da undici mesi osserviamo come le vittime di questo naufragio, come i nove che sono ora detenuti amministrativamente, siano costantemente rivittimizzate, sia a causa della loro ingiusta detenzione preventiva, sia per la loro detenzione amministrativa iniqua e vendicativa. 

La decisione di imporre la detenzione amministrativa ai nostri clienti è in diretta contraddizione con la legislazione greca e con il diritto dell’UE, poiché non sono soddisfatti né i requisiti formali né quelli sostanziali per la sua imposizione. La decisione di detenzione non ha alcuna base legale, è imposta in modo del tutto arbitrario e abusivo, e i nostri assistiti dovrebbero essere trattati alla pari degli altri sopravvissuti al naufragio, un gruppo di persone vulnerabili secondo la legislazione vigente, la cui detenzione le autorità non hanno nemmeno preso in considerazione, al di là dei primi giorni. La domanda di protezione internazionale dei nove è già stata registrata e non c’è alcuna ragione, né formale né sostanziale, per la loro detenzione. 

Alla luce di quanto sopra, e in conformità con le decisioni dei tribunali greci, chiediamo che:

  • Il Ministero della Protezione Civile garantisca che le autorità di polizia competenti si astengano da arresti arbitrari e revochino le decisioni illegali adottate in merito alla loro detenzione amministrativa.
  • Il Ministero della Migrazione e dell’Asilo garantisca l’applicazione del diritto nazionale e dell’UE e che i nostri assistiti godano dei diritti previsti dalla legislazione in materia, tra cui il diritto di risiedere legalmente durante l’esame della domanda, l’accesso alle misure di accoglienza e la protezione dalla detenzione arbitraria. 
  • L’UNHCR non permetta alle autorità greche di esporre i nostri assistiti, che hanno richiesto protezione nel Paese, a gravi violazioni dei diritti fondamentali e ad essere soggetti all’ennesima pratica di detenzione arbitraria.     
  • L’Autorità indipendente del Mediatore intervenga nell’ambito delle sue competenze e garantisca loro l’applicazione della legislazione vigente da parte delle autorità competenti. 

Chiediamo il rilascio dalla detenzione dei nove sopravvissuti al naufragio. 

  1. Traduzione a cura di Gaia Facchini.