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Crocevia Mediterraneo: 3° episodio (stagione II)

DL Cutro: un decreto all’insegna di una tragedia che non ci ha insegnato nulla

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di Davide Aimi

In questa puntata, che si colloca in continuità con la precedente, noi dell’equipe di terra riflettiamo sui fatti di Cutro, sul Decreto-legge approvato in conseguenza dell’accaduto e sull’impatto che le sue disposizioni stanno avendo sul diritto di asilo e sul sistema dell’accoglienza.

Sabato 25 febbraio 2023, alle ore 22:26, l’aereo Eagle1 di Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) intercetta a 40 miglia dalle coste italiane il caicco Summer Love (salpato tre giorni prima dalla Turchia) e lo segue per circa mezz’ora, quando rientra a causa della bassa riserva di carburante. Alle 23:03 Frontex segnala al Centro di coordinamento internazionale (situato all’interno del Comando aeronavale della Guardia di Finanza a Pratica di Mare) l’esatta posizione della Summer Love, la probabile presenza di molte persone a bordo e le condizioni di navigazione, comunicando una “buona galleggiabilità” del natante; quest’ultima informazione spinge le autorità italiane a non impiegare la Guardia Costiera nell’ambito di un’operazione Search and Rescue.

Per intercettare il caicco viene invece attivata la Guardia di Finanza, allo scopo di fermare un probabile tentativo di immigrazione irregolare. Le due navi inviate però sono costrette a rientrare in porto senza aver raggiunto l’obiettivo a causa di condizioni metereologiche avverse (mare forza 4), condizioni che però non vengono ritenute sufficienti per giustificare l’intervento delle più adatte e meglio equipaggiate imbarcazioni della Guardia Costiera.

Questa catena di eventi, fatta di comunicazioni non sempre chiare tra Frontex e autorità competenti, ritardo nell’invio dei soccorsi e mancato coordinamento tra GdF e Guardia Costiera, porta a un disastroso epilogo: intorno alle ore 4:30 di domenica 26 febbraio il caicco si spezza in una secca a soli 150 metri dalle coste di Steccato di Cutro.

Il bilancio delle vittime è drammatico e cresce di giorno in giorno (si arriverà a 94 accertate); si parla del secondo naufragio più letale della recente storia italiana (dopo quello del 3 ottobre 2013 a Lampedusa) e si tenta di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti per fare chiarezza sull’accaduto. La procura della Repubblica di Crotone apre un’indagine (non ancora conclusa) per accertare eventuali responsabilità nel tardivo soccorso.

La reazione del Governo non si fa attendere: a pochi giorni dal naufragio il ministro dell’Interno Piantedosi difende l’operato della Guardia di Finanza, sostenendo che la responsabilità della tragedia sia da attribuire agli “scafisti senza scrupoli” e affermando che “la disperazione non giustifica i viaggi che mettono in pericolo i figli”. Il 9 marzo il Presidente del Consiglio Meloni convoca proprio a Cutro un Consiglio dei ministri, in occasione del quale viene approvato un nuovo Decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare.

Nel comunicato stampa relativo al Consiglio si legge che “Le nuove norme rafforzano gli strumenti di contrasto ai flussi migratori illegali e all’azione delle reti criminali che operano la tratta di esseri umani”, mentre nella conferenza stampa successiva alla riunione la premier sostiene che “Piantedosi non poteva fare di più. È un decreto contro la tratta degli esseri umani. Andremo a cercare gli scafisti in tutto il mondo, per loro pene fino a 30 anni”.

Il nuovo decreto, denominato simbolicamente “Cutro”, dovrebbe quindi contenere, seguendo la narrazione governativa, disposizioni volte ad evitare il ripetersi di tali tragici eventi, a prevenire altre morti in mare grazie alla previsione di pene più dure per gli “scafisti”. Ciò che però il decreto sembra parallelamente prevenire, o perlomeno disincentivare, sono la presentazione delle domande d’asilo e l’integrazione dello straniero nel tessuto sociale del Paese. Questo obiettivo viene perseguito ad esempio con l’ampliamento dei casi in cui è possibile applicare la procedura accelerata all’esame della domanda d’asilo, modalità nella quale sono insiti i rischi di una valutazione sommaria della situazione del richiedente e di un pregiudizio per tutte quelle garanzie poste a sua tutela.

Problematica è anche la previsione, contestualmente all’impiego della procedura accelerata, di limitazioni della libertà personale che appaiono difficilmente compatibili con i nostri principi costituzionali (su tutti l’art.13 Cost.) e con il diritto dell’Unione europea. Di questo parere sembrano essere anche i primi giudici che si sono pronunciati in materia: i tribunali di Catania e di Firenze hanno infatti disapplicato il Decreto Cutro ritenendolo in contrasto con il diritto dell’Unione europea.

L’immagine che emerge dalla nostra analisi è quella di una frontiera che da un lato si allarga (a causa delle ampie “zone di frontiera o di transito” individuate dal Ministero dell’Interno nel 2019), trascendendo il concetto di confine geografico, dall’altro risulta potenzialmente in grado di trattenere un numero sempre maggiore di richiedenti, limitando i loro contatti con l’esterno ed escludendoli di fatto dalla società civile.

Una testimonianza delle effettive ripercussioni del Decreto Cutro sul sistema dell’accoglienza ci viene offerta dai professionisti di questo settore. Sono infatti varie le associazioni che prestano i loro servizi sul territorio del Paese, cercando di gestire l’accoglienza e di offrire assistenza legale, informando i migranti dei loro diritti e accompagnandoli lungo quel tortuoso iter finalizzato all’ottenimento della protezione internazionale. Operano in realtà quali CPR, gli hotspot o le altre “strutture analoghe” nate come conseguenza indiretta delle disposizioni contenute nel decreto. Un esempio di tali strutture è rappresentato dal centro di Martorano, in provincia di Parma.

Si tratta di uno stabilimento industriale dismesso, non lontano dalla città, divenuto oggi il luogo in cui vivono centinaia di migranti in attesa di una collocazione; a tentare di fornire assistenza alle persone del centro troviamo Ciac Onlus, associazione attiva sul territorio parmense e che da anni aiuta, tutela e accoglie i richiedenti asilo, cercando parallelamente di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo il tema dell’immigrazione. Ascoltando (dalle voci dei responsabili dell’area legale e del progetto SAI Parma) le difficoltà che gli operatori incontrano quotidianamente nella loro attività, sorgono spontanee alcune domande: ci chiediamo se sia accoglienza quella che viene praticata nei campi e nei container, nonché quali siano le condizioni che gli attori sociali da anni impegnati in questo settore sono disposti ad accettare per portare avanti il loro mandato.

Il rumore della sirena di una nave interrompe i nostri pensieri. È il momento di consegnare le nostre riflessioni agli ascoltatori e all’equipaggio della Tanimar, ormai giunto sulle coste tunisine.

Il podcast è a cura di Jacopo Anderlini, Anna Benvegnù, Vincenza Pellegrino.

La redazione è composta da: Davide Aimi, Maria Basile, Simona Coduti, Marzia Ena, Dorra Frihi, Sara Musimeci.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Parma è composto da Guglielmo Agolino, Jacopo Anderlini, Luca Giliberti, Vincenza Pellegrino, Veronica Valenti.

La canzone “Menzu lu mari” è di Davide Cangelosi, le musiche sono di Simone Arduini, l’illustrazione grafica è di Mistinguett.

Con la collaborazione di Ciac Onlus, Migrantour e Arte Migrante Parma.
Si ringrazia il responsabile dell’area legale di Ciac.

Il podcast è finanziato dal Progetto MOBS (Mobilities, solidarieties and imaginaries across the borders / Prin 2020) a cui partecipano equipe di ricerca dell’Università di Genova, Università Milano Statale, Università di Padova, Università di Napoli l’Orientale.