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Decreto Flussi – Non è questione di solo illeciti ma di completa inadeguatezza del sistema

La campagna Ero Straniero risponde alle dichiarazioni della Presidente Meloni sulla base dei dati del suo ultimo dossier

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La campagna Ero straniero, sulla scorta delle dichiarazioni in Consiglio dei ministri dei giorni scorsi della Presidente Meloni che ha annunciato un esposto alla Procura Antimafia, chiedendo di vigilare sulle possibili infiltrazioni criminali nelle procedure di ingresso, torna su alcune delle evidenze emerse nel dossier che ha presentato il 30 maggio sulle criticità del decreto flussi.

Il dossier “I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità” è infatti la fotografia degli anni 2023 (decreto flussi del dicembre 2022) e 2022 (decreto flussi del dicembre 2021), e prosegue il costante lavoro di monitoraggio del sistema per l’ingresso di lavoratori e lavoratrici dall’estero. Tutti i dati sugli esiti dei decreti flussi sono ottenuti tramite accesso civico ai ministeri dell’interno, degli affari esteri e del lavoro e politiche sociali, e sono la base su cui poggia l’analisi della campagna 1.

«Alla base del fallimento dell’attuale sistema di ingresso per lavoro – scrive Ero Straniero – al di là di prassi illegali che certamente, e non da ora, esistono, ci sono limiti e difficoltà delle amministrazioni coinvolte nella procedura, in tutto il territorio nazionale. Sono cause che si trascinano da tempo, su cui il governo può e ha il dovere di intervenire in quanto direttamente responsabile». 

«Da un lato – prosegue la campagna – è vero che ci sono datori di lavoro inesistenti e truffe ai danni di lavoratrici e lavoratori, fenomeno noto su cui si indaga da tempo in diverse procure. E se davvero il sospetto è che si tratti di criminalità organizzata, è necessario andare fino in fondo, appurare le responsabilità e intervenire a tutela delle persone vittime di tali reati e prassi illecite.
Ma vi sono anche alcune dinamiche distorsive che si insinuano nelle maglie della procedura: può succedere che, come testimoniano lavoratori e lavoratrici, patronati e associazioni di tutela, venga meno la disponibilità all’assunzione da parte del datore di lavoro quando la persona straniera è già giunta in Italia, spesso perché l’ingresso è avvenuto con tempi troppo lunghi rispetto alle esigenze dell’azienda. O, peggio, essendo possibile lavorare anche solo con il nulla osta in attesa di essere convocati per la conclusione della procedura presso le prefetture, accade che il datore si avvalga della prestazione del lavoratore finché lo ritiene utile e successivamente si rifiuti di formalizzare il rapporto. Paradossalmente, la recente semplificazione che ha consentito di svolgere l’attività lavorativa con il solo nulla osta ha ulteriormente avallato tali dinamiche pericolose: il risultato è che si rimane senza documenti, in una condizione di irregolarità, estrema precarietà e ad altissimo rischio di sfruttamento. L’esistenza di comportamenti illeciti e prassi illegittime è solo uno dei problemi, non l’unico, come ora si vuole far credere».

Insomma troppo facile per Meloni puntare il dito genericamente sulla criminalità e non mettere in discussione dalle fondamenta un sistema che non funziona praticamente da sempre, come sottolinea l’avv. Francesco Mason di ASGI su Fanpage: «Attaccare la criminalità organizzata è il modo più semplice per de-responsabilizzarsi. Il sistema attuale disincentiva le domande dei datori di lavoro onesti e concentra 100 mila domande in un giorno solo: è normale che poi molte di queste sfuggano ai controlli».

«Con la normativa attuale – ricorda Ero Straniero – può entrare in Italia per motivi di lavoro solo chi è già in possesso di un contratto ed esclusivamente nell’ambito delle quote e dei settori lavorativi identificati dal decreto flussi: con il sistema “a chiamata” in vigore, infatti, il datore di lavoro deve far arrivare dall’estero già con un impegno all’assunzione il lavoratore o la lavoratrice, anche se – presumibilmente – non li ha mai visti. Per di più, il datore di lavoro non può “chiamare” un lavoratore o una lavoratrice dall’estero in qualsiasi momento dell’anno, sulla base dei concreti bisogni dell’azienda, né può impiegarlo in un settore lavorativo a sua scelta, ma deve rispettare tempistiche molto restrittive e limitarsi ai settori esplicitati all’interno del decreto flussi. Non c’è modo, poi, di assumere e mettere in regola una persona già presente in Italia ma senza documenti, con cui magari si ha già un rapporto di lavoro informale o destinataria di una nuova offerta di lavoro. Si tratta di un sistema tortuoso e inefficace che, a vent’anni dalla sua introduzione, deve essere superato perché continua a creare e alimentare irregolarità e lavoro nero e non è in grado di soddisfare le richieste del mondo produttivo e della nostra società».

Del resto dei modi per evitare tutto ciò e per non “interessarsi” al tema solo qualche giorno prima di un’elezione ci sarebbero: la campagna ha proposto innumerevoli volte modifiche per riformare un sistema rigido ed inefficace che permette solo a pochissimi lavoratori e lavoratrici di portare a termine l’intera procedura senza finire nel limbo dell’irregolarità.

I dati principali del dossier di Ero Straniero

Nel 2023 le domande di ingresso per lavoro sono 6 volte di più rispetto alle quote fissate dal governo e solo il 23,52% delle quote si è trasformato in permessi di soggiorno e impieghi stabili e regolari. Nel 2022, il tasso è stato del 35,32%, ma rispetto a un numero di quote inferiore. 

Un sistema, che nonostante siano state introdotte procedure semplificate, si rivela ancora chiaramente come un sistema rigido e farraginoso, che non solo continua a essere insufficiente rispetto alle richieste del mondo produttivo, ma conserva storture e criticità profonde che finiscono per creare irregolarità e precarietà.

I numeri reali di chi riesce a entrare in Italia 

Nel 2023 le domande pervenute nei click day sono 6 volte più numerose delle quote di ingressi stabilite: 462.422 istanze inviate a fronte di 82.705 posti disponibili. Per l’anno 2022 le domande invece erano state 209.839, più del triplo delle quote messe a disposizione (69.700). Le decine di migliaia di domande extra-quota corrispondono ad altrettante lavoratrici e lavoratori che sarebbero entrati in Italia regolarmente, in sicurezza, e che non hanno nessun altro modo per venire a lavorare nel nostro paese. 

Nel passaggio successivo alla domanda, il rilascio del nulla osta all’ingresso, si evince dai dati che migliaia di quote non vengono utilizzate. Nel 2022 i nulla osta rilasciati sono solo 55.084 a fronte di 69.700 quote disponibili (il 79,03%). 

Il terzo passaggio è il rilascio dei visti per l’ingresso da parte delle rappresentanze italiane nei paesi di origine. Dai dati del ministero degli affari esteri emerge che al 31 gennaio 2024, rispetto ai 74.105 ingressi previsti per l’anno 2023, risultavano 57.967 visti rilasciati e 10.718 visti rifiutati. Sappiamo, inoltre, che delle 57.967 persone che hanno ottenuto il visto, a quella stessa data, 38.926 (e cioè il 67,15%) risultavano ancora nello step “attesa convocazione”: il meccanismo qui, chiaramente, si inceppa. Tra l’altro, rispetto alle quote 2022 (stabilite dal decreto flussi 2021) ci sono ancora oltre 2.300 visti pendenti, a confermare una pesante dilatazione dei tempi – ben oltre i limiti di legge – per questo passaggio della procedura.

Ma il vero dato allarmante che la campagna svela, si registra nel passaggio successivo e riguarda la finalizzazione della procedura, con l’assunzione e il rilascio dei documenti: se guardiamo al rapporto tra le quote fissate nei click day del marzo 2023 e i contratti di soggiorno effettivamente sottoscritti, a fronte di 74.105 posti disponibili (su 82.705 quote complessive, che includono le conversioni), solo 17.435 sono state le domande finalizzate con la sottoscrizione del contratto e la richiesta di permesso di soggiorno per lavoro, il 23,5%

Rispetto alla procedura per l’ingresso per il 2022, il tasso è un po’ più alto ed è del 35,2% ma rispetto a un numero di quote inferioresu 42.000 posti per il canale stagionale, il tasso di successo è poco sopra al 36% (15.215 contratti sottoscritti), mentre, a fronte di 20.000 ingressi non stagionali, il tasso di successo del relativo canale è del 33,4% (6.688 contratti sottoscritti). Solo una piccola parte di lavoratrici e lavoratori che entrano in Italia con il decreto flussi riesce a stabilizzare la propria posizione lavorativa e giuridica, ottenendo lavoro e documenti.

Che fine fa il resto delle persone? E’ destinato a scivolare in una condizione di irregolarità e quindi di estrema precarietà e ricattabilitàUn paradosso drammatico per un sistema che dovrebbe garantire l’ingresso legale di manodopera e contribuire alla crescita al paese

Di fronte a questo quadro estremamente preoccupante, uno strumento per evitare che un numero consistente di persone diventi irregolare c’è già, visto che la legge prevede che, in caso di indisponibilità all’assunzione da parte del datore di lavoro, al lavoratore venga concesso un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Tuttavia, dai dati emerge che solo 309 permessi per attesa occupazione siano stati rilasciati rispetto agli ingressi stabiliti per il 2022, mentre per il 2023, ne risultano 84 (fino a gennaio 2024): sono interventi del tutto insufficienti rispetto alle decine di migliaia di persone che avrebbero necessità di poter rimanere legalmente in Italia e cercare un nuovo lavoro. Perché tanta rigidità nel ricorso a uno strumento che ridurrebbe significativamente irregolarità, precarietà e lavoro nero?

Due gli elementi positivi, che riguardano alcune novità introdotte negli ultimi anni: innanzitutto emerge che il coinvolgimento delle associazioni datoriali nella procedura rappresenta un elemento di semplificazione e determina un incremento (anche se minimo) dell’efficacia. Nel decreto flussi 2022, poi, sono state ben 6.702 le domande fatte da chi ha partecipato a programmi di formazione nel paese d’origine a fronte dei 1.000 posti inizialmente a disposizione: un dato significativo che dimostra l’interesse del mondo produttivo e indica che la strada della formazione nei paesi di origine da parte di aziende ed enti italiani può rivelarsi proficua in termini di incontro tra domanda e offerta di lavoro, come da tempo sostiene la campagna Ero straniero.

Nel dossier, infine, sono state inserite testimonianze di persone coinvolte nella procedura – lavoratrici e lavoratori, datori di lavoro, patronati e associazioni di categoria – raccolte presso il patronato CNA e nell’ambito del progetto di ricerca “Aspire” finanziato dall’Unione Europea, curato da Paola Bonizzoni e Fabio De Blasis, del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Statale di Milano. 

Le richieste e proposte di Ero Straniero

In conclusione, la campagna Ero straniero ha nuovamente avanzato la richiesta al ministro dell’interno di intervenire con urgenza e prevedere il ricorso al permesso di soggiorno per attesa occupazione in tutti quei casi a rischio irregolarità, quando la procedura di assunzione non va a buon fine per motivi che non dipendono da lavoratrici e lavoratori.

Più a lungo termine, la campagna ha ribadito “la necessità di una più generale riforma del sistema di ingresso per lavoro, a partire dalle proposte di Ero straniero: canali diversificati e flessibili, con l’introduzione della figura dello sponsor o di un permesso per ricerca lavoro, e un meccanismo di emersione su base individuale – sempre accessibile, senza bisogno di sanatorie – che dia la possibilità a chi rimane senza documenti di mettersi in regola a fronte della disponibilità di un contratto di lavoro o di un effettivo radicamento nel territorio”.

Le proposte di Ero Straniero (in sintesi):

  • l’introduzione di nuovi canali di ingresso per lavoro diversificati e più flessibili che, da un lato, rispondano alle esigenze produttive effettive del nostro paese; dall’altro, siano facilmente accessibili da lavoratori e lavoratrici dei paesi terzi, in modo da evitare che rischino le proprie vite affidandosi ai trafficanti.
  • uno strumento per promuovere la regolarità delle persone straniere già presenti e radicate in Italia ma rimaste senza documenti, per fermare la creazione di nuova irregolarità e contrastare sfruttamento e marginalità sociale.
Introduzione di percorsi di ingresso diversificati:
  • un meccanismo più flessibile di assunzione diretta “a chiamata” extra-quote: il datore di lavoro può chiamare dall’estero e assumere direttamente una persona da un paese terzo, come avviene ora, ma superando una serie di limitazioni e rigidità: l’assunzione può essere fatta in qualsiasi momento, al di fuori di quote annuali e di click day e senza limitazioni rispetto al settore produttivo o al paese di origine;
  • l’introduzione di un permesso di soggiorno per ricerca lavoro attraverso “sponsor” (persona singola o enti di intermediazione che presentano la richiesta di visto per l’ingresso di lavoratore/lavoratrice): si può far venire in Italia un lavoratore o una lavoratrice in cerca di un’occupazione, attraverso il sistema dello sponsor (una persona singola o soggetti autorizzati all’attività di intermediazione come associazioni di categoria, agenzie per il lavoro, università, sindacati, patronati, enti del terzo settore, etc.) a fronte della disponibilità di garanzie economiche per il viaggio e per il sostentamento nel periodo iniziale di soggiorno. Viene introdotto in questo caso un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro di durata annuale, convertibile in permesso per lavoro;
  • permesso di soggiorno per ricerca di lavoro: si prevede la possibilità per lavoratori/lavoratrici di paesi terzi di fare richiesta di ingresso in Italia per la ricerca di un’occupazione, purché siano in grado di offrire garanzie minime di sostentamento. Si introduce un permesso di soggiorno per ricerca lavoro di durata annuale con possibilità di sua trasformazione in permesso per lavoro e, in mancanza di finalizzazione di un contratto, il rientro volontario nel paese di origine.
Introduzione di due meccanismi di regolarizzazione su base individuale:
  • regolarizzazione attraverso un contratto di lavoro: si introduce un meccanismo permanente di regolarizzazione per lavoratori e lavoratrici senza un titolo di soggiorno presenti sul territorio italiano a fronte di un contratto di lavoro e di un reddito. Il meccanismo non è legato a una misura straordinaria né a una determinata finestra temporale, ma è su base individuale e accessibile in qualsiasi momento.
  • regolarizzazione per radicamento sociale: si introduce un permesso di soggiorno per radicamento sociale, per la persona straniera senza documenti già presente in Italia che dimostri di essere radicata nel territorio (attraverso, ad esempio, la sussistenza di legami familiari o affettivi nel territorio italiano; la durata della permanenza, anche irregolare, sul territorio; la conoscenza della lingua italiana; l’inserimento sociale e lavorativo) e abbia la disponibilità di risorse pari almeno all’assegno sociale annuo.

Il nuovo impianto di interventi normativi di modifica del Testo unico immigrazione va ad aggiornare il contenuto della proposta di legge d’iniziativa popolare depositata in Parlamento nel 2017.

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