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Denunciata la complicità in crimini contro l’umanità delle attività di sorveglianza aerea di Frontex

Refugees in Lybia e front-LEX hanno presentato una istanza legale alla Corte di Giustizia UE

Ph: Frontex

Refugees in Lybia e front-LEX a fine maggio hanno presentato una istanza legale ai sensi dell’art. 265 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) chiedendo al direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, di interrompere determinate attività di sorveglianza aerea nella “zona pre-frontaliera” del Mediterraneo centrale.

Infatti, dichiarano le organizzazioni, «per impedire ai richiedenti asilo in fuga dalla Libia di raggiungere l’Unione europea, Frontex trasmette sistematicamente e illegalmente la geolocalizzazione delle imbarcazioni delle persone in alto mare alla cosidetta Guardia costiera libica. Ogni giorno, Frontex consente così l’intercettazione sistematica e il “respingimento” dei rifugiati verso la Libia, paese in cui hanno subito soprusi e dove saranno sottoposti nuovamente a crimini contro l’umanità».

E’ per questo che front-LEX, per conto di X.Y., un rifugiato intrappolato in Libia, lancia una sfida legale senza precedenti contro la complicità aerea di Frontex.

La complicità di Frontex in questi “respingimenti” e i conseguenti crimini contro l’umanità commessi contro i rifugiati sono stati ben documentati da importanti organizzazioni per i diritti umani, organi delle Nazioni Unite e giornalisti investigativi. 

«Tra il 2021 e il 2023, Frontex ha condiviso con soggetti libici 2.200 e-mail che comunicavano i dati esatti di geolocalizzazione delle imbarcazioni di rifugiati, permettendone l’intercettazione illegale e il ritorno forzato in Libia. Lì, i rifugiati “riportati indietro” sono detenuti arbitrariamente e sottoposti a crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, sparizione forzata, tortura, riduzione in schiavitù, violenza sessuale, stupro e altri atti inumani», sottolineano le organizzazioni.

La notizia delle comunicazioni era emersa a febbraio grazie ad un’inchiesta giornalistica del settimanale tedesco Der Spiegel e della piattaforma investigativa Lighthouse Report. Gli aerei dell’Agenzia dell’Unione Europea per il controllo delle frontiere, mentre sorvolano il Mediterraneo centrale, inviano le coordinate delle imbarcazioni cariche di persone in pericolo a quelle milizie che – come provato da innumerevoli fonti indipendenti – inseguono, speronano, sparano e picchiano le persone migranti in mare con l’obiettivo di catturarle e deportarle nuovamente in Libia. Secondo l’inchiesta, lo stesso Responsabile per i Diritti Fondamentali di Frontex, Jonas Grimhegen, ha avvertito internamente i vertici delle possibili conseguenze legali per l’agenzia derivanti dalla sua collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica: “Sebbene l’Agenzia – scrive – non possa essere ritenuta responsabile nella decisione sul Place of Safety, gli avvistamenti condivisi direttamente con le autorità libiche di fatto consentono loro di individuare le barche di migranti e riportarle in Libia“. In un documento interno apparso nell’articolo specificava: “(…) il contributo fornito attraverso la coordinazione e la condivisione di informazioni potrebbe potenzialmente essere considerato come coinvolgimento indiretto in pratiche di respingimento, con possibili conseguenze legali e rischi reputazionali elevati sia per gli Stati membri che per l’Agenzia“.

Refugees in Lybia e front-LEX affermano che è proprio la condivisione dei dati di geolocalizzazione da parte di Frontex che consente la commissione dei crimini in Libia: «L’Agenzia è complice dell’attacco in corso e sistematico contro i rifugiati e i richiedenti asilo nel Mediterraneo centrale». 

Sulla base di tali evidenti prove, front-LEX e Refugees in Libya hanno presentato un’istanza legale senza precedenti per denunciare la complicità aerea dell’Agenzia in crimini contro l’umanità commessi contro le persone in movimento. 

Redazione

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