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«Hamdi è libero!». Il ragazzo supportato da Baobab era stato trattenuto al CPR di Palazzo S. Gervasio

La sua storia è emblematica di come (non) funziona il sistema

Ph: Baobab Experience

Baobab Experience di Roma aveva lanciato l’allarme giovedì: Hamdi, un ragazzo tunisino che stava frequentando la Scuola di cucina della Fondazione Barilla e avrebbe presto iniziato un tirocinio in un ristorante stellato, è stato stato rinchiuso in un CPR in attesa di essere rimpatriato.

«Sbarcato dalla Tunisia da minore, Hamdi ha studiato, imparato la lingua italiana con una agilità sorprendente, lavorato come aiuto chef in diversi ristoranti Roma. Hamdi ha mille amici», spiegava l’associazione informando che il giovane si trova ora detenuto in una gabbia, portato forzatamente al CPR potentino di Palazzo S. Gervasio, lontano dalla sua rete sociale.

Ieri fortunatamente Hamdi è stato liberato grazie al tempestivo intervento degli avvocati chiamati da Baobab che sono corsi a Potenza: «Dopo aver ascoltato la difesa, il Giudice non ha convalidato il trattenimento in CPR. Lo abbiamo tolto dal lager – gioisce l’associazione – ma purtroppo è rimasto il decreto di espulsione».

La sua storia è molto simile a quella di tanti uomini, anche neo maggiorenni, che si trovano rinchiusi nei centri detentivi. Baobab che lo conosce da tempo racconta gli sforzi del giovane per rimanere in Italia e avere qualche opportunità di poterlo fare in modo autonomo: «Si è sempre battuto per avere un lavoro dignitoso con un contratto regolare, facendosi largo tra continui tentativi di sfruttamento da parte di ristoratori italiani. Invece, dopo due anni di limbo, arriva il rigetto, il decreto d’espulsione e perfino un trattenimento nel CPR di Potenza, nonostante in quello di Roma ci fossero posti liberi».

Hamdi era in attesa da due anni di ricevere una risposta alla sua domanda di conversione del permesso di soggiorno per attesa occupazione in permesso di soggiorno per lavoro subordinato e da un giorno all’altro si trova sbattuto in una cella a quasi 400 km dai suoi amici.

Il CPR di Palazzo, inoltre, è noto alle cronache per gli abusi, maltrattamenti e la somministrazione di psicofarmaci alle persone trattenute emersi anche dalle inchieste della Procura della Repubblica che a inizio anno aveva disposto una serie di misure cautelari nei confronti di un ispettore della Polizia di Stato, dei rappresentanti legali della Engel Italia srl (cooperativa che gestiva il Cpr nel 2023) e del medico della struttura: in totale una trentina di indagati per svariati reati.

Il rigetto dall’ottenimento di un permesso di soggiorno – aggiunge Baobab – è stato motivato dal furto di un cappotto che Hamdi ha fatto quando, al compimento del diciottesimo anno, la Casa famiglia lo ha abbandonato al freddo in strada: secondo la Questura il reato denota la “gravissima pericolosità sociale” del ragazzo. Il rigetto del permesso di soggiorno avviene quindi in automatismo ma senza che neanche sia stato considerato il diritto di Hamdi alla protezione speciale, ovvero la profonda e sincera inclusione sociale di un ragazzo che considera Roma casa sua. Inoltre di fronte ad un rigetto che ha diversi profili di dubbia legittimità è sempre possibile fare ricorso che il più delle volte viene accolto dai tribunali.

Secondo gli avvocati, la Questura ha violato l’art. 5 del Testo unico sull’immigrazione, non avendo trasmesso gli atti alla Commissione territoriale perché valutasse l’esistenza dei presupposti al riconoscimento della protezione speciale per Hamdi. Inoltre non è stata fatta una valutazione sul Paese di origine, in quanto come hanno stabilito diversi tribunali, la Tunisia non può essere considerato un paese sicuro.

L’unica fortuna di Hamdi in questa storia è il fatto che fosse seguito e supportato da Baobab Experience, questo ha permesso agli avvocati di intervenire in tempo a sua difesa ed evitare la convalida del trattenimento, e probabilmente, il rimpatrio forzato.

Come infatti spiega il rapporto «La giurisdizione apparente», che ha indagato le convalide di trattenimento del Giudice di Pace al CPR di Torino, in pochissimi minuti un Giudice decide sulla sorte delle persone. Qui entrano in gioco i difensori che svolgono un ruolo cruciale nelle udienze, che possono presentare varie argomentazioni per contestare i provvedimenti di trattenimento. I dati evidenziano una netta distinzione tra l’attività difensiva svolta dagli avvocati nominati d’ufficio e da quelli di nomina fiduciaria poiché il difensore di fiducia 9 volte su 10 si oppone alla richiesta di convalida, e spesso lo fa con argomentazioni ritenute fondate dal Giudice che quindi libera i cittadini.

Le attiviste, abbracciando Hamdi all’uscita dal CPR, denunciano che la situazione interna è ancora orribile: «Rinchiusi con lui c’erano ragazzi innocenti detenuti da mesi, in condizioni igieniche terribili, sottoposti a un stress psicologico devastante. La gioia di riportare Hamdi a casa non ci fa dimenticare che i Centri per il rimpatrio sono un abominio giuridico e umano: i CPR devono essere smantellati e cancellati dal nostro ordinamento!».

Redazione

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