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«La giurisdizione apparente»: un rapporto che indaga le convalide di trattenimento al CPR di Torino

Emerge la scarsa qualità delle decisioni giurisdizionali e la loro ripetitività, in media meno di 10 minuti per decidere la convalida

Photo credit: Fabrizio Maffioletti (4 giugno 2021 manifestazione davanti alla Prefettura dopo la morte di Moussa Balde

Di Daniela Pizzuto

Il rapporto «La giurisdizione apparente», curato dall’Osservatorio sulla giurisprudenza del Giudice di Pace di Torino in materia di trattenimento amministrativo 2022/2023 1, si concentra sull’analisi delle procedure e delle decisioni del Giudice di Pace relative al trattenimento amministrativo degli immigrati nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (C.P.R.) “Brunelleschi” durante il 2022 e fino all’inizio del mese di marzo del 2023 quando il Centro è stato chiuso. La ricerca è stata condotta da un team di esperti e supervisionata da professionisti nel campo del diritto 2 che hanno verificato l’operato della pubblica amministrazione e delle difese nel CPR di Torino confermando la generale resistenza al recepimento dei principi affermati dalla Corte di Cassazione.

Il rapporto si propone di aggiornare e verificare le osservazioni fatte nel primo rapporto Lexilium 3 del 2017 riguardanti la giurisprudenza del Giudice di Pace di Torino. A sette anni di distanza emerge la scarsa qualità delle decisioni giurisdizionali e la loro ripetitività, mettendo in evidenza la necessità di una maggiore tutela dei diritti individuali e di un controllo più rigoroso delle procedure di trattenimento.

La ricerca si basa sull’analisi quali-quantitativa dei fascicoli relativi alle procedure di convalida e proroga del trattenimento. Sono stati esaminati 938 casi: 835 nel 2022 e 103 nei primi mesi del 2023, fino alla chiusura del C.P.R. a causa di un incendio scaturito a seguito delle proteste avvenute all’interno dello stesso. I dati sono stati raccolti garantendo la privacy delle persone coinvolte.

Uno sguardo sui dati delle persone trattenute presso il C.P.R.

  • Nazionalità: La maggior parte dei detenuti proviene da Tunisia (38%), Marocco (32%) e Nigeria (7%). Sono presenti anche individui il cui rimpatrio avrebbe violato il principio di non-refoulement (es. siriani, afghani, ucraini).
  • Età: Il 69% dei detenuti ha meno di 35 anni e il 23% meno di 25 anni. Sono stati identificati anche minori e un numero ridotto di persone con età superiore ai 55 anni.

I Procedimenti Giurisdizionali

L’esame dei provvedimenti presupposti al trattenimento rivela che la maggior parte degli ingressi consegue a provvedimenti di espulsione emessi da Prefetture del nord Italia.

Tra le amministrazioni del sud spicca la Questura di Agrigento, responsabile della totalità dei decreti di respingimento presi in esame in questa ricerca seguiti da un decreto di trattenimento presso il C.P.R. di Torino. Quest’ultimo, nel periodo considerato, rappresenta dunque un luogo di abituale trattenimento degli stranieri appena sbarcati, soprattutto cittadini tunisini.

Le udienze di convalida e proroga dei trattenimenti sono caratterizzate da una significativa brevità, e dalla mancanza di attività istruttoria approfondita. Nel 35% dei casi la durata dell’udienza di convalida non supera i 5 minuti, nel 64% dei casi non supera i 10 minuti; il 30% dei casi delle udienze si protrae oltre i 10 minuti e solo l’1% superava l’ora.

La durata delle udienze di prima proroga è stata nel 44% dei casi inferiore a 5 minuti, e nel 25% compresa tra i 5 e i 10 minuti. Spesso le decisioni sono prese in maniera ripetitiva e burocratica, senza un’adeguata considerazione delle circostanze specifiche di ogni caso.

La partecipazione dell’interessato all’udienza spesso è impedita dallo stato di salute o dal periodo di quarantena a cui sono sottoposti. In alcuni casi si tratta di cittadini stranieri giunti presso il CPR il giorno prima dell’udienza di convalida, a seguito dell’adozione di un provvedimento di respingimento ex art.10, D. Lgs. 286/98. Dall’analisi dei fascicoli non è possibile verificare se il difensore d’ufficio abbia avuto la possibilità di conferire con il proprio assistito, prima della celebrazione dell’udienza. Il difensore d’ufficio è certamente a conoscenza del nominativo del proprio assistito, ma impossibilitato a contattarlo telefonicamente, in quanto le apparecchiature telefoniche poste all’interno dei moduli di trattenimento non sono autorizzate a ricevere telefonate in entrata.

Il difensore nelle udienze di convalida e proroga

Il difensore nel 60% dei casi durante l’udienza di convalida è nominato d’ufficio, mentre il dato muta significativamente nelle udienze di proroga dove lo straniero è assistito da un difensore di fiducia (75% dei casi udienze di prima proroga, 78% udienze di seconda proroga e 92% udienze di terza proroga).

Le richieste della difesa

I difensori svolgono un ruolo cruciale nelle udienze, presentando varie argomentazioni per contestare i provvedimenti di trattenimento. I dati evidenziano una netta distinzione tra l’attività difensiva svolta dagli avvocati nominati d’ufficio e da quelli di nomina fiduciaria, con riferimento ai procedimenti di convalida, nel 41% dei casi il difensore d’ufficio si rimette alla decisione del Giudice di Pace. Al contrario il difensore fiduciario si oppone alla richiesta di convalida nel 91% dei casi.

Il dato relativo alle proroghe conferma la tendenza, nel 54% dei casi il difensore nominato d’ufficio non solleva alcuna rimostranza specifica, rimettendosi nel 42% dei casi alla decisione del giudice. Al contrario il difensore di fiducia si oppone alla proroga motivando la propria richiesta nell’80% dei casi.

Le argomentazioni difensive

Per quanto riguarda le argomentazioni difensive alle richiesta di convalida e proroga i motivi rientrano in due macrocategorie: la prima si riferisce a rilievi di natura formale o procedurale (ad esempio, l’omessa delega del Prefetto all’autorità che ha sottoscritto l’atto o il mancato rispetto degli obblighi di informazione in tema di protezione internazionale), la seconda categoria attiene ai vizi di merito, relativi a profili sostanziali, ovvero la presenza di legami familiari, la pendenza di un’istanza di protezione internazionale, l’incompatibilità del trattenimento con le condizioni di salute dell’individuo, etc.

L’omessa informativa in materia di protezione internazionale

Si sottolinea che tra i principali motivi di opposizione avanzati dalla difesa, in merito ai profili procedurali, emerge la mancata informativa allo straniero in relazione al diritto di chiedere la protezione internazionale, come previsto dall’art. 8, direttiva 2013/32/UE.

Altro profilo rilevante è quello attinente alla nozione di gravi difficoltà nell’accertamento dell’identità e della nazionalità o dell’acquisizione dei documenti di viaggio, presupposto della prima proroga del trattenimento.

Anche l’assenza di ragionevoli prospettive di esecuzione del rimpatrio è tra i principi che regolano l’adozione e il mantenimento del trattamento così come normato dall’art. 15, par. 4, Direttiva 115/2008/CE.

La manifesta illegittimità dei provvedimenti presupposti

In diverse udienze esaminate nell’ambito del presente rapporto, la difesa deduce la manifesta illegittimità dei provvedimenti presupposti al trattenimento, e in particolare l’errata contestazione della sottrazione ai controlli di frontiera in presenza del rilevamento foto dattiloscopico in occasione dell’ingresso in Italia.

Ulteriore tema ricorrente tra le argomentazioni difensive attiene alla mancata trasmissione di tutti gli atti relativi alla procedura di rimpatrio, in particolare quelli anteriori al decreto ablativo immediato presupposto del trattenimento, al fine di esaminarne la manifesta illegittimità.

Le decisioni del Giudice di Pace

Il rapporto analizza le decisioni prese dal Giudice di Pace, evidenziando la frequenza delle convalide e delle proroghe del trattenimento. Spesso le decisioni non tengono conto delle obiezioni sollevate dalla difesa, risultando in una conferma quasi automatica dei provvedimenti di trattenimento.

Infine un numero significativo di decreti di espulsione posti alla base dell’ordine di trattenimento discendono da una valutazione di “pericolosità sociale” dello straniero.

Nella maggior parte dei casi le Prefetture giustificano il giudizio di pericolosità limitandosi a una parafrasi del testo legislativo, senza alcuna verifica in concreto dell’attualità del pericolo affermato, e ricorrendo a formule stereotipate; inoltre i tempi estremamente compressi del giudizio di convalida, il ricorso agli indici presuntivi della pubblica amministrazione e la mancanza agli atti della documentazione relativa ai precedenti della persona rendono estremamente difficile un’adeguata difesa.

I procedimenti di convalida del trattenimento

Quanto agli esiti delle udienze di convalida, il 92% (865 fascicoli su 938) si conclude con la convalida del trattenimento.

Le motivazioni dei provvedimenti di accoglimento della richiesta di convalida si limitano a una formula di stile nell’83% dei casi (722 fascicoli su 865).

I provvedimenti di proroga del trattenimento

Le udienze di prima proroga del trattenimento (440 fascicoli) – fondati sulla sussistenza di “gravi difficoltà nell’accertamento dell’identità e della nazionalità o nell’acquisizione di documenti per il viaggio” – si concludono nel 90% dei casi (396 fascicoli) con l’accoglimento della richiesta avanzata dalla Questura. In particolare, 310 decisioni (78%) recano motivazioni standard.

L’indagine conferma le gravi carenze già evidenziate nel rapporto del 2017, le principali sono:

  • assenza di motivazione

Nell’83% dei decreti di convalida e nel 78% delle prime proroghe, il Giudice accoglie le richieste della Questura senza fornire argomentazioni, anche quando la difesa oppone valide motivazioni. Il 64% delle udienze di convalida dura meno di dieci minuti, il 35% meno di cinque.

  • censura della Corte di Cassazione

Dal 2018, molti decreti del Giudice di Pace di Torino sono stati annullati dalla Corte di Cassazione per mancanza di motivazione adeguata. Su 75 ricorsi per assenza di motivazione, 53 (70%) sono stati cassati per motivazioni insufficienti.

La Corte ha evidenziato altre 6 pronunce di annullamento per omessa pronuncia, rilevando una mancanza di approfondimento logico-giuridico nelle decisioni.

  • principio Costituzionale di Motivazione

La necessità di motivare qualsiasi provvedimento giudiziario è un principio costituzionale, particolarmente urgente nei casi di trattenimento, poiché la mancanza di motivazione priva lo straniero del diritto di conoscere le ragioni della propria restrizione.

  • persistenza delle carenze

Nonostante alcune correzioni, come il rifiuto della seconda proroga in assenza di elementi concreti per l’identificazione, molte carenze permangono. Le udienze sono ancora brevi, con istruttorie limitate e decisioni standardizzate senza considerare le deduzioni difensive.

In conclusione, le decisioni del Giudice di Pace di Torino continuano a mostrare una resistenza all’applicazione dei principi affermati dalla Corte di Cassazione, dimostrando una giurisprudenza inadeguata e spesso muta di fronte ai vizi dell’operato della pubblica amministrazione.

Si evidenza una necessità urgente di riforme per migliorare la qualità delle decisioni giurisdizionali e garantire una maggiore tutela dei diritti degli immigrati, che subiscono questa gestione e le sofferenze che ne conseguono.

  1. Scarica il rapporto completo.
  2. Il progetto è stato condotto dalla Dr.ssa Carolina Di Luciano e dagli avvocati/te Carla Lucia Landri, Irene Pagnotta, Giovanni Papotti e Maurizio Veglio. Inoltre, hanno collaborato alla raccolta dei dati Giulia Actis Alesina, tesista in Sociologia del Diritto, Emanuele Massara e Arturo Valpreda, studenti del Dipartimento di Giurisprudenza aderenti al progetto “Dallo studio alla ricerca” promosso dalla Prof.ssa Valeria Ferraris.
  3. Rapporto Lexilium con dati e analisi.