Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza

Reingresso in Italia alla luce dello status giuridico di titolare di protezione sussidiaria: obbligo di rilascio del visto

Tribunale di Roma, ordinanza del 10 febbraio 2023

Un caso seguito da Baobab Experience ODV di un ricorrente libico, titolare di protezione sussidiaria, assistito dall’Avv. Ludovica Di Paolo Antonio. Si ringrazia l’associazione per la segnalazione e il commento alla decisione.

Un provvedimento emesso dal Tribunale di Roma a fronte di un ricorso presentato ai sensi dell’art. 700 c.p.c. al fine di essere autorizzato a fare urgente ingresso in Italia e veder riconosciuto e tutela il diritto alla protezione internazionale.

Il cittadino libico aveva lasciato l’Italia – dopo il riconoscimento della protezione internazionale, ma prima dell’emissione in suo favore del permesso di soggiorno definitivo – per fare urgente e temporaneo rientro in Libia, a causa di gravi motivi, legati alla uccisione del fratello, senza più riuscire a fare rientro in Italia, a causa del mancato rilascio in suo favore del visto di reingresso, dovuto a parere contrario della Questura di Palermo.

Il ricorrente ha presentato ricorso cautelare al fine di garantire nell’immediatezza l’esercizio del diritto fondamentale di cui all’art. 10 comma 3 della Costituzione in quanto titolare di protezione internazionale ed evidenziando l’urgenza alla luce della condizione di pericolo alla quale era quotidianamente esposto sia in ragione della generale insicurezza del Paese che della sua condizione personale, già vittima di numerosi episodi di aggressioni. Egli, infatti, durante il lungo tempo di attesa in cui gli è stato impossibile il rientro in Italia aveva subito gravi attentati terroristici e riportato gravi ferite.

La decisione è di interesse in quanto il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso ritenendo senz’altro sussistente il diritto del richiedente a fare reingresso nel Territorio italiano alla luce del documentato status giuridico di quest’ultimo, titolare di protezione sussidiaria, affermando inter alia i seguenti principi:

La domanda può essere accolta sotto il profilo dell’art. 25 Regolamento CE 810/09 (Codice dei visti) o altro ritenuto idoneo, con immediato ordine al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ambasciata italiana a Tripoli, del relativo rilascio nei confronti del ricorrente, titolare di protezione sussidiaria e identificato da documenti quali passaporto, permesso di soggiorno (seppur nominalmente scaduto); provvedimento della CT di Catania e ricevuta di appuntamento presso la Questura di Torino.

Il rifiuto al reingresso non può invero fondarsi sull’assenza del titolo di soggiorno, considerate le copiose allegazioni documentali del richiedente, dalle quali si evince la titolarità̀ della protezione riconosciuta dallo Stato italiano e le ragioni del mancato possesso del titolo, nonché le gravi e urgenti ragioni che lo hanno condotto a far rientro nel Paese di origine, come anche documento da diverse relazioni del personale della Missione UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya).

Non consentire il reingresso del ricorrente, titolare di protezione sussidiaria, si sostanzia nell’impedimento di fatto all’esercizio del diritto fondamentale a questo riconosciuto e in uno svuotamento del diritto d’asilo sancito a livello Costituzionale dall’art. 10 Cost.

La PA convenuta, rifiutando l’ingresso del ricorrente, sia nella forma del parere negativo al rilascio del visto per parte della Questura, sia sostenendo l’impossibilità di rilascio di visto per parte dell’Ambasciata, ha di fatto impedito il legittimo esercizio del diritto fondamentale riconosciuto al ricorrente, il cui corollario costituzionale viene sancito dall’art. 10, co. 3, Cost. […] Il ricorrente è stato impossibilitato ad accedere sul territorio italiano, ove risiedeva regolarmente come titolare di protezione internazionale, sulla base del mancato ritiro del permesso, impedito per fatti indipendenti dalla sua volontà̀ e copiosamente documentati oltre che per la stessa lentezza della PA (la quale ha rilasciato appuntamento a distanza di diversi mesi dal riconoscimento).

Non vi è dubbio che nel caso di specie il ricorrente abbia diritto ad accedere sul territorio nazionale. Egli ha fatto reingresso nel paese di provenienza per ragioni urgenti che gli hanno impedito di attendere (diversi mesi) il ritiro del titolo di soggiorno e per ragioni indipendenti dalla sua volontà̀, ritenendosi dunque censurabile l’assunto della PA secondo la quale da tale allontanamento e reingresso se ne ricaverebbe la carenza di interesse al permesso di soggiorno e l’assenza di qualsivoglia pericolo nel paese di provenienza […]
Sussiste in conclusione indubbiamente anche il presupposto del periculum in mora per l’accoglimento della domanda cautelare e deve, pertanto, dichiararsi il diritto del ricorrente ad accedere sul territorio nazionale”.