Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza

La Camera approva i respingimenti intanto il pacchetto sicurezza inizia a colpire

di Fulvio Vassallo Paleologo, Palermo e Alessandra Ballerini, Genova

1. Nella seduta del 24 novembre 2009 la Camera dei deputati ha approvato luna mozione concernente le iniziative in materia di contrasto dell’immigrazione clandestina e con particolare riferimento al “rispetto” delle norme costituzionali e internazionali.
 Questo il testo dell’Atto della Camera dei deputati
“Con la mozione, presentata dai gruppi di maggioranza a prima firma Cicchitto e accettata dal Governo, approvata dopo un lungo dibattito con 267 sì e 250 no, la Camera  impegna il Governo  :
– “a proseguire nell’azione di controllo e regolamentazione dei flussi migratori, al fine di contrastare con determinazione ogni forma di immigrazione clandestina, con lo scopo di attuare politiche attive capaci di contemperare i diritti dei popoli migranti con i diritti dei popoli residenti;
– a proseguire nella lotta alla criminalità organizzata che regola e gestisce i flussi di immigrati clandestini;
– a proseguire nell’azione di difesa e garanzia dei necessari livelli di sicurezza nel nostro Paese, contrastando a questo fine l’immigrazione clandestina e promuovendo l’immigrazione legale;
– ad intervenire nei confronti dell’Unione europea affinché si definisca una politica comune di gestione e controllo dei flussi migratori a difesa degli equilibri sociali ed economici delle popolazioni europee ed affinché l’Europa possa diventare la meta di un’immigrazione effettivamente sostenibile, la sola capace di determinare sviluppo e progresso;
– a proseguire nell’azione di riconsegna alla Libia degli immigrati irregolari, così come delineatasi in questi ultimi mesi, che ha drasticamente ridotto i rischi di tragedie in mare”.  

Respinte, invece, le proposte di mozioni presentate dai gruppi di minoranza, con le quali si impegnava il Governo a limitare i respingimenti al rispetto del diritto d’asilo e delle norme nazionali e comunitarie.
Prima delle votazioni il rappresentante del Governo (Sottosegretario di Stato alla Giustizia) era intervenuto nella discussione tentando di confutare ogni critica dei gruppi delle opposizioni e delle organizzazioni umanitarie ed internazionali (inclusa la Commissione europea) circa la legalità dei respingimenti, illustrando le norme internazionali applicate – smentendo ogni tipo di violazione –  e i rapporti italo-libici e affermando, tra l’altro, che nel corso delle operazioni di respingimento effettuate dalle unità militari navali italiane verso la Libia “si è sempre agito in conformità del principio del non-refoulement poiché non è stata negata ad alcuno dei clandestini intercettati la possibilità di chiedere asilo, né alcuno tra gli stranieri intercettati e soccorsi, una volta saliti a bordo delle navi italiane, ha manifestato la volontà di chiedere asilo” e che “i responsabili delle forze intervenute hanno riferito che durante l’operazione di soccorso in alto mare, durata in media dieci ore, gli stranieri intercettati non hanno chiesto alcuna forma di protezione internazionale, né fatto sapere di essere perseguitati nel loro Paese. Nessuno straniero intercettato risulta essere stato sottoposto a torture né a pene o trattamenti inumani o degradanti.”

Quanto approvato dalla Camera dei deputati è di una gravità inaudita perché si basa sulla falsificazione dei fatti e contrasta con tutti i rapporti internazionali che da anni denunciano la violazione dei diritti dei migranti e dei potenziali richiedenti asilo in Libia e nelle acque del Canale di Sicilia. La Camera si è basata soltanto sulle verità ufficiali desunte dai rapporti delle autorità di polizia senza dare il minimo ascolto alle istanze documentate delle associazioni antirazziste e delle organizzazioni internazionali. Quanto deciso dalla Camera si commenta da solo e non potrà che suscitare sdegno e riprovazione in chiunque conosca la tragica sorte destinata ai migranti tutti, in Libia e nei paesi di transito, per effetto degli accordi bilaterali del 2008 e dei protocolli operativi firmati tra Italia e Libia nel 2007.

2. Ma la guerra ai migranti prosegue anche in Italia. La legge 94/2009 entrata in vigore l’8 agosto, si aggiunge ad altri provvedimenti, adottati dal Governo in precedenza, che hanno già compresso i diritti fondamentali dei migranti e che presto potranno compromettere i diritti di noi tutti.
Con questa legge viene l’introdotto il “reato di clandestinità”, che comporta l’obbligo a carico dei pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio, richiesti di un qualsiasi atto, di denunciare la persona che commette questo reato, ovvero il migrante colpevole di non possedere (suo malgrado) un permesso di soggiorno. Il reato di clandestinità è palesemente incostituzionale perchè di fatto punisce i migranti non per quello che fanno ma per quello che sono in aperta violazione dell’art. 3 della Costituzione. Secondo la nuova normativa le forze dell’ordine, i magistrati, i medici e direttori scolastici, gli insegnanti e assistenti sociali, in quanto pubblici ufficiali, dovrebbero procedere in ogni caso alla denuncia del migrante irregolare. Questi non potrà neppure adire un tribunale come testimone o denunciare un reato. Le conseguenze dell’introduzione del reato di clandestinità saranno devastanti anche se in diverse regioni, come in Liguria ed in Sicilia, gli assessori alla sanità hanno emesso alcune circolari in cui si ritiene prevalente il diritto costituzionalmente protetto alla salute e si indica a medici e infermieri di curare comunque gli stranieri irregolari bisognosi di cure essenziali ed urgenti senza procedere alla loro denuncia. Nei primi mesi di attuazione della legge 94 del 2009 , tuttavia, si registra una fuga dei migranti irregolari dalle strutture di assistenza medica per la paura di essere comunque segnalati, e non sono mancati episodi di medici che malgrado le direttive ministeriali, hanno consegnato alla polizia un immigrato irregolare che si era rivolto loro per ricevere cure.
Ancora più discriminatoria la nuova normativa che prevede per i migranti il possesso del permesso di soggiorno come condizione obbligatoria per ottenere gli atti di stato civile. Così il migrante irregolare non potrà ottenere un certificato di morte di un congiunto (necessario anche solo per il rimpatrio della salma) nè contrarre matrimonio. Tutto questo configura un’evidente lesione dei diritti fondamentali della persona, di tutte le persone, compreso quegli italiani decisi a contrarre un matrimonio cd “misto”. Il manifesto della razza del 1938 prevedeva il divieto di matrimoni tra ariani e non ariani, oggi questa legge sulla sicurezza vieta il matrimonio per tutti i moderni “non ariani” ovvero per gli irregolari che non potranno quindi più sposarsi con nessuno (neppure unirsi in matrimonio con un altro clandestino)

3. La legge, nella sua stesura originale, prevedeva anche l’impossibilità per i cittadini irregolari di riconoscere i propri figli non potendo ottenere il certificato di nascita (che è un atto dello stato civile). L’applicazione rigorosa di tale norma avrebbe comportato di fatto la dichiarazione di stato di abbandono del minore che non poteva essere riconosciuto dai genitori irregolari. Una circolare del Ministero degli Interni ha però ridotto la portata di tale norma prevedendo esplicitamente che “per lo svolgimento di attività riguardanti dichiarazioni di nascita e riconoscimento di filiazione non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese anche a tutela del minore”.
Come risulta evidente a chiunque conosca la gerarchia delle fonti è tuttavia possibile che qualche zelante funzionario o sindaco rilevi come una circolare ministeriale, al di fuori dei casi espressamente previsti, non possa prevalere rispetto ad una legge di portata generale approvata dal Parlamento (essendo peraltro prevista una riserva di legge dalla nostra costituzione in materia di immigrazione). Nè comunque questa circolare prevede deroghe rispetto all’obbligo di denuncia in capo ai pubblici ufficiali nei confronti dei responsabili del reato di clandestinità .
Qualunque immigrato irregolare che dovesse oggi recarsi all’ufficio nascite di un comune per riconoscere il proprio figlio rischia di trovarsi di fronte un impiegato (pubblico ufficiale) pignolo e magari un pò razzista che potrebbe ritenere prevalente il disposto della legge 94/2009 rispetto alla Circolare Maroni e quindi rifiutarsi di certificare la filiazione del minore procedendo magari alla denuncia dell’immigrato irregolare.

Anche i diritti degli italiani vengono compromessi dalle disposizioni del pacchetto sicurezza, laddove si stabilisce che le istanze di iscrizione o di variazione della residenza anagrafica potranno discrezionalmente dar luogo alla verifica, da parte del Comune, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile e subordinando ipoteticamente la possibilità di ottenere o mantenere la residenza. Controllare la residenza delle persone (tutte) è un modo per controllarne i diritti. Si profilano inediti casi di discriminazione istituzionale.

Viene poi reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che era stato abrogato, in una versione punitiva intensificata rispetto alla precedente: è prevista ora la reclusione fino a tre anni. Sarà “un’arma” che potrà essere utilizzata facilmente contro chiunque, italiano o migrante, all’interno di contesti di conflittualità sociale o di dissenso esprima troppo animatamente le proprie idee. Anche le prossime manifestazioni davanti ai CIE o per difendere spazi sociali occupati potranno produrre centinaia di procedimenti penali aperti sulla base di quanto affermato discrezionalmente nei rapporti delle autorità di polizia. E poi qualcuno si ostina a parlare ancora di 2giusto processo”. Giusto processo per chi? Non certo per i migranti e per tutti quegli italiani che non si possono permettere neppure la spesa di un avvocato o che abitano in luoghi nei quali non è facile procurarsi una efficiente difesa legale.
Oltre ad istituire le ronde, con effetti devastanti come confermato dalle cronache di questi giorni, che segnalano l’aumento dei casi di violenza sui migranti a sfondo razzista, la legge prolunga i tempi di detenzione nei Centri di Identificazione ed Espulsione fino a un massimo di 180 giorni (nelle condizioni inumane che già ben si conoscono anche grazie ai rapporti di diverse organizzazioni non governative e al libro bianco del Comitato diritti umani presso il senato). In queste prime settimane la situazione dei CIE è diventata esplosiva proprio per il prolungamento della detenzione amministrativa a sei mesi, mentre non è aumentato il numero di persone che l’Italia riesce effettivamente ad allontanare dal proprio territorio ( secondo dati dello stesso ministero dell’interno si tratterebbe di poche decine a settimana). Egitto e Tunisia, partner da tempo nelle pratiche di espulsione disposte dalle autorità italiane, limitano in questo modo il numero dei migranti irregolari che l’Italia può rimpatriare, per gli altri rimane solo la prospettiva di una condizione di clandestnità, macchiata dalla commissione di un reato. E i posti nei centri di identificazione ed espulsione sono sempre meno. Dopo un incendio seguito ad un tentativo di fuga, è stato chiuso il CIE di Caltanissetta, come nel mese di febbraio era stato chiuso per lo stesso motivo il CIE di Lampedusa..

4. La legge 94/2009 è zeppa di meccanismi ideati, si potrebbe dire, per estorcere denaro dagli immigrati, compresa la tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno (da ottanta a duecento euro oltre i costi già previsti di 72 euro per la presentazione dell’istanza in posta).
Vengono inasprite le sanzioni e le pene anche per chi favoreggia l’immigrazione clandestina, ed è previsto il carcere fino a tre anni oltre che la confisca dell’immobile per chi offre alloggio in cambio di denaro ad un irregolare. Queste disposizioni non riguardano solo i migranti, per quanto i media cerchino di farcelo credere. Di fatto, viene messo in discussione e calpestato il principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione), che non varrà più per nessuno. E i diritti fondamentali o sono di tutti e lo Stato si impegna a tutelarli, o non sono più di nessuno.

Oggi i diversi sono i migranti, ma anche i loro parenti, o chi vive in una casa considerata “inidonea” o chi manifesta in maniera “appassionata” il proprio dissenso, come è successo di recente a Venezia dove la polizia ha caricato pacifici manifestanti all’interno di una manifestazione autorizzata solo perché all’interno del corteo venivano portati avanti tre manichini che il ministro Maroni non sopportava perché ricordavano le tante vittime delle stragi in mare. Quelle vittime che non si riconoscono quando chiamano soccorso o che si abbandonano ai libici una volta che vengono localizzati. Domani, purtroppo la storia ci insegna, non potrà che andare peggio. Il distacco dell’Italia dal diritto internazionale e comunitario, e quindi la rottura sostanziale del principio di eguaglianza, costituisce una ferita gravissima per il sistema costituzionale e per quella coesione sociale che tutti invocano a parole, salvo poi ad ideare ed applicare normative che producono esclusione ed odio.