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Gas nel cpt, neonata intossicata

Lacrimogeni usati dagli agenti per sventare un «tentativo di evasione» degli «ospiti», come vengono definiti i reclusi. Ne fa le spese una bimba di otto mesi

da Il Manifesto del 25 settembre 2007

25 settembre 2007

È finita all’ospedale con sintomi da intossicazione da lacrimogeni anche una piccola bimba eritrea di otto mesi che si trova rinchiusa nel cpt di Gradisca, in provincia di Gorizia. «Questo è il livello a cui siamo arrivati. qualcuno ci rassicura: "è stata dimessa oggi, era solamente in stato confusionale", come se fosse normale, come se potesse essere normale», commenta il consigliere regionale dei verdi del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Metz.
Domenica notte c’è stata la terza rivolta in due settimane. Un tentativo di evasione, dicono le cronache ufficiali, sedato dalle forze dell’ordine. Che certo non hanno risparmiato nell’utilizzo di lacrimogeni. Alcune testimonianze «da dentro» parlano di un principio di incendio provocato proprio dai lacrimogeni gettati per «stanare» quei «clandestini che tentavano la fuga». Fuga? Evasione? Da un luogo dove tutti (dal ministro al prefetto alla cooperativa che gestisce il centro) continuano a ripetere che i detenuti non sono detenuti ma «ospiti»?
Le cronache ufficiali raccontano di una «cinquantina di egiziani» che dopo essere saliti sul tetto del centro di detenzione, verso le dieci di domenica sera, sono stati «bloccati da polizia e carabinieri». Le veline parlano di «lacrimogeni lanciati fuori della struttura» e di «tre immigrati feriti in maniera molto lieve, medicati nell’infermeria dello stesso Cpt». Avendo realizzato che con il loro «tentativo di evasione» gli «ospiti» avrebbero «causato gravi danni alle strutture del Cpt». «In particolare hanno devastato e saccheggiato alcuni locali destinati ai servizi comuni, la mensa e un magazzino dove - informano le veline con dovizia di particolari - erano già pronti i pasti per gli immigrati di religione musulmana che in questi giorni stanno facendo il ramadan». La cronaca ufficiale è sconvolgente. Si parla di saccheggio, devastazioni, gravi danni. Ma i protagonisti dicono che non ce la fanno più. Che dentro questi centri sono trattati peggio delle bestie.
In Inghilterra, qualche anno fa, ci fu un processo a nove cittadini africani detenuti nel centro di Campsfield. Dopo l’ennesima rivolta vennero accusati dal governo laburista di saccheggio, devastazione, comportamento riottoso. Era la prima volta nella storia del Regno unito che un migrante, un profugo, un richiedente asilo veniva denunciato come criminale mentre si trovava rinchiuso contro la sua volontà in quello che è un carcere di massima sicurezza. Le udienze durarono una settimana, quindi il giudice incaricato dell’inchiesta decise di far collassare il processo. Disse di vergognarsi di averlo anche solo avviato quel processo. Mise a nudo le bugie di ministri, sottosegretari e gestori dei lager etnici. E denunciò le violenze, fisiche e psicologiche, cui erano sottoposti i migranti. La prima: vedersi negata la libertà.
I migranti del centro di detenzione di Gradisca (almeno gli inglesi le galere le chiamano galere) hanno cercato di fuggire da questa detenzione forzata e illegale. In questi giorni ci sono circa 230 persone. Uomini, donne, bambini. Molti sono eritrei e somali (chissà perché durante le rivolte diventano tutti egiziani), in fuga da zone di guerra. Hanno chiesto asilo politico.
Il sottosegretario agli interni Ettore Rosato fa sapere che ci sarà «un rinforzo di agenti per questi periodi di punta di presenze a Gradisca». Dove, ha aggiunto, «è in previsione un alleggerimento delle presenze di immigrati». Anche se poi verrà attivato il centro di identificazione proprio a Gradisca. L’osservatorio sui Cpt ha indetto per sabato alle 15 un presidio davanti al centro. E l’appello si apre così: «Un’aria insopportabile tira in tutt’Italia, un’aria di intolleranza, un’aria di razzismo che non colpisce solo chi è di colore o fede diversa da quella prevalente, ma che colpisce all’interno della società i soggetti più emarginati, più poveri e invisibili. Dai rom che diventano la prima piaga sociale del paese ai lavavetri di Firenze, dai graffitari di Roma e Milano fino ai venditori abusivi di violette a Trieste, il delirio securitario colpisce in tutta Italia e trova di volta in volta il nemico più facile da colpire da isolare da rinchiudere».
O.C.