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Tunisino, 23 anni. Si è ammazzato nel Cpt di Modena

17 ottobre 2007

Un tunisino di 23 anni è stato trovato morto, la notte di ieri, nel Centro di permanenza temporaneo [Cpt] di Modena. Secondo i primi accertamenti, sembrerebbe trattarsi di suicidio. Il ministero dell’interno ha predisposto un sopralluogo nella struttura. Un funzionario del dipartimento delle libertà civili e immigrazione del Viminale incontrerà il vice prefetto vicario, il questore di Modena e Anna Maria Lombardo, il responsabile del centro gestito dalla Misericordia di Modena.
Un Cpt, quello modenese, che fa parlare di sé fin dalla sua apertura nel novembre 2002, e non solo per il fatto che il presidente della Misericordia di Modena, ente gestore del centro, è il fratello di Carlo Giovanardi, allora ministro dei rapporti con il Parlamento.
La mattina del 25 dicembre 2004 una donna rumena, trattenuta al cpt nonostante fosse incinta di nove mesi, partoriva una bambina che avrebbe poi chiamato Natalia in ricordo di quel giorno, senza che il personale del centro avvertisse i servizi sociali della città di Modena.

A settembre 2006, una giovane cinese, ospite del Cpt modenese, veniva ricoverata a Baggiovara per trauma da percosse. W.F., 26 anni, doveva essere rilasciata proprio il 22 settembre perché alla scadenza del suo sessantesimo giorno di permanenza al Centro, ma non era stata identificata. Non trovando gli operatori, la ragazza, che non parlava italiano, aveva cominciato ad agitarsi. A quel punto – secondo quanto hanno raccontato le compagne del reparto femminile–sarebbe intervenuto un agente di polizia, di turno al controllo della struttura, che l’avrebbe prima bloccata e poi schiaffeggiata, per poi calciarla una volta caduta a terra. «Abbiamo assistito tutte alla scena, è stata molto violenta, abbiamo sentito le sue urla», dichiararono allora le compagne alla stampa. La giovane, trasportata all’ospedale di Baggiovara, e trattenuta al pronto soccorso, venne poi raggiunta dal direttore del Cpt, Giovanni Gargano, insieme al vicedirettore, che promisero di fare chiarezza sulla vicenda. Ma i responsabili non sono mai stati puniti.

Qualcosa di simile è accaduto di nuovo, recentemente, lo scorso 2 settembre, con il pestaggio di un cittadino marocchino. La vicenda è finita in tribunale. L’hanno accusato di resistenza a pubblico ufficiale, ma è lui ad aver riportato gravi contusioni sulle gambe e sul torace, un occhio pesto ed ematomi su tutto il corpo. Nell’udienza di lunedì 9 settembre, in cui veniva chiesto l’arresto e la custodia cautelare in carcere per il cittadino straniero, gli agenti hanno sostenuto che una volta portato nella sala di accettazione il detenuto si sarebbe messo a colpire a testate la parete e un oggetto in ferro lì presente, riportando così le contusioni. Ma l’imputato, ha parlato di un pestaggio. «È stato preso dal tetto di peso, portato in una stanza e poi pestato – dice l’avvocato difensore Vainer Burani–Ha ricevuto un calcio in faccia all’altezza dell’occhio, come si vede dalla ferita e dal viso tutto gonfio e poi è stato calciato sul braccio dove c’è il segno di uno scarpone, picchiato con i manganelli sulle cosce e con calci sugli stinchi dove ha una serie di contusioni». I referti medici in seguito al ricovero al pronto soccorso riportano «trauma policontusivo per ferite e percosse, dolore in sede cervicale, lombare, toracica e ascellare, dolore su gomito sinistro, anca sinistra e gamba sinistra», confermando il racconto del ragazzo. La prossima udienza si terrà il 30 ottobre, ma l’avvocato Burani teme che la sua espulsione possa avvenire prima. È già successo in casi simili, a Bologna, a Milano, a Torino.

E intanto sul centro pende l’ufficializzazione del nome del vincitore del bando per la nuova gestione. Secondo indiscrezioni, sarebbe stata affidata alla cooperativa Albatros 1973, che già gestisce il cpta di Caltanissetta

Redattore Sociale