logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Rassegna stampa

«Per gli stranieri voto possibile nel 2009»

da Il Messaggero del 12 ottobre 2003

12 ottobre 2003

L’intervista - Giovanardi: «Serve una legge costituzionale, fu il centrosinistra a stabilirlo»

Roma - Alleanza nazionale sta lavorando attorno all’ipotesi di far votare gli immigrati alle elezioni comunali solo se in possesso della carta di soggiorno. Documento che funge da permesso permanente, senza bisogno di rinnovo, e che può essere chiesto dopo 6 anni di residenza. E ottenuto, stimando i tempi di smaltimento delle domande, dopo altri due. «Sei più due fa otto. Dunque, la proposta Fini può essere condivisa tranquillamente dalla Lega». Raffredda la polemica, Carlo Giovanardi, ministro dei Rapporti con il Parlamento. E aggiunge: «Quale che sia la soluzione finale, non tutti hanno ben chiaro in testa che qui stiamo parlando delle comunali del 2009».
Del 2009, ministro?
«Certamente. Non vorrà mica che la legge sia pronta per quelle dell’anno prossimo?».
Se si scegliesse un disegno di legge ordinario, anziché di modifica della Costituzione, forse sarebbe possibile...
«E invece è d’obbligo la via costituzionale, con tanto di doppia lettura di Camera e Senato. Quando si affrontò lo stesso problema nel 1997, discutendo la Turco-Napolitano, l’ufficio studi della Camera convinse tutti che era necessario intervenire sulla Costituzione. Tanto è vero che i Ds abbandonarono l’emendamento che prevedeva il diritto di voto e passarono a un disegno di legge costituzionale, che poi, però, non sostennero. Quindi, quando D’Alema...»
Quando D’Alema?
«Quando D’Alema dichiara, come ha fatto in questi giorni, che per la primavera la nuova legge può essere pronta, sa bene che ciò non è possibile, e fa soltanto politica».
Ma il trattato di Amsterdam concede ai cittadini dell’Unione di votare alle comunali del paese Ue dove risiedano. Non c’è stato bisogno di modificare la Costituzione, per recepire queste norme.
«A dire la verità non saprei se questo principio in Italia è rimasto sulla carta oppure è stato applicato».
Lei ha visto la proposta di Alleanza Nazionale?
«Ho parlato con autorevoli esponenti di quel partito. Il testo non c’è ancora, ma l’ipotesi più gettonata, in questo momento, è che debbano trascorrere prima i sei anni di residenza previsti dalla Bossi-Fini per avere la Carta di soggiorno. La quale darebbe diritto al voto. Solo che ci vorranno due anni per rilasciare il documento. Non è il caso di litigare, nella maggioranza, di fronte a tempi così lunghi».
Otto anni? Un’eternità: altri due e si può fare domanda di cittadinanza italiana, votando così a tutte le elezioni possibili e immaginabili.
«E’ la politica italiana che è fatta di emozioni e quasi mai di attenzione ai problemi concreti. Del resto, erano campate in aria anche tutte le previsioni razzistiche attorno alla legge Bossi-Fini».
Non si poteva dare un taglio di qualche anno, a questi ”sei più due”?
«In Alto Adige un italiano deve aspettare ben quattro anni prima di votare alle comunali. Un italiano, dico, che vota in Italia! Tutto questo per difendere la Volkspartei e il voto etnico. La questione si è posta nella scorsa legislatura, e non mi pare che l’Ulivo abbia fatto nulla per cambiare questo assurdo».
Non sarebbe opportuno inserire il diritto di voto per gli extracomunitari nel testo della Costituzione europea?
«Certamente in Europa ci vuole omogeneità nel riconoscimento dei diritti civili degli immigrati. Non è possibile che un extracomunitario possa votare, in Francia e in Italia no, o in Francia dopo X anni e in Italia dopo Y. Ho scritto una lettera a Berlusconi, Fini e Frattini, perché l’Italia si faccia carico di questo coordinamento. Inutilmente, sotto il Centro-sinistra, scrissi un’analoga lettera a Prodi. Non è detto che si debba mettere nella Costituzione europea tutto ciò. Basterebbe un’iniziativa a livello di Parlamento europeo».
Ma il Parlamento, il 15 gennaio scorso, ha già raccomandato ai governi di far votare gli immigrati dopo 3 anni di residenza.
«Eh, tre anni. Mi sembra un’esagerazione: e poi quattro per gli italiani in Alto Adige. A proposito, ho appena parlato con Brugger, della Sudtiroler Volkspartei. E’ contrarissimo a qualsiasi ipotesi di voto agli immigrati...».