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Lampedusa - Il diritto di asilo, un diritto negato

Un’intervista in riferimento all’ultime due tragedie nel canale di Sicilia a Fulvio Vassallo Paleologo, ASGI Palermo

20 ottobre 2003

"Non ci sono novità da Lampedusa se non che mancano bare per seppellire i migranti e il centro di detenzione dell’isola sta scoppiando. Anche per queste ultime due tragedie si tratta di persone, provenienti dalla Somalia, che avrebbero avuto tutto il diritto di chiedere asilo nel nostro paese e non essere costrette ad affrontare viaggi che spesso li portano alla morte".

"Di novità da Lampedusa io non ne ho. C’è soltanto la notizia che non ci sono più bare in quell’isola e che adesso anche il centro di accoglienza, che in realtà è un Centro di Permanenza Temporanea, è stracolmo di immigrati che in realtà avrebbero bisogno di ben altro, che il centro di Lampedusa, per poter affrontare questi giorni dopo la tragedia che hanno vissuto.

Dal punto di vista funzionale certamente rispetto a chi sbarca dopo giorni di tempesta è un centro che svolge un’attività di accoglienza, tuttavia è un centro di permanenza temporanea e assistenza (così la formula che già stava nelle legge Turco-Napolitano, rimasta nella Bossi-Fini) e sono luoghi chiusi dove rinchiudere i "clandestini", perché tali sono per lo Stato, siano essi potenziali richiedenti asilo, scampati a tragedie o normali migranti arrivati "comodamente" con un’imbarcazione nel porto di Lampedusa, come è successo fino a qualche settimana fa quando il mare era calmo.

Tutte queste persone vengono chiuse per un periodo anche indeterminato perché, prima che avvenga il controllo da parte del magistrato e il provvedimento di espulsione, passano giorni che non vengono neanche conteggiati nei 60 previsti come tempo massimo in cui possono rimanere nei CPT.
C’è, ad esempio, un cimitero che ospita un numero imprecisato di salme di clandestini recuperati nel mare anche da pescherecci ed è un primo problema. Ci sono le bare che non si riescono a trovare. C’è il trasferimento sulla terraferma che spesso avviene con giorni e giorni di ritardo.
C’è, soprattutto, la prospettiva di costruzione di un altro mega CPT che dovrebbe essere in una zona di grande interesse turistico e paesaggistico vincolata, che dovrebbe sostituire l’attuale struttura che si trova all’interno dell’aeroporto. Su questo c’è stata una grossa polemica da parte degli abitanti di Lampedusa perché in questo modo l’isola non sarebbe più un pezzo di territorio italiano, ma un avamposto del nostro territorio, in una zona quasi extraterritoriale, dove gli immigrati sarebbero trattenuti in attesa del rimpatrio.
Da questo punto di vista l’isola cambierebbe la sua vocazione, prevalentemente turistica, con un centro di 500 immigrati trattenuti là stabilmente, diventerebbe un grandissimo centro di detenzione.

Lampedusa è particolarmente strategico perché in realtà il proposito recondito è quello di realizzare poi i rimpatri almeno verso i paesi dove ci sono accordi di riammissione direttamente da questi luoghi, evitando che fisicamente queste persone possano entrare in altre parti d’Italia.

Io sottolineo un dato come inconfutabile: la più grande percentuale di persone che sbarcano a Lampedusa sono richiedenti asilo. Sono persone che provengono dalla Liberia, dal Sudan, dalla Somalia, come gli ultimi che sono arrivati, sono persone che avrebbero il diritto di chiedere asilo e avrebbero anche il diritto di entrare nel nostro paese senza doversi affidare ai trafficanti e senza dover rischiare quello che abbiamo visto.

Purtroppo la mancanza di una normativa sull’asilo, l’impossibilità di chiedere asilo rivolgendosi per esempio ad un nostro consolato in un altro paese come l’Egitto o la Tunisia, tutto questo ingrassa le tasche dei trafficanti.
Se ci fosse una normativa sull’asilo che permettesse a queste persone di entrare legalmente è evidente che potrebbero arrivare nel nostro paese tranquillamente con un aereo o con un traghetto e non annegare in mare.
Tra l’altro, vorrei ricordare che da qualche mese sono in vigore delle norme regolamentari che attuano la Bossi-Fini per quanto riguarda il respingimento in mare e il blocco navale delle unità che trasportano clandestini. Negli stessi giorni in cui si sono verificate queste tragedie un’altra imbarcazione con degli egiziani che stava entrando nelle acque italiane e proveniva da Malta ha fatto marcia indietro. Non sappiamo se lo ha fatto perché è stata circondata dalle nostre unità o se sono intervenuti i maltesi: queste sono modalità che rimangono sempre oscure, confuse, su cui si dovrebbe fare molta chiarezza quando si tratta di vite umane e di persone che arrivano anche nel nostro paese anche per chiedere asilo.

Quindi siamo molto preoccupati per questo atteggiamento delle nostre unità navali, tra l’altro con una catena di comando che arriva fino al Ministero dell’Interni a Roma.
Siamo preoccupati perché queste tragedie purtroppo applicando queste norme regolamentari, applicando queste leggi, non potranno che ripetersi.

Rispetto a questo bisogna fare qualche cosa per impedire che ciò continui.

Secondo me addirittura c’è qualcuno che fa un calcolo cinico, cioè ritiene che queste disgrazie possano avere un effetto dissuasivo rispetto alla voglia di passare da una parte all’altra del Mediterraneo.
Ritiene che possano essere un ammonimento per coloro che vogliono provarci e questa è una cosa gravissima ed è auspicabile che, non dico l’Unione Europea, perché ormai come poteri decisionali diversi paesi europei hanno dimostrato di averne ben poco in comune, ma almeno i principali paesi europei dovrebbero affrontare la questione dell’asilo extraterritoriale. Quando un sudanese, quando un somalo arrivano in Egitto o in Tunisia devono avere riconosciuto il diritto, anche attraverso eventualmente la rappresentanza dell’ACNUR, di poter far valere il loro diritto di asilo in questi paesi e non essere costretti a starsene per giorni e giorni, per settimane, dentro dei lager di raccolta gestiti questa volta dalla criminalità nei principali paesi del Nord Africa, in attesa di un passaggio che in molti casi è un passaggio verso la morte.

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