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Diritti a rischio alle frontiere portuali

Intervista a Francesca Cucchi, responsabile del Cir Venezia

11 settembre 2008

Intervistiamo Francesca Cucchi, responsabile del Cir di Venezia, servizio che opera al valico di frontiera, portula e aeroportuale, di questa città.
Questa intervista è parte di un percorso di approfondimento che Melting Pot ha da tempo avviato sulle modalità di trattamento dei migranti al porto di Venezia. Qui le persone arrivano dopo avere affrontato un viaggio in cui molto spesso si rischia la vita. Molti di loro provengono da zone di guerra o da territori particolarmente problematici e sono bisognosi di protezione internazionale.
Ma anche quando i migranti riescono a raggiungere la frontiera portuale di Venezia - come anche quella di Ancona o di altri porti italiani - si trovano molte volte a subire, da parte della polizia di frontiera, dei respingimenti "ex convenzione di Dublino" verso la Grecia. Queste prassi spesso non tengono in considerazione la scarsa tutela che la Grecia garantisce rispetto a diritti fondamentali come quello di chiedere asilo.
Inoltre, può succedere che non si dedichi sufficiente attenzione, quando ad esempio servizi come quello del Cir non sono direttamente chiamati ad intervenire, alla situazione soggettiva delle singole persone che vengono intercettate dalla polizia e poi rinviate verso l’ultimo paese di transito, al loro bisogno di protezione internazionale, alla loro vulnerabilità (non pochi sono minori non accompagnati)

D. Nell’ultimo periodo si è molto parlato dei migranti che arrivano nei porti italiani nascosti sulle navi che partono dalla Grecia. Vorremmo chiederti innanzitutto chi sono queste persone che rischiano la vita per compiere viaggi così pericolosi, e cosa succede loro quando vengono intercettate

R. Si tratta in maggior parte di persone provenienti dall’Iraq, dall’Iran, dall’Afghanistan e, ultimamente, anche dalla Somalia e dal Sudan. Si tratta quindi di persone che per la maggior parte provengono da zone di guerra. Ci sono singoli, nuclei familiari, e parecchi minori non accompagnati.
Quando vengono rintracciati dalla polizia di frontiera e la polizia di frontiera ci contatta noi svolgiamo con loro un colloquio. Siamo due operatori legali e un mediatore culturale e quando è necessario anche un interprete di lingua madre.
Parliamo con loro, ascoltiamo le loro storie e li informiamo sulla normativa italiana e internazionale in materia di asilo e di immigrazione.

D. Che tipo di storie vi raccontano solitamente?

R. Sono racconti molto particolari che riguardano spesso persone costrette a fuggire dal loro paese per situazioni di guerra. Si tratta quasi sempre di persone che hanno alle spalle una storia molto forte.

D. Qual è il paese da cui partono le navi che li portano in Italia? E che tipo di viaggio si trovano solitamente ad affrontare?

R. Le navi partono dalla Grecia. E le persone possono attraversare l’Adriatico o a bordo di camion nascosti all’interno dei traghetti o anche come passeggeri.

D. Quando si ascoltano quelle storie di reperimento di cadaveri di persone che si erano nascoste dentro i cassoni coibentati o sotto i tir si tratta, quindi, in molti casi, di potenziali richiedenti asilo politico?

R. Si, sono persone che raggiungono l’Italia anche per chiedere asilo politico. E non lo fanno in Grecia perché sappiamo benissimo che lì la situazione non è tranquilla per i richiedenti asilo.
Lo stesso Cir ha sottolineato più volte come non ci sono possibilità in quel paese per i richiedenti e l’Acnur ultimamente si è pronunciato con documenti riguardanti la situazione greca denunciando la mancanza di interpreti e la mancanza di informazioni legali. Oltre a questo si è ribadito più volte come in Grecia il riconoscimento dell’asilo sia molto basso.
Nel 2007 si è calcolato, ad esempio, che non ci sono stati richiedenti asilo iracheni riconosciuti come rifugiati.

D. Quindi, quando si sente che la polizia di frontiera ha respinto dal porto di Venezia verso la Grecia i migranti che ha intercettato, questi rinvii mettono in pericolo la vita delle persone o almeno la possibilità di tutelare i loro diritti?

R. Se sono richiedenti asilo politico sicuramente diventa un problema per loro il riconoscimento della protezione internazionale

D. Secondo quali procedimenti giuridici vengono messe in atto queste riammissioni verso la Grecia?

R. Si tratta appunto di riammissioni nel senso che la persona non viene ammessa sul territorio italiano e viene rinviata verso la Grecia. Non è un respingimento, non è un’espulsione. È un provvedimento di riammissione, o almeno così lo definisce la polizia

D. Ma tutte le persone che vengono riammesse in questa maniera hanno prima avuto una valutazione personale della propria situazione o vengono anche riammesse senza la possibilità di capire chi sono e che bisogni hanno?

R. Noi operiamo solo su autorizzazione della polizia di frontiera, è la polizia di frontiera che ci contatta e questo non ci da la possibilità di capire cosa avvenga di preciso, cosa avvenga effettivamente

D. In Italia una recente sentenza del Tar della Puglia ha dichiarato illegittimo un rinvio di un richiedente asilo in Grecia, e la Norvegia ha sospeso la Convenzione di Dublino in riferimento alle riammissioni verso questo paese.
Cosa ne pensi del fatto che l’Italia invece continui, come è successo fino a pochissimi giorni fa dal porto di Brindisi, a rinviare in Grecia i migranti, compresi i potenziali richiedenti asilo?

R. Per quanto riguarda la sentenza del Tar è bene evidenziare come questa blocchi il rinvio in Grecia per un richiedente attraverso l’unità Dublino. Ciò vuol dire che la persona aveva fatto richiesta di asilo e per la Convenzione di Dublino si era disposto il suo trasferimento in Grecia.
Per quanto riguarda la situazione del porto invece non c’è nessun provvedimento dell’unità Dublino. Il Cir è sempre preoccupato degli eventuali rinvii in Grecia perché lì il diritto d’asilo non viene garantito.

D. Quali sono esattamente le difficoltà di chi si trova ad operare ai valichi di frontiera, e specie all’interno dei porti, col mandato di tutelare i diritti fondamentali delle persone? Come il lavoro del Cir potrebbe diventare più efficace in questo senso?

R. Il servizio al valico di frontiera permette di dare informazioni complete e nella lingua d’origine al potenziale richiedente asilo. Quando il Cir interviene è possibile evidenziare la situazione personale dei migranti...

D. ... Però a voi non è consentito salire a bordo delle navi

R. No, l’accesso a bordo non ci è consentito

D. Quindi voi riuscite a intercettare solo persone che riescono a sbarcare di nascosto o che sono fatte sbarcare, ma ce ne sono sicuramente tante altre che voi non riuscite ad intercettare per prestare loro assistenza…

R. Questo sicuramente

D. Come si potrebbe ovviare a questa situazione?

R. È difficile ovviare ad una situazione del genere.
Evidentemente la soluzione migliore sarebbe quella di potere disporre un colloquio con tutti i migranti che arrivano alla frontiera.

D. Il porto di Venezia ci ha insegnato, con le tragedie avvenute al suo interno, che molto spesso anche i richiedenti asilo che vogliono arrivare fanno dei viaggi in cui trovano la morte. Quindi esiste un problema più generale sull’asilo, il problema di predisporre canali legali d’ingresso delle persone.

R. Si. E al porto di Venezia si aggiunge anche la problematica della Grecia di cui parlavamo prima. Queste persone arrivano da lì e attraversano l’Adriatico perché la Grecia non tutela i loro diritti

D. Rispetto alle persone che riuscite invece ad intercettare, cosa succede dopo e quali risultati si riescono ad ottenere? Qual è la percentuale di esiti positivi che queste domande di protezione internazionale ricevono?

R. Una volta formalizzata la richiesta di asilo la commissione competente è quella di Gorizia e, una volta entrati in procedura, il numero di riconoscimenti di protezione internazionale è abbastanza elevato

D. Il nodo principale resta allora quello di riuscire a presatre assistenza a tutte le persone che arrivano al porto e fare in modo che non incontrino solo la polizia di frontiera.
Ricordiamo la storia di quel ragazzo iracheno che probabilmente avrebbe potuto fare richiesta d’asilo, era stato respinto dalla polizia al porto di Venezia verso la Grecia, si era reimbarcato di nascosto dentro un tir perché lì non aveva alcuna possibilità, ed era morto soffocato nel viaggio.
Quindi anche il Cir chiede di avere la possibilità di incontrare tutti i migranti che arrivano al porto per superare questa che sembra essere la problematica fondamentale?

R. Esatto. Soprattutto sulla base del fatto che la Grecia, che dovrebbe essere un paese sicuro, non lo è poi così tanto.

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- Stato competente per l’esame della domanda di asilo: annullato un respingimento verso la Grecia

- Le frontiere della morte. Cosa accade al porto di Venezia?

- Migrazioni tra Venezia e l’Europa. Ricordando i morti della Bazzera di Mestre.

- Morte al porto di Venezia - nota di Beppe Caccia al Sindaco Cacciari.

- Morte al porto di Venezia - Comunicato delle Associazioni.