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In Veneto almeno un Cpt, ma nessuno lo vuole

da Il Manifesto del 26 settembre 2008

27 settembre 2008

di Orsola Casagrande

Centri di detenzione in Veneto? No, grazie. Dopo l’approvazione del decreto del consiglio dei ministri che indica la regione del nord est come una delle dieci senza cpt e la conseguente ipotesi di realizzarne almeno uno (Padova, Verona, Venezia?), il centro sinistra si mobilita.

I verdi e rifondazione al comune di Venezia respingono con forza l’idea di un cpt vicino all’aeroporto di Tessera.
Lo stesso fa rifondazione comunista alla regione Veneto. «Nella prima seduta utile - dice Beppe Caccia, capogruppo dei Verdi in comune - proporrò che il consiglio comunale voti un ordine del giorno che dichiari l’assoluta indisponibilità ad ospitare sul nostro territorio, ora e nel futuro, una struttura detentiva per migranti come quella decisa dal governo». Dalla regione arriva un altro no. Pierangelo Pettenò, capogruppo di rifondazione, sottolinea che «è inaccettabile politicamente e umanamente l’ipotesi di apertura di un cpt o cie (centro di identificazione e espulsione) in questa regione. Ci batteremo - aggiunge - per arrivare in consiglio regionale con una mozione che bocci questa ipotesi».

A gioire del decreto ministeriale e dell’ipotesi che anche il Veneto abbia il suo centro di detenzione è l’assessore regionale alla sicurezza, Massimo Giorgetti (Alleanza nazionale), che ieri già spiegava a destra e a manca come dovrà essere questa struttura. Geograficamente baricentrica e fuori dalle città che abbiano a disposizione porto e aeroporto. Verona rimane l’ipotesi più quotata, anche se il sindaco leghista Flavio Tosi ha già fatto sapere di non volere un cpt dietro l’angolo. Naturalmente non perché si tratta di una galera per persone che non hanno commesso alcun reato, ma perché non si vogliono centinaia di ’clandestini’ tra i piedi. L’altra ipotesi in campo è Padova.

Ma la resistenza qui sarà pari, è facile prevederlo, a quella veneziana e per motivi ben diversi da quella del leghista Tosi. Rifondazione parla della necessità di avviare fin da subito un dibattito per far capire bene che cosa siano queste galere. «Nel nuovo decreto legge sulla sicurezza i famigerati cpt diventeranno cie, ossia carceri a tutti gli effetti, dove le persone, anche se in teoria dovrebbero essere "ospiti", sono in realtà dei detenuti e vi potranno stare anche fino a 18 mesi. È da quando sono stati progettati che rifondazione denuncia i cpt come strutture indegne di un paese civile, incapaci totalmente di garantire il minimo diritto umano alle persone che vi sono rinchiuse». E Caccia aggiunge: «Sono strutture presentate illusoriamente come la panacea di fronte al fenomeno dell’immigrazione irregolare. In continuità con i centri di permanenza temporanea, prolungando i tempi e rendendo più dure le condizioni detentive, i cie rappresentano una mostruosità giuridica e una vergogna per l’umanità».

Dalla regione Pettenò aggiunge che «stiamo assistendo ad una vera e propria emergenza democratica, costruita ad arte da partiti che fomentano, cavalcano, esasperano sentimenti di paura ed intolleranza, per far calare dall’alto (leggi Roma) le decisioni più assurde: cpt, eserciti nelle città, discariche e tutti gli scempi ambientali e sociali che renderanno impossibile la vita per chi avrà la sfortuna di viverci vicino».

Le strutture che fanno gola al ministero guidato da Maroni in Veneto sono diverse. A Tessera, proprio a ridosso dall’aeroporto, c’è un vecchio deposito di camion militari in disuso. Ma ci sono anche due ex basi missilistiche (per anni gestite dalla Nato) a Meolo e Roncade: anche in questo caso si tratta di zone comode per l’aeroporto di Tessera.