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Matrimoni e richiesta del Pds - Una prassi discordante. Il caso trattato dal Tribunale di Bologna

a cura dell’Avv. Marco Paggi

6 ottobre 2008

Vedi anche:
- Matrimoni e richiesta di esibizione del permesso di soggiorno

Una disposizione contenuta nel pacchetto sicurezza approvato nel luglio scorso dal Governo, prevede che il sindaco debba segnalare all’autorità di polizia i cittadini stranieri privi di un regolare permesso di soggiorno per provocare, chiaramente, il meccanismo sanzionatorio e quindi l’espulsione.

Questo della segnalazione da parte del sindaco è un problema che va a ricadere prevalentemente sui matrimoni, sui cosiddetti matrimoni misti, che spesso vengono celebrati tra un cittadino italiano o comunitario e un cittadino o cittadina extra-comunitari, non in regola col permesso di soggiorno.
Avevamo dato notizia di una recente sentenza della Corte di Giustizia del 25 luglio 2008 che nel procedimento C127/08 che aveva affermato come fosse in contrasto con le norme dell’Unione Europea impedire la regolarizzazione dei cittadini extracomunitari che avessero contratto matrimonio, anche in condizione di irregolarità di soggiorno, all’interno del territorio degli stati membri.
In altre parole i cittadini extra-comunitari che si sposano con cittadini comunitari hanno diritto a veder regolata la loro posizione, dice la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una pronuncia che ha diretta efficacia nell’ordinamento nazionale degli stati membri e che è vincolante anche per la magistratura italiana.
Ciò nonostante, invece, con il pacchetto sicurezza, si è introdotta questa norma che prevede la segnalazione da parte del sindaco.

La casistica purtroppo ci conferma che, da parte degli ufficiali di Stato Civile, si sta diffondendo una prassi di segnalazione dei cosiddetti clandestini che chiedono le pubblicazioni del matrimonio.
Dobbiamo allora fare alcune considerazioni più specifiche al riguardo.

La norma prevede l’obbligo di segnalazione da parte del sindaco delle situazioni di irregolarità ma non c’è nessun dispositivo che preveda, per la richiesta di pubblicazione di matrimonio, di richiedere il titolo di soggiorno al cittadino extra-comunitario.
E’ sufficiente, per la celebrazione del matrimonio, che uno dei due futuri sposi sia residente nel territorio del Comune ove si chiedono le pubblicazioni, ma non esiste alcun obbligo di esibizione del titolo di soggiorno specifico. Se non esiste questo obbligo, non è possibile pretendere l’esibizione del titolo di soggiorno e quindi non vi è una automatica conoscenza della situazione di irregolarità o meno dell’ interessato, a meno che, nel dubbio, non vengano denunciati tutti all’autorità di polizia per poi verificare chi ha il permesso di soggiorno e chi no.
Si dovrebbe quindi supporre che, la celebrazione del matrimonio e soprattutto la preventiva richiesta di pubblicazioni, non dovrebbe automaticamente esporre a rischio di espulsioni chi vuole sposarsi.

Ma la prassi è discordante
Si è già registrata una prassi diversificata tra i diversi comuni. Ci sono comuni ove non si richiede titolo di soggiorno, comuni ove si richiede esibizione sistematica del titolo di soggiorno e si procede sistematicamente alla denuncia: quindi una realtà del tutto disomogenea e del tutto incoerente.
Un caso emblematico è quello affrontato dal Tribunale Civile di Bologna che ha accolto un ricorso proposto in base a una norma del Codice Civile. L’art. 100, per ridurre ad un solo giorno i tempi ordinari previsti per le pubblicazioni di matrimonio tra un cittadino italiano e un cittadino di nazionalità cubana destinataria di un provvedimento di espulsione che le intimava di lasciare il territorio nazionale entro quindici giorni.
L’ordinario termine delle pubblicazioni avrebbe comportato la necessità che la cittadina straniera, per celebrare il matrimonio, si trattenesse in Italia oltre il termine dei 15 giorni concessogli per l’espatrio, col rischio quindi di subire l’espulsione coatta se non anche un procedimento penale. Il tribunale ordinario ha ritenuto che sussistano i gravi motivi, previsti dall’art. 100 del Codice Civile, che consentono, su ordine del tribunale, di ridurre il termine per le pubblicazione del matrimonio, e che quindi sussistano i gravi motivi per ridurre a un giorno solo i termini delle pubblicazioni al fine di consentire il matrimonio prima del termine previsto per l’espatrio.
Per questa via, verosimilmente, questa cittadina cubana e il marito italiano hanno potuto non solo celebrare il matrimonio ma far valere poi, prima che scattasse l’espulsione, il diritto di soggiorno.

- Leggi la sentenza del Tribunale Ordinario Sezione Civile di Bologna