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Parma - Un nuovo caso Bonsu

Giornalista ivoriano denuncia: "Sono stato pestato dai vigili di Parma"

da Polis quotidiano del 11 aprile 2009

11 aprile 2009

di Armando Orlando

Si chiama Lucien Aka Kouame ed è un giornalista della Costa d’Avorio di 38 anni. A Parma ci è arrivato qualche anno fa e, adesso, vive in città con un permesso di soggiorno da rifugiato politico. Ha un lavoro – che non è quello di giornalista – e conduce un’esistenza tranquilla, da straniero che è riuscito ad integrarsi in un tessuto sociale sconosciuto.
Il prossimo 14 aprile Kouame – che è assistito dagli avvocati Maria Rosaria Nicoletti e Alberto Valenti - dovrà presentarsi in tribunale perché comincerà il processo che lo vede imputato del reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Fatti che risalgono al novembre del 2006. Fatti che, per certi versi, lasciano interdetti.
Quella di Kouame è una vicenda particolare. Certamente anomala. Tanto che Lucien Aka Kouame – se risultasse fondata la sua versione - potrebbe essere considerato una sorta di Emmanuel Bonsu ante litteram. I punti di contatto tra quello che è successo al giovane studente ghanese – arrestato per errore nel parco Falcone e Borsellino nel corso di un’operazione antidroga della polizia municipale – e la vicenda dell’ivoriano sono più d’uno.
Kouame sostiene di essere stato fermato da un gruppo di vigili urbani e, dopo il fermo, che a suo dire sarebbe avvenuto con modalità piuttosto violente, condotto nella sede centrale del corpo che, all’epoca, si trovava alla Villetta. Qui sarebbe stato sottoposto a interrogatorio e malmenato. Giusto quello che Bonsu ha denunciato dopo l’arresto di settembre.
Scappa dal posto di blocco
Il 20 novembre di tre anni fa Kouane è in sella al suo motorino. Sta percorrendo una strada dell’Oltretorrente e viene fermato ad un posto di blocco dei vigili per un controllo di routine.
L’ivoriano consegna i documenti agli agenti e aspetta che il controllo termini. Poi se ne va. Il controllo, però, non si è concluso. Tanto è vero che nelle mani di un vigile urbano resta il permesso di soggiorno che Kouane ha esibito pochi minuti prima. Un documento che per un immigrato è preziosissimo e difficile da ottenere.
Gli agenti – che sono due – credono, giustamente, che l’immigrato stia dandosi alla fuga e si mettono a seguirlo a bordo degli scooter di servizio. La cosa curiosa è che Kouane sostiene di non essere scappato, ma che si è allontanato credendo che la procedura di controllo fosse conclusa. Una tesi che sembra confermata dal fatto che l’ivoriano, subito dopo la presunta fuga, non scappa a casa sua e non si nasconde, ma si ferma di fronte ad una filiale di Banca Monte, entra e si mette in fila aspettando il suo turno.
Nel frattempo i vigili lo raggiungono e chiedono l’intervento di altri colleghi. Kouane ha un conto aperto nella filiale ed è un viso noto per impiegati e funzionari, che osservano con sconcerto la scena del fermo.

Gettato a terra
Kouame sostiene di non aver capito nulla e di essere stato gettato a terra dagli agenti, che avrebbero agito con eccessiva brutalità.
Uno dei dipendenti della banca sarebbe anche intervenuto per prendere le difese del cliente, senza ottenere null’altro che l’invito ad occuparsi dei fatti suoi. A quanto pare le telecamere del circuito esterno di videosorveglianza avrebbero filmato tutta la scena e potrebbero dare una mano alla ricostruzione del fatto.
Condotto in centrale, l’ivoriano sostiene di aver subito un trattamento simile a quello che Bonsu ha denunciato a settembre. Denuncia che ha dato vita ad un’inchiesta della procura nella quale dieci vigili – otto agenti, un commissario capo e un ispettore - figurano indagati per ipotesi di reato che vanno dal sequestro di persona alle percosse aggravate, dalla calunnia alla violazione dei doveri d’ufficio, e poi ingiuria, falso ideologico e materiale. Tanto per sgomberare il campo da interrogativi legittimi, va aggiunto che Kouame non ha pensato di associare il proprio caso a quello di Bonsu solo adesso, ma l’ivoriano – subito dopo i fatti che lo hanno riguardato – ha denunciato gli agenti della polizia municipale. Si tratta di quattro vigili, tre dei quali figurano tra gli indagati dell’inchiesta Bonsu. La procura ha archiviato l’inchiesta, ma c’è il caso che il processo in procinto di partire possa rimettere in discussione le cose. Questo almeno crede Kouane, che è pronto a scagliare un’altra tegola sul corpo della polizia municipale di Parma già provato dall’affare Bonsu.