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Ravenna - Quegli "abusivi" che fanno tanta paura...

di Franck Viderot

da Città Meticcia, aprile 2009

28 aprile 2009

Sono le dodici e trenta di un giorno come tanti altri a Ravenna, nel parcheggio di piazza Kennedy. Sparsi in quel campo di macchine, si scorgono giovani di origine africana: sono i cosiddetti “parcheggiatori abusivi”. Ragazzi che indicano agli automobilisti i posti liberi, o danno a questi ultimi tagliandi di sosta non ancora scaduti in cambio di una moneta o dell’acquisto di un pacchetto di fazzoletti. Fenomeno presente in tante altre città italiane, i parcheggiatori abusivi a Ravenna sono presenti in alcune zone di sosta pressi dei supermercati ma soprattutto quelli di piazza Kennedy, dell’ospedale e del mercato. Da ormai oltre un anno sono oggetto di una polemica che inizia dalle case della gente comune e arriva fino all’ufficio del sindaco. «Sono troppo numerosi e invadenti» dice una signora, un sabato al mercato. «è uno degli argomenti preferiti, di cui si sente parlare più spesso - racconta Antonella, un’automobilista ravennate che non riesce a capire l’accanimento della gente su questi ragazzi. - C’era addirittura una venditrice, qualche giorno fa, che diceva di volerli farli tutti fuori. Le sue parole mi hanno colpito».

Ma chi sono i parcheggiatori abusivi? Esseri umani, innanzitutto. Mossi dalla ricerca di condizioni di vita migliori perché spesso i paesi di provenienza sono poveri oppure sono luoghi in cui non vengono rispettati i diritti civili. Ma, pare, che a molti ravennati facciano paura e la loro presenza è diventata una questione di “sicurezza” cittadina. Per questo il sindaco Matteucci circa un anno fa ha emesso un’ordinanza che vietava loro di fare la questua, pena un’ammenda da 500 euro. Un anno doppo, a loro ci siamo avvicinati per sentire il suono dei loro campanelli. Sono molto giovani, in maggioranza ventenni, in maggioranza “sans papiers”. Ci sono anche laureati in mezzo. «Ogni giorno veniamo qua a cercare il pane quotidiano» ci dice John, richiedente asilo politico nigeriano, ventiquattro anni. «Non mi piace questo lavoro - dice Abdul, un laureato senegalese altissimo, di trentuno anni, - però non riesco a ottenere né i documenti né un lavoro vero. Lo so che non si deve, non è legale, ma devo mangiare. La mia educazione e la mia religione mi vietano di rubare o di spacciare». Abdul in un mano tiene la sua merce composta di paccottiglie (fazzoletti, calze), nell’altra il rosario. A ogni grano sussurra «Allah hu akbar»: Dio è grande. Quando parliamo dell’ordinanza Yusuf, un altro ragazzo senegalese, ci risponde affermativamente: «C’è un senegalese che lavora con il comune (Babacar Pouye, presidente della rappresentanza dei cittadini stranieri), che ci ha spiegato tutto. Fino adesso non sono ancora stato imprigionato o multato però ogni volta che si avvicinano i carabinieri me ne vado subito».

Contro i parcheggiatori abusivi pesano tante accuse: la prima è quella di essere irregolari sul territorio italiano. Accusa purtroppo vera nella maggior parte dei casi, anche se in mezzo a loro c’è qualche richiedente asilo e anche chi è stato in regola prima di perdere il lavoro. Un’altra è di essere fonte di paura e di stress per gli “utenti più deboli” (si intendono donne e anziani). «Mi vergogno di chiedere l’elemosina. - afferma Yusuf - perciò cerco di essere “utile” senza chiedere denaro. In realtà trovare un posto libero mi permette di avvicinarmi allo scopo di vendere un fazzoletto o un accendino per un euro o due». Ma c’è addirittura chi li accusa di ricattare gli automobilisti o minacciare ritorsioni contro le macchine. «Io non li reggo, non do una lira a nessuno. E lo sanno tutti al parcheggio» dichiara Andrea, mentre si avvicina alla sua automobile nel parcheggio dell’ospedale. E alla domanda se avesse mai avuto danneggiata la macchina Andrea risponde: «Il primo che ci prova è un uomo morto». In realtà, la maggior parte degli automobilisti non dà niente ai parcheggiatori abusivi. Anzi. «Umiliazioni, insulti sono il nostro quotidiano. Ma noi, che cosa possiamo dire? Già che siamo irregolari, è meglio stare buoni. Altrimenti ci ammazzano tutti prima di mandarci a casa. È dura questa vita... non la auguro a nessuno». Sono le parole di Davis, un nigeriano di vent’otto anni. Eppure, figure come quelle dei parcheggiatori abusivi non sono certo una novità: una volta erano dei ragazzi che all’uscita dei supermercati aiutavano la gente a scaricare il carrello per recuperarne le cinquecento lire, un’usanza ancora oggi in uso, ma, pare, sempre meno tollerata. In questi ultimi anni sono diventati ingombranti e dichiarati “pericolosi” fino a costituire un argomento politico. Perché?

La prima ragione è che in questi tempi di crisi non è più così comodo dare un euro in più, non stiamo mica parlando di lire. Già è un rompicapo cinese arrivare alla fine mese. L’altra ragione più consistente è che le cose sono cambiate. Cioè è scattata l’ora della “tolleranza zero”. Adesso “con i clandestini bisogna essere cattivi”. Se qualche tempo fa era “politically uncorrect” dichiararsi fascista o razzista, oggi è “fashion” predicare l’intolleranza verso il diverso.

Ma se finora non sono state registrate denunce di utenti a cui sono state danneggiate le macchine per non avere pagato, se non sono stati segnalati crimini commessi nei parcheggi, è giusto dichiarare un stato di emergenza per i parcheggiatori abusivi? Vorremmo che fosse ben chiaro: non vogliamo certo incoraggiare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi solo perché siamo a favore di una convivenza pacifica in una società ravennate composta di cittadini attivi e civili senza distinzione di provenienza. Ma quando sentiamo esponenti politici esprimersi in termine di vittoria per un’ordinanza repressiva contro i parcheggiatori abusivi o sentiamo invocare addirittura misura più drastiche per sradicare il “problema”, siamo convinti che le forze politiche dovrebbero misurarsi su altro. Nel litigio tra due elefanti, sono le erbe che ne patiscono. Dal nostro piccolo angolo vogliamo porre il problema alla radice: preghiamo perché i politici “avidi” del terzo mondo, burattini dell’occidente, diano a quei giovani, vera risorsa per il futuro dell’Africa, la seria possibilità di non venire a sprecare i loro talenti nelle fabbriche o morire per mano di qualche razzista occidentale, mentre i loro paesi ogni giorno vanno in rovina. Perché quello dei posteggiatori “abusivi” è davvero il male minore di un problema enorme e globale che travolge la vita di interi popoli. E quei ragazzi sono soprattutto vittime. Ricordarsene ogni tanto può tornare forse utile anche ad averne meno paura.