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Regione Marche - Contrarietà alla norma che prevede la possibilità per i medici di denunciare gli stranieri irregolari

B.U.R. Marche n°30 del 26/03/2009

Dal Bollettino Ufficiale della Regione Marche

27 aprile 2009

Assemblea legislativa delle Marche.
Estratto del processo verbale n. 135 del 10 marzo 2009 - Risoluzione sulle mozioni nn. 325 e 326 "Contrarietà della Regione Marche alla norma che prevede la possibilità per i medici di denunciare gli stranieri irregolari".

Il Presidente passa alla votazione del punto iscritto all’ordine del giorno che reca:
- MOZIONE N. 325 dei consiglieri Ricci e Luchetti "La Regione Marche contro l’emendamento al decreto sicurezza che lede profondamente il diritto alla salute degli immigrati";
- MOZIONE N. 326 del consigliere Binci "Contrarietà della Regione Marche alla norma che prevede la possibilità per i medici di denunciare gli stranieri irregolari".
(abbinate ai sensi dell’art. 119 del R.I.)
Il Presidente pone in votazione la proposta di risoluzione relativa all’argomento trattato a firma dei consiglieri Ricci, Luchetti e Binci (presentata ed acquisita agli atti nella seduta n. 134 del 3 marzo 2009).
L’Assemblea legislativa approva la proposta di risoluzione, nel testo che segue:

"L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA
DELLE MARCHE

PREMESSO che
- la vigente normativa dal 1995 prevede che agli immigrati stranieri temporaneamente presenti (STP) "sono comunque assicurate le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio. Tali prestazioni sono erogate nei servizi pubblici ed accreditati. Sono inoltre estesi agli stranieri irregolari e non iscritti al SSN i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva". In particolare devono essere garantiti: a) tutela sociale della gravidanza e maternità, b) tutela della salute del minore, c) vaccinazioni, d) interventi di profilassi internazionale, e) profilassi, diagnosi e cura delle malattie infettive;
- per cure si intendono le "prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti)" (circolare Ministero della sanità n. 5, 24 marzo 2000);
- ai sensi del comma 5 dell’articolo 35 del Testo unico sull’immigrazione (d.lgs. 286/1998, suppl. ord. n. 139/L alla g.u. 18 agosto 1998, n. 191) "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non deve comportare alcun tipo di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto a parità di condizioni con il cittadino italiano";
- la possibilità che l’immigrato irregolare che si rivolge ai servizi perché bisognoso di cure mediche venga contestualmente segnalato all’autorità di polizia, impedisce di fatto l’accesso alle cure;

RITENUTA la suddetta segnalazione atto:
a) persecutorio e discriminatorio in quanto sancisce l’esclusione totale da un diritto umano fondamentale, quale quello della salute, di un gruppo di persone sulla base dell’appartenenza etnica e solo perché hanno "un colore della pelle diverso";
b) contrario alla Costituzione italiana che prevede che la salute sia tutelata dalle istituzioni come diritto pieno ed incondizionato della persona e a tutela dell’intera collettività;
c) inutile in quanto non è con la persecuzione delle persone bisognose di cure che si garantisce la sicurezza dei cittadini (tanto più che la legge già prevede la segnalazione alle autorità obbligo di referto) nei casi di violenza;
d) dannoso perché la clandestinità sanitaria può comportare la diffusione di malattie che non potranno più essere tenute sotto controllo attraverso la prevenzione e le cure e quindi ci potrebbero essere ricadute sulla salute di tutta la collettività e perché vanifica i successi raggiunti negli ultimi 15 anni relativamente alla salute degli immigrati (riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione della tubercolosi, miglioramento degli indicatori materno-infantili). A questo proposito si sottolinea che saranno proprio le donne ed i bambini che sono le maggiori utenti dei servizi a subirne le ricadute negative;
e) pericoloso perché incentiverà la nascita di "percorsi sanitari" paralleli al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, aborti clandestini, minori non assistiti);
f) oneroso sul piano economico in quanto comporterà un aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni del Pronto Soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dell’emendamento, le condizioni di arrivo delle persone saranno più gravi e necessiteranno di interventi più lunghi e complessi;

TENUTO conto che:
- tutti gli ordini professionali Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri (FnOMCEO), Federazione nazionale collegi infermieri (IPASVI), Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (FNCO), Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali (CNOAS) ecc. e la maggior parte delle Regioni stanno facendo opposizione all’emendamento che modificherebbe la legge in quanto contrario alla Dichiarazione dei diritti umani, all’articolo 32 della Costituzione e al codice deontologico;
- il Presidente della Conferenza Stato-Regioni si è espresso: "Le norme approvate in Senato rischiano di determinare una situazione moralmente insostenibile e pericolosa". "A parte ogni ragionamento relativo alla necessità di garantire un servizio sanitario fondato su criteri di bisogno e di solidarietà, vanno considerati i problemi relativi alla necessità di una adeguata prevenzione che è tale nella misura in cui, soprattutto per alcune malattie, riguardi tutta la popolazione a garanzia dell’intera comunità. Questa norma non può entrare nell’ordinamento italiano, se ciò avvenisse, sarebbe una cosa gravissima e inaudita";

PRESO atto altresì che in questi giorni è in discussione al Parlamento, nell’ambito del pacchetto sicurezza, l’abolizione del divieto di segnalazione;

DICHIARA

la contrarietà della Regione Marche alla norma che prevede la possibilità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari;

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

- ad attivarsi nei confronti del Governo e del Ministero dell’Interno attraverso le opportune forme di protesta;
- ad adottare tempestivamente i provvedimenti legislativi e regolamentari necessari per ribadire e sostenere il diritto di tutti gli individui presenti sul territorio regionale all’accesso ai servizi sanitari pubblici confermando l’obbligo del segreto professionale per tutti gli operatori sanitari e la garanzia dell’anonimato per gli utenti;
- ad avviare una campagna di sensibilizzazione sul diritto alla salute per la popolazione immigrata’’.