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Meningite tra i naufraghi della PINAR nel centro di Pian del Lago a Caltanissetta.

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

30 aprile 2009

Sono saliti a due i casi di meningite batterica tra i naufraghi della nave Pinar, accolti dall’Italia dopo lo scontro diplomatico con Malta e cinque giorni di blocco in acque internazionali. Uno dei due ragazzi, un giovane eritreo di 26 anni, che era apparso già grave fin dallo sbarco, è ricoverato in rianimazione in un ospedale di Caltanissetta.

Quanto sta succedendo è conseguenza diretta delle condizioni terribili nelle quali i migranti sono costretti durante il loro transito in Libia, dopo la firma degli accordi che prevedono l’arresto indisciminato di quanti, entrati irregolarmente in quel paese, attendono la possibilità di raggiungere l’Italia. Le attività di contrasto delle traversate a mare, con l’impiego dell’agenzia Europea Frontex, stanno allungando le rotte, con i conseguenti maggiori rischi di naufragio e aumentano le vittime dell’immigrazione « clandestina ». Sono sempre di più i migranti che arrivano dalla Libia in pessime condizioni fisciche, e alcune giovani donne, vittime di stupro, risultano sieropositive. Sulla situazione dei due malati di meningite sbarcati dalla Pinar, giunti a Porto Empedocle e trasferiti poi a Caltanissetta, potrebbero avere pesato anche i cinque giorni trascorsi sulla nave, bloccata al limite delle acque italiane, da persone già duramente provate dalla traversata, durata già altri cinque giorni, che si era conclusa con il provvidenziale salvataggio.

Quanto sta accadendo in queste ore nel centro polifunzionale di Caltanissetta, malgrado le rassicurazioni fornite dalle autorità, impone l’immediata chiusura del Centro polifunzionale di Pian del lago e la sua bonifica, esattamente come si fa quando casi simili si verificano nelle scuole italiane.

Mentre si accoglie positivamente la notizia che « Medici senza frontiere » ha potuto riprendere il lavoro di triage sulla banchina di Lampedusa, asistiamo sconfortati al balletto politico parlamentare con il quale si vorrebbe reintrodurre il prolungamento della detenzione amministrativa fino a sei mesi, ed ai preparativi per la partenza delle sei motovedette che l’Italia ha donato alla Libia per respingere i migranti verso le coste dalle quali sono partiti.

La Libia, per giustificare i tanti soldi che lo stato italiano si è impegnato a versare in cambio del blocco degli immigrati irregolari, in gran parte potenziali richiedenti asilo, ha già compiuto una operazione navale nella quale una imbarcazione carica di 200 migranti è stata bloccata e ricondotta nel porto di partenza. Non si hanno più notizie della sorte delle persone che erano a bordo, ma si può facilmente immaginare, alla luce di numerosi report internazionali, che si trovino tutti in stato di detenzione e che nessuno abbia potuto presentare richiesta di asilo.

La lezione della vicenda dei naufraghi malati della nave Pinar, vittime ancora una volta di conseguenze fisiche derivanti o aggravate dalla loro lunga traversata, dovrebbe consigliare a chi decide sulle politiche migratorie un atteggiamento meno « cattivo », meno condizionato dalle esigenze elettorali, e più attento alla dignità delle persone ed al rispetto dei diritti umani. Un consiglio che, alla luce del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza, il ministro dell’interno ed una parte della maggioranza di governo hanno già respinto. Anche se verrà soppresso l’emendamento che aboliva il divieto di segnalazione degli irregolari da parte dei medici, la introduzione del reato di immigrazione clandestina avrà conseguenze devastanti sul destino dei migranti e sulla salute pubblica, in conseguenza della fuga dei cosiddetti « clandestini » dalle strutture pubbliche di assistenza.

Vedi anche: Pinar, allarme meningite nel Cpt