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Ricongiungimenti - I comuni non rilasciano le idoneità abitative

Il pacchetto sicurezza ha introdotto nuove norme che gli uffici comunali non sanno come applicare

7 ottobre 2009

Era una eventualità paventata da più parti. Il pacchetto sicurezza aavrebbe svelato molti dei sui risvolti proprio con il concretizzarsi delle situazioni su cui è andato ad intervenire. Una di queste è la modifica introdotta all’articolo 29, comma 3 del T.U. la cui nuova formulazione specifica la necessità di verificare la conformità dell’alloggio "ai requisiti igienico-sanitari, nonchè di idoneità abitativa", ribadendo che a farlo dovranno essere i "competenti uffici comunali".

Cosa significa?
Se un tempo era sufficiente la verifica rispetto all’idoneità dell’alloggio sotto il profilo del rapporto tra superficie dello stesso e persone che lo abitano, proporzione stabilita in base ai differenti criteri stilati sulla base delle normative regionali, (per la verità criteri di confort riferiti all’ "assegnabilità" degli alloggi e non in negativo come minimi da far ricadere sugli inquilini) oggi, il nuovo tenore della norma, parlando di "idoneità abitativa" e "requisiti igienico-sanitari" introduce molteplici perplessità e dubbi nell’applicazione della norma.

Sono molti infatti i comuni che, a fronte del nuovo testo, vivono una empasse nel rilascio delle certificazioni.

In primo luogo si pone il dubbio rispetto al fatto di dover verificare l’abitabilità sotto il profilo di specifiche certificazioni relative all’idoneità degli impianti o alle norme urbanistiche e architettoniche. Se questo fosse l’intento della normativa si verificherebbe una situazione per cui la stragrande maggioranza degli alloggi, in primis quelli costruiti precedentemente all’introduzione delle nuove norme in materia, risulterebbero nel nostro paese, non rispondere ai requisiti previsti.

Ma è possibile scaricare sul diritto all’unità familiare, esercitato legittimamente dai cittadini stranieri, responsabilità che sono invece imputabili ai proprietari degli immobili o agli stessi enti gestori delle case di patrimonio pubblico? Una applicazione in tal senso risulterebbe palesemente discriminatoria verso soggetti che, non per loro colpa, ma anzi, a loro danno, vivono in abitazioni non rispondente a questo tipo di normative.

Ferma restando quindi la necessità di verificare il solo rapporto tra superficie e abitanti dell’alloggio (certificazione che già da sola dava luogo a moltissimi problemi nell’esercizio del diritto all’unità familaire) e non anche, per esempio, la conformità degli impianti, si pone comunque il problema della verifica dei requisiti igienico-sanitari.

Molte prefetture, nelle riunioni convocate proprio dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza, hanno dato indicazione proprio nel senso di attribuire ai comuni l competenza nel verificare la corrispondenza ai requisiti igienico-sanitari.
Ecco che moltissimi uffici sono entrati in un corto circuito non auspicabile ma certo prevedibile. Come è possibile procedere a queste verifiche?

Il problema ha dei risvolti non di poco conto. In primo luogo, se anche si riuscisse a procedere alle verifiche, sembra anche in questo caso discriminatorio negare il diritto all’unità familiare per cause non imputabili al richiedente, come per esempio lo stato decadente dell’abitazione. Muffe, perdite d’acqua o altro sono infatti spesso causate dalla non curanza dei proprietari o degli enti pubblici.
In secondo luogo rileva il problema più imminente, quello dell’incapacità dei comuni stessi di far fronte alla necessità di procedere a queste verifiche che, oltre a ritardare i già lunghi tempi di attesa per la ricongiunzione familiare, potrebbe dar luogo ad innumerevoli ricorsi intentati contro l’amministrazione che non proceda, entro i tempi stabiliti, ad evadere le pratiche, con conseguente risarcimento del danno.

A tal proposito sottoponiamo all’attenzione dei lettori un articolo di rassegna stampa pubblicato su Repubblica.it che richiama l’attenzione sulla situazione del Comune di Firenze.

- Il certificato per l’alloggio non arriva e le famiglie degli immigrati sono bloccate