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Sfruttamento lavorativo, ribellarsi si può! Un’iniziativa della Regione Emilia Romagna

Chiama il numero verde nazionale contro la tratta: 800-290290

18 giugno 2010

Allo sfruttamento e alla violenza ci si può ribellare. La Regione Emilia-Romagna lancia una campagna di comunicazione contro le gravi forme di sfruttamento lavorativo e la riduzione in schiavitù. Un’iniziativa che rientra nel progetto regionale “Oltre la strada” per l’assistenza, la protezione e l’integrazione sociale delle vittime, di cui, dal 1 gennaio 2007 a oggi, hanno usufruito 173 persone.

Ti sfruttano sul lavoro? Subisci violenze, minacce, ricatti? Chiamaci”:
questo lo slogan su cui si basa la campagna che è stata presentata stamattina dall’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi (Video intervista).
Vittime o testimoni possono infatti segnalare e denunciare violenze e sfruttamenti chiamando il numero verde nazionale contro la tratta: il servizio, che risponde al numero gratuito 800-290290, è multilingue e attivo 24 ore su 24.

Dopo un primo contatto con la postazione nazionale (il servizio è finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità) le telefonate provenienti dall’Emilia-Romagna vengono smistate alle mediatrici culturali della rete di “Oltre la Strada”, il sistema di interventi nella lotta alla tratta di esseri umani e alle forme di sfruttamento che la Regione porta avanti da 14 anni attraverso gli enti pubblici locali e il terzo settore.

Reggio Emilia (con 82 prese in carico) e Bologna (con 37) sono le due realtà principali in Emilia-Romagna dove in questi ultimi anni le vittime di sfruttamento (per la maggior parte uomini, d’età compresa tra i 30 e i 40 anni) hanno trovato la forza di reagire e denunciare (rivolgendosi a un avvocato, alle forze dell’ordine, al numero verde anti-tratta) la propria condizione.

La campagna - ha sottolineato l’assessore regionale Teresa Marzocchi - punta soprattutto all’emersione di quelle forme di grave sfruttamento in campo lavorativo che, nell’attuale momento di crisi economica, trovano anche nella ricca Emilia-Romagna ulteriori spazi per diffondersi, come forma estrema del lavoro irregolare, in particolare attraverso il meccanismo dei sub-appalti. Una campagna informativa - conclude - i cui materiali sono disponibili per chi ci voglia affiancare e sostenere, e che è stata pensata sia per raggiungere le vittime, sia per creare una sensibilizzazione nella cittadinanza su questi temi”.

La campagna si basa su tre canali di comunicazione attivati contemporaneamente per due settimane a partire da metà giugno:
uno spot radiofonico in italiano e in inglese, trasmesso da un network di radio locali in grado di coprire l’intero territorio regionale; un volantino in italiano, inglese, cinese, arabo, russo e rumeno appeso alle cappelliere dei treni della rete regionale grazie alla collaborazione con Fer, Ferrovie Emilia-Romagna.
Infine, su tutti gli autobus urbani di Bologna verrà collocato nel retro del gabbiotto del conducente un’analoga locandina, sempre multilingue. Quest’ultima iniziativa, grazie alla collaborazione dei Comuni che fanno parte della rete di “Oltre la Strada”, verrà replicata anche sugli autobus di altre città della regione a partire da Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Ravenna, Modena e Ferrara.

Dieci anni di “Oltre la Strada”
2.762 prese in carico all’interno dei programmi territoriali; 600 presenze medie ogni anno all’interno dei programmi di assistenza; 3.121 permessi di soggiorno ottenuti (di cui 1.979 ai sensi dell’articolo 18); 6.164 interventi di re-inserimento socio-lavorativo (di cui 2.555 inserimenti lavorativi, 492 borse lavoro, 609 corsi di formazione professionale, 1.529 corsi di alfabetizzazione, 979 percorsi di orientamento al lavoro). Sono i dati complessivi, dal 1999 al 2009, del progetto “Oltre la Strada” - costo annuale un milione di euro, di cui 340mila dalla Regione, il resto dal Dipartimento Pari Opportunità - rivolto a persone straniere vittime di tratta e gravi forme di sfruttamento.
Il progetto si basa su un sistema integrato di interventi sociali e socio-sanitari realizzati da un’ampia rete territoriale costituita da enti locali e soggetti del terzo settore. Attualmente in Emilia-Romagna la condizione di sfruttamento più evidente risulta essere quella sessuale. Le altre tipologie di sfruttamento (principalmente lavorativo, edilizio e di “badantato”, accattonaggio, partecipazione forzata a situazioni caratterizzate da illegalità) sono però in una fase di crescente emersione.