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Autunno sans Sarkò

di Sarah Di Nella

Articolo pubblicato dal settimanale Carta del 10 settembre 2010, n. 29

15 settembre 2010

Che l’autunno 2010 in Francia sarebbe stato nero, Sarkozy lo aveva anticipato già il 30 luglio con il suo discorso di Grenoble. Ecco i pezzi forti della prossima stagione: decadenza della cittadinanza, stigmatizzazione dei francesi di origine straniera, espulsione dei rom e dei sans papiers. E l’ennesima legge sull’immigrazione.

Tra il 28 luglio e il 17 agosto, secondo il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale Eric Besson, 979 rumeni e bulgari sono stati espulsi. Tra il primo gennaio 2010 e il 25 agosto sono più di 8 mila ad aver subito la stessa sorte, in maniera «volontaria», sempre secondo Besson. Altri voli speciali sono previsti il 14 e il 30 settembre. L’Ue è in allarme, il Times il 17 agosto scorso titolava «Sarkozy espelle i rom e ricorda la Gestapo», mentre il ministro dell’interno Maroni si compiace.
«Il presidente Sarkozy – spiega Richard Moyon, della Rete educazione senza frontiere (Resf) – è in caduta libera nei sondaggi e deve fare i conti con l’affaire Woerth-Bettancourt e i suoi milioni di euro, l’impiego della moglie del ministro dell’economia… Usa la demagogia nazionalista e flirta con il razzismo per cercare di mettere a tacere questi scandali. Non si tratta di un piano concertato ma della reazione di un governo senza via di scampo, pronto a risvegliare i peggiori pregiudizi per salvarsi».
In reazione ai propositi razzisti del presidente, il 4 settembre ci sono state 134 manifestazioni in Francia, alle quali hanno partecipato centinaia di migliaia di persone. Nel mirino, anche il disegno di legge Besson sull’immigrazione. Il dibattito parlamentare inizierà il 27 settembre. Il governo e il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale lo hanno presentato come un adeguamento necessario della legge francese alle direttive europee, ma non si tratta solo di questo. «La legge Besson è la quinta legge sull’immigrazione in sette anni – dice Moyon – Quasi ogni anno Sarkozy ha bisogno della sua iniezione di richiamo. Il progetto Besson prevede di aumentare la detenzione degli stranieri sans papiers da 32 giorni a 45 giorni. Permette anche di espellere senza alcun controllo: per ora, quando qualcuno viene messo in un Cie deve essere portato davanti a un magistrato entro 48 ore. Con la nuova legge, la polizia disporrà di cinque giorni per procedere all’espulsione senza il controllo della giustizia. Prevede inoltre che chi si vede negare la regolarizzazione abbia un divieto di ingresso sul territorio per tre anni. Si tratta di una legge destinata a fare leva sul nazionalismo». Il ministro Besson, inoltre, ha annunciato un progetto di emendamento alla legge attuale per espellere più facilmente gli stranieri in caso di «minaccia all’ordine pubblico, in occasione di atti ripetuti di furto o di mendicità aggressiva».
«Siamo di fronte una drastica riduzione dei diritti dei migranti – sottolinea Cécile Poletti, dell’associazione Cimade – Si banalizza la reclusione e si va verso una gestione ’penitenziaria’ di queste persone. Il giudice può decidere della liberazione di un migrante, se le procedure non sono state rispettate. Una possibilità malvista dal potere amministrativo: ecco perché il potere giudiziario viene messo da parte. C’è anche la possibilità di creare delle zone di attesa apposite, a seconda dei bisogni, e a farne le spese saranno i potenziali richiedenti asilo. Quanto al potere discrezionale dell’amministrazione, che potrà mettere al bando alcune persone, serve solo a rafforzare l’arbitrarietà con la quale le prefetture decidono sul rilascio dei permessi di soggiorno. Ai danni di familiari di francesi, persone che vivono nel paese da anni. Si tratta di una politica che porterà molte persone a non chiedere più i documenti».

Una parte del ddl Besson riguarda il lavoro. Come spiega Raymond Chauveau, del sindacato Cgt, che dal 2006 sostiene gli scioperi dei lavoratori sans papiers, «due articoli sono di particolare importanza: il primo tenta di trasformare le organizzazioni sindacali in ausiliari della polizia, chiedendogli di segnalare i lavoratori sans papiers. Il secondo dice invece che i prefetti possono decidere la chiusura amministrativa delle imprese. Sono stato ascoltato in parlamento dal relatore Mariani e ho sottolineato la contraddizione tra questo progetto di legge e il punto al quale siamo arrivati con lo sciopero: abbiamo ottenuto accordi che permettono la regolarizzazione dei lavoratori in aziende che però rischiano la chiusura amministrativa, proprio perché li impiegano».
Lo sciopero dei sans papiers è iniziato il 12 ottobre 2009, con 2500 lavoratori che poi sono diventati 6640. Lo scorso 18 giugno è stato sospeso, ad agosto è iniziata la consegna dei dossier e sono arrivate le prime regolarizzazioni. Dopo otto mesi, infatti, la mobilitazione ha ottenuto dei criteri precisi e obiettivi, validi non solo per chi sciopera ma per l’insieme dei lavoratori sans papiers e su tutto il territorio. Un modo per arginare la discrezionalità delle prefetture. «Ormai ci sono dei testi – afferma Chauveau – E ci sono delle categorie di lavoratori che possono essere regolarizzati». Nonostante questa vittoria la cautela è di rigore, resta da vedere se e come gli accordi verranno rispettati.

Il movimento è stato portato avanti da undici organizzazioni, sindacati e associazioni e dall’assemblea generale dei delegati di sciopero. È stato il primo movimento massiccio dagli scioperi di lavoratori sans papiers, nel 2008. «Sono lavoratori che vivono con molto poco, parte del loro stipendio è infatti destinata al paese di origine – racconta Chauveau – Il grande dubbio era proprio sull’atteggiamento delle famiglie nei paesi di origine: hanno sostenuto lo sciopero. Abbiamo anche beneficiato di un’importante corrente di solidarietà e recuperato centinaia di migliaia di euro per permettere a chi scioperava di resistere. Grazie al sostegno di artisti e intellettuali, il movimento è stato molto seguito dai media. Abbiamo goduto anche dell’appoggio dei partiti di sinistra e perfino di alcuni deputati della maggioranza di governo. Con lo sciopero, la percezione dei lavoratori sans papiers è cambiata, l’immigrato viene visto innanzitutto come un lavoratore, non come uno che approfitta del sistema».
Dopo i cortei del 4, il prossimo appuntamento è «Rock sans papiers», un concerto di sostegno che si terrà il 18 settembre. Resf è tra i principali promotori. «C’è una tradizione, nella società francese, di impegno degli intellettuali contro la privazione delle libertà e al fianco dei sans papiers – dice Richard Moyon – Parteciperanno molti artisti. Sarà un’occasione per fare il punto pubblicamente sulle regolarizzazioni, le espulsioni e anche per fare un gesto politico contro le campagne razziste del presidente».