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Padova - Contestato Roberto Maroni. Respingiamo questa riforma non i migranti nei nostri mari

500 studenti, dottorandi e ricercatori in assemblea e poi in corteo contro la riforma Gelmini ed il razzismo

14 ottobre 2010

Il Ministro Maroni è arrivato a Padova per un vertice in Prefettura con le autorità locali snobbando l’invito del Sindaco Zanonato per un incontro in Comune. Ad accompagnarlo, il Governatore della Regione Veneto Zaia, per promuovere l’ipotesi di costruzione di un nuovo CIE nella regione e per confermare la “strategia della sicurezza contro l’immigrazione” che come hanno dimostrato gli omicidi delle scorse settimane a Padova, ha fallito ormai da temnpo.

A poche decine di metri una assembela di studenti, ricercatori e dottorandi dell’Università di Padova si era data appuntamento per mobilitarsi contro i tagli della riforma Gelmini (di cui è stato rinviato l’esame alle camere).

Ma la presenza del Ministro non è passata inosservata ed il mondo della formazione ha dato via ad un corte per le vie della città al grido di "respingiamo questa riforma non i migranti in mare", agitando i gommoni simbolo dei respingimenti in mare.

Padova e questa regione hanno bisogno di accoglienza non di un nuovo CIE come dimostra la presenza di molti rifugiati somali, ancora ospitati dall’Associazione Razzismo Stop perché privi di un posto in cui stare.

L’Associazione Razzismo Stop, parte del Coordinamento veneto NO CIE ha ricordato che i centri di detenzione sono luoghi in cui ogni barbarità è lecita.
Si tratta di denaro speso per costruire prigioni etniche per chi ha la sola colpa di non possedere un permesso di soggiorno, che si aggiunge a quello già speso per finanziare guerre che hanno il solo risultato di produrre morti e fughe di persone, o per riempire le tasche del dittatore Gheddafi per respingere esseri umani in fuga.

Intanto però i tagli del Governo stanno mettendo in ginocchio il mondo della formazione, attraverso un riforma che produrrà un paese più povero, meno libero, più becero.
E non è un caso che proprio in questo momento di brutalità ed imbarbarimento verso gli esseri umani di ogni provenienza, siano proprio l’Università, la scuola, il mondo della formazione a pagare Il prezzo imposto da questa idea povera di società che ci viene proposta.

E’ una questione di democrazia, E’ una questione che riguarda il presente che viviamo ed il futuro che andiamo costruendoci.
Per una società più libera per tutti, nella scuola e nella società, per i migranti e per noi tutti.

Il Ministro è avvisato. La costruzione di un nuovo CIE in Veneto non sarà facile. Né a Rovigo, né a Padova, né altrove.