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Manduria - Il cerchio e il salto. Fughe di massa dalla tendopoli

di Francesco Ferri, Campagna Welcome in presidio a Manduria

Cronaca e foto

2 aprile 2011

L’insieme degli eventi della giornata odierna è in qualche modo raffigurabile con una rappresentazione circolare. Al centro di questo immaginario cerchio si trova, ancora una volta, il centro detentivo di Manduria. L’inizio della giornata e la sua fine appaiono contigui. Medesima dimostrazione di quanto le uniche risposte governative in tema di politiche migratorie siano l’inseguimento e la cattura.
La mattinata è segnata, ancora una volta, dall’arrivo nella tendopoli di un numero elevatissimo di ragazzi tunisini, circa 1700, sbarcati intorno alle 8 nel porto di Taranto, dopo un viaggio - l’ennesimo - caratterizzato da spazi angusti, desideri e paure. Nonostante i timori, le poco rassicuranti dichiarazioni dei responsabili del campo e la costruzione, ancora non ultimata, di un’ulteriore e più alta recinzione la detenzione, anche per loro, dura poche ore. E’ fin da subito un flusso magnifico. All’inizio sporadico, frammentato, timido. Di ora in ora cresce, si manifesta, si gonfia. Fino a straripare. Impossibile quantificare quanti ragazzi oggi siano riusciti ad evadere dalla prigione a cielo aperto di Manduria. Quel che è certo e che nessun numero sarà mai in grado di descrivere l’emozione provata nell’assistere a salti formidabili, rapidissime arrampicate, poderosi balzi verso il cielo. Verso le quattro il flusso diventa incessante. Viene aperta una fessura nella rete. L’attimo è decisivo. L’esodo, lo si percepisce, raggiunge proporzioni impressionanti. Stimiamo che, nella sola giornata odierna, più di mille ragazzi tunisini siano riusciti ad abbandonare l’angusta tendopoli, in cerca di una vita possibile.

In tarda serata, accanto al tema straordinariamente accattivante della fuga se ne aggiunge un altro, antitetico per eccellenza. Un imponente schieramento di agenti di polizia, accompagnato da un numero impressionante di funzionari della digos blocca circa trecento migranti nel piazzale antistante la stazione di Taranto. La metà dei quali riesce, con modalità diverse, a sottrarsi all’ennesima beffarda cattura. Per centocinquanta, invece, il cerchio si stringe. Dopo lunghe attese, attimi di tensione, acqua e cibo ancora una volta pervenuti solo grazie a forme di autogestione e diversi malori soccorsi, per usare un eufemismo, con non troppa fretta, i ragazzi tunisini vengono ricondotti in pullman presso il centro di detenzione di Manduria. Con la pratica dell’inseguimento e della cattura la giornata si chiude cosi com’era iniziata, in un lungo corteo di bus e auto della polizia verso il centro di Manduria, inesistente dal punto di vista giuridico ed infame da quello morale.

Però nella provincia Ionica, in questi giorni, tutto è fluido, mobile. Complesso, per niente organico. La rappresentazione circolare della giornata di Manduria non è lineare, schematica. Anzi è articolata, asimmetrica. Cosi tanto contorta da risultare, ad un certo punto, spezzata. Oggi, a Manduria, i conti tornano splendidamente. Almeno ottocento ragazzi tunisini, tra quelli arrivati questa mattina, sono ormai geograficamente ed emotivamente lontani. A sfasciare magnificamente il cerchio sono stati i tantissimi migranti che nessuno ha catturato neanche oggi e che le speranze e i sogni dei quali sono portatori non potranno mai essere ingabbiati. Con la forza del loro coraggio e con la tensione emotiva delle loro splendide corse nel verde torneremo domani, con ancora più vigore, a pretendere immediata libertà per tutti.