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Manduria città aperta

di Francesco Ferri, Campagna Welcome in presidio a Manduria

7 aprile 2011

La possibilità che lo status giuridico dei ragazzi tunisini presenti a Manduria possa acquisire finalmente elementi di chiarezza contribuisce a creare, anche oggi, un clima tendenzialmente disteso, accompagnato altresì da percentuali di preoccupazione intorno alla situazione legale dei migranti che hanno già lasciato la provincia Ionica. Approfittiamo della giornata filata rapidamente via nell’attesa di imminenti novità per ripercorrere, in maniera schematica, la storia del rapporto prima complicato e poi straordinariamente intenso tra la comunità dei migranti e i cittadini che abitano le zone limitrofe.

Il meccanismo di produzione di timori intorno al pericolo-migranti che Alessandro Dal Lago nel suo fondamentale Non persone definisce tautologia della paura si è attivato anche a Manduria, fin dalle prime ore successive all’annuncio della costruzione del centro di confinamento, con i consueti indici di pericolosità eversiva, che in terra Ionica hanno avuto la manifestazione esteriore in pseudo-ronde e atteggiamenti similari.

Gli elementi capaci di contaminare con il germe della diffidenza anche comunità mediamente accoglienti risultano assolutamente significativi nei primissimi giorni trascorsi al confine orientale della provincia Ionica. Il meccanismo di formazione dei fenomeni sopra citati vede come motore primo la figura classica dell’accusatore, chiaramente presentato come un personaggio portatore di valori oggettivamente edificanti: il pater familias che teme per l’incolumità della propria prole, il lavoratore che abitando le campagne contigue alla tendopoli risulta infastidito dai presunti rumori notturni, il portavoce dei cittadini preoccupati ed impauriti. A queste categorie di cittadini virtuosi viene concessa la possibilità di definire per primi e in maniera assolutamente determinante i termini della problematica. La sola notizia dell’esistenza di alcuni cittadini che protestano per cacciare i migranti diventa condizione sufficiente per fare della protesta stessa una realtà oggettiva, senza alcuna necessità di verifica in termini di consistenza e portata.

La definizione dell’allarme da parte delle agenzie di comunicazione (anche stampa progressista e quasi tutto il sistema di informazione locale) a sua volta confermato dalla presenza degli accusatori che rivendicano rappresentanza sociale, avviene con strumenti ormai noti: assoluta arbitrarietà nella selezione delle notizie, accurata scelta del lessico usato e addondantissima dose di retorica.

Se come rileva Sayad, i fenomeni migratori svolgono una funzione specchio, palesando ciò che è latente nella costruzione e nel funzionamento di un ordine sociale, superando il clima di intollerabile ostilità che ha segnato i primi momenti dopo l’inizio della costruzione della tendopoli, le cittadine investite dal fenomeno migratorio, alla prova dello specchio, ne escono in maniera per niente contigua rispetto ciò che la rappresentazione prima descritta lascerebbe intendere.

La profonda frattura nel meccanismo sopra descritto è stata prodotta, certo, a partire dalla costante presenza di attivisti che fin dal principio hanno presidiato le zone limitrofe al campo di confinamento. Ma il meccanismo di marginalizzazione delle agenzie della paura ha avuto come elemento centrale il tema delle fughe, grazie alle quali migranti e cittadini hanno iniziato ad incrociarsi. Il prendere visione di come i freddi numeri e le astratte categorie altro non siano che un insieme di sentimenti, emozioni e speranze ed entrare in connessione con queste suggestioni ha permesso che s’ instaurasse un ampissimo meccanismo di autogestione della crisi, confermando che probabilmente solo intorno al tema delle pratiche si possano creare legami umani intensissimi.

Straordinaria metamorfosi anche dal punto di vista visivo: dieci giorni fa i migranti erano reclusi all’interno della recinzione e i cittadini dall’esterno ne contestavano la presenza. Oggi, in attesa di ciò che verrà domani, si balla, tutti insieme, un’improvvisata pizzica salentina, ognuno finalmente fuori dalla propria solitudine.