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Nave Excelsior - Dopo le tendopoli e le caserme, la prigione galleggiante.

Dal 12 aprile in mare. A bordo circa 90 migranti costretti ad una "crociera detentiva"

19 aprile 2011

Ha fatto tappa a Catania, a Civitavecchia, a Napoli, a Trapani, ma ancora il calvario della nave Excelsior e del suo carico di essere umani detenuti illegalmente al suo interno deve finire.

Sono ancora 90 i migranti a bordo che ormai dal 12 aprile vivono traghettati nel Mar Mediterraneo verso un destino conosciuto. Si tratta di una delle tante violazioni, forse la più esemplare, di queste settimane di "emergenza invasione". E’ saltato certo il sistema di confinamento e detenzione rodato da anni di guerra contro i migranti, ma sono saltate per anche tutte le garanzie dell’ordinamento giuridico. Questa permanente deroga ai diritti è stata anche "registrata" con un decreto dal presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 7 aprile.

Oggi però il nostro sguardo non è puntato sulle carrette che in questi mesi abbiamo visto sbucare all’orizzonte sul Canale di Sicilia ma su una nave passeggieri del gruppo Grandi Navi Veloci, coinvolta nell’operazione svuotamento, trasformata in un campo di detenzione galleggiante.

Gli ultimi imbarcati denunciavano già lo scorso quattordici aprile la mancanza di acqua e di pasti, condizioni igieniche deplorevoli e tensioni con le forze dell’ordine a bordo a causa dei maltrattamenti.

Sembra che la nave sia diretta a Lampedusa per procedere con un nuovo sbarco dei migranti a bordo, ma questa volta con destinazione diretta aeroporto, per essere ancora forzatamente imbarcati su un volo verso la Tunisia.

Mentre si discute di Europa, di profughi, mentre il governo gioca con la Francia sulla libera circolazione delle persone, continuano le violazioni dei diritti.
E questo limbo di terra che si affaccia sul mare e si aggrappa all’Europa dei confini, questo paese enclave chiamato Italia, sembra diventare ogni giorno di più per noi tutti, autoctoni compresi, una enorme prigione dietro le cui sbarre guardiamo dall’altra parte del Mediterraneo chi parte nella speranza di raggiungere una vita migliore.
Meglio attrezzarsi insieme per piegare queste sbarre di confine