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Reggio Emilia – Il Comune parte Civile al processo Ital Edil

Il Consiglio comunale approva la mozione popolare che chiedeva all’amministrazione di costituirsi parte civile al processo contro lo sfruttamento della manodopera irregolare

11 maggio 2011

Lunedì 10 maggio all’ordine del giorno del Consiglio comunale di Reggio Emilia viene discussa la mozione di iniziativa popolare sul caso Ital Edil e sfruttamento della manodopera clandestina a Reggio Emilia. La mozione, promossa da realtà locali come Ass. Città migrante, Libera, Emergency, Comitato provinciale acqua bene comune, Cobas Scuola, Popolo Viola, Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, è stata sottoscritta da 700 cittadini che chiedevano al comune di costituirsi parte civile al processo.
La vicenda riguarda centinaia di migranti che venivano sfruttati nei cantieri edili e tenuti in condizioni disumane. Questi lavoratori sono usciti allo scoperto denunciando ed auto-organizzandosi riuscendo in questo modo a rendere di dominio pubblico la loro situazione.

Il Consiglio comunale di Reggio Emilia ha approvato la mozione popolare. L’iniziativa è passata, con 21 voti a favore (Pd, Sel e Reggio 5 Stelle), nessun contrario e nessun astenuto. Al voto non hanno preso parte i consiglieri del centrodestra. Alla discussione ha partecipato un pubblico numeroso in sostegno dell’iniziativa. Se ci sarà rinvio a giudizio o un rito alternativo il Comune di Reggio Emilia si costituirà parte civile al processo.
La mozione popolare ha scatenato molta polemica all’interno del Pdl e della Lega Nord che, alcuni giorni prima della discussione, hanno tentato di porre il veto affinché non si trattasse l’argomento all’interno del Consiglio Comunale, oltre a presentare una pregiudiziale in Consiglio. “Il documento che sarà proposto al consiglio, con il quale si chiede al Comune di costituirsi parte civile in un procedimento le cui indagini sono ancora in corso, non è fissato alcun processo ed è molto targato- ha detto Eboli (consigliere Pdl). Le insolite modalità della richiesta e le stesse firme che la sostengono fanno chiaramente pensare a una manovra per ottenere permessi di soggiorno a favore di cittadini extracomunitari per motivi di protezione sociale , utilizzando l’art 18 del Testo Unico sull’immigrazione, ed evitando così l’espulsione”. Giovannini (consigliere Lega Nord) afferma: “il Consiglio non è un tribunale e in quanto istituzione non deve occuparsi di contrasti fra aziende e cittadini stranieri, prendendo le parti delle une o degli altri.

Il comunicato dell’associazione Città Migrante

La presentazione della mozione esposta dalla prima firmataria Federica Zambelli:
Buongiorno a tutte e tutti,
a me il compito di illustrare la mozione popolare sul caso Ital Edil e sullo sfruttamento della manodopera clandestina a Reggio Emilia. La mozione è stata sottoscritta da 700 persone ed è stata promossa oltre che dall’associazione Città Migrante, di cui io faccio parte, da una pluralità di realtà e soggetti locali come Libera, Emergency, Comitato provinciale acqua bene comune, Cobas scuola, Popolo Viola federazione della sinistra e sinistra ecologia e libertà.
La mozione chiede che il consiglio comunale impegni il sindaco e la giunta di Reggio Emilia affinché il comune di Reggio Emilia si costituisca parte civile nel processo che si celebrerà nei confronti di coloro che saranno imputati in relazione ai fatti che vado brevemente ad illustrare raccontando gli avvenimenti che ci hanno portato a conoscere la vicenda.

Negli ultimi mesi del 2007, ricevuto il mandato professionale da alcuni lavoratori moldavi, uno studio legale cittadino, ha chiesto ed ottenuto, dal Tribunale di Reggio Emilia, decreti ingiuntivi a carico di una ditta con sede a Reggio Emilia e una con sede in Moldavia, per somme di denaro dovute ai ricorrenti, per prestazioni lavorative svolte e non pagate o pagate solo in parte.
Parliamo di lavoro in ambito del settore edile.
Ricevuta la notifica dei decreti ingiuntivi, la ditta ha contattato lo studio legale chiedendo di non procedere in sede esecutiva ed impegnandosi a pagare quanto dovuto nell’arco di un mese, un mese e mezzo. Si trattava, per lo più, di piccole somme, inferiori ad euro 1.000,00, in alcuni casi, garantite da cambiali. Nonostante gli impegni presi la ditta non ha pagato il dovuto.
Fin dai primi mesi del 2008, altri lavoratori, anche di origine egiziana, mentre continuavano a farlo molti di nazionalità moldava, si sono rivolti allo sportello pubblico dell’associazione Città Migrante, illustrando gli stessi problemi, lamentando, cioè, di aver lavorato per le stesse società e di non essere stati pagati per le prestazioni lavorative svolte o di esserlo stati solo parzialmente.. L’associazione Città Migrante si è rivolta al suddetto studio legale chiedendo di intraprendere azioni legali per conto dei lavoratori che, a quel punto cominciavano ad essere numerosi, anche perché alcuni si erano rivolti direttamente allo studio e ad altri studi professionali cittadini.
Nel febbraio del 2008, l’associazione Città Migrante ha promosso iniziative pubbliche per rendere nota la vicenda e dar vita ad un punto di riferimento anche per tutti quei lavoratori che avevano lavorato per le suddette società e non riuscivano ad ottenere il pagamento di quanto loro dovuto. I racconti dei lavoratori hanno permesso di delineare i tratti di una vicenda che andava al di là della situazione di insolvenza del datore di lavoro. I lavoratori hanno iniziato a parlare anche di situazioni abitative disumane, in appartamenti forniti dal datore di lavoro (15-20 persone in un appartamento, letti usati a turno), di esose richieste di denaro per i suddetti posti-letto (fino 300-400 euro mensili) e per l’uso dei mezzi di trasporto verso i cantieri, nonché di pesanti minacce rivolte a chi reclamava lo stipendio.
Una episodio particolarmente significativo per comprendere la vicenda è quello del 16 dicembre 2007 data in cui è stata arrestata, a San Polo D’Enza, una ragazza di origine marocchina, a seguito di una lite con il fidanzato. La ragazza, all’arrivo dei Carabinieri, ha gettato nel canale adiacente all’abitazione, una valigetta che i carabinieri hanno recuperato e che conteneva timbri di tutti i tipi: di uffici anagrafe, università , comuni, uffici del lavoro, Prefettura di Reggio Emilia e di altre città, dell’ Ufficio immigrazione della Questura di Reggio Emilia e di altre Questure, del Regno del Marocco , dell’Agenzia delle entrate di Bolzano e di altre città ecc. Il verbale di sequestro elenca oltre 10 pagine di documenti. La successiva perquisizione al proprietario della valigia ha portato al ritrovamento, addirittura di un “ preventivo di spesa” per la falsificazione di documenti indirizzato alla ditta in questione. Quello ritrovato è un preventivo di 800 euro per ogni soggetto da regolarizzare. Il documento ritrovato era relativo a numerosi permessi ed aveva un importo complessivo di 5000 euro. La perquisizione ha portato al ritrovamento anche di numerose della schede informative relative a lavoratori, irregolari sul territorio, ma occupati, come manovali e muratori, dalle suddette società. Non solo: sono state ritrovate fotografie pronte da applicare su documenti, anch’essi già predisposti.
Alla fine del 2008 il G.I.P. del Tribunale di Reggio Emilia, la dottoressa Beretti , accogliendo parzialmente la richiesta del P. M., ha applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 indagati, rigettandola a 4.
La custodia cautelare in carcere è stata applicata alla fine delle indagini. La Pubblica Accusa, nella sua richiesta, fa risalire i fatti fino al 2003.
I documenti ritrovati nella valigetta e la perquisizione al proprietario hanno acclarato l’esistenza di un collegamento fra il falsificatore e queste ditte e fra queste ed i soggetti querelati da lavoratori rivoltisi a più avvocati.
Le singole querele, partite da lavoratori di diversa origine (prima moldavi, poi egiziani marocchini , tunisini, algerini, ecc), che non si conoscevano fra loro e si sono avvalsi delle prestazioni di avvocati diversi, sono poi confluite in un solo fascicolo.

La storia dei lavoratori moldavi è per tutti la stessa.
Vengono reclutati dalla ditta che ha sede in Moldavia direttamente in Moldavia dal 2003 al 2004. Assumevano gente da mandare a lavorare in Italia.
Queste denunce fatte da questi lavoratori sono abbastanza concordi nell’indicare gli stipendi, per es i muratori prendevano 1300 euro che al netto delle trattenute citate sopra gli restavano 600 euro per un lavoro dalle 7 alle 19 con una mezzora di pausa , sabato e domenica compresi
La ricostruzione che fa il giudice dice per esempio che venivano in Italia a gruppi di 10 li aspettavano all’aeroporto e le condizioni erano 1,75 euro l’ora per i primi 3 mesi , se sono più di 160 ore al mese diventano 3 euro per le ore eccedenti. Quando ai moldavi il permesso di soggiorno scadeva la maggiorparte rimaneva in Italia irregolarmente per un certo periodo poi gli si falsificavano i documenti.

Per gli egiziani il meccanismo funzionava in questo modo : chiedevano al lavoratore che si presentava a lavorare se era o meno in regola. Erano quasi tutti non in regola con il soggiorno gli chiedevano 2 fotografie compilavano loro il contratto di lavoro che gli facevano firmare, una fotografia la mettevano nel contratto e una nel badge(cartellino che li accompagnava nei cantieri). In questo modo lo regolarizzavano e facevano poi la denuncia inail in base al nome falso cioè a persone regolarmente soggiornanti che avevano stipulato un contratto con la ditta. Quindi con lo stesso nome molto probabilmente lavoravano più persone.
Pagavano per la casa 317 euro a posto letto al mese e ci abitavano fino a 16 persone. Solo della casa spendevano 600 700 euro di affitto che venivano detratti dallo stipendio.

I cantieri di cui si incontra la presenza delle circa 70 denunce presentate dai diversi lavoratori di diverse nazionalità sono almeno 41. Il giro di affari lo si può immaginare con i grossi appalti che avevano oltre al numero dei lavoratori. È stato sequestrato il libro matricola (che non abbiamo visionato) ma agli atti risulta ma il numero 468.

Nelle numerose denunce presentate dai lavoratori , una settantina sono illustrate le situazioni di cui vi ho parlato precedentemente e che accomunavano tutti i lavoratori.
Lo sfruttamento della manodopera irregolare è un fenomeno diffuso e spesso le condizioni di sfruttamento sono assimilabili alla schiavitù.
La mozione di iniziativa popolare chiede al comune di Reggio Emilia di costituirsi parte civile al processo che si celebrerà nei confronti di coloro che saranno imputati in relazione ai fatti che ho esposto vista la gravità degli avvenimenti, il numero dei lavoratori interessati, le condizioni di vita e di sfruttamento a cui sono stati sottoposti, il danno economico che ne hanno riportato, l’incidenza sulla vita sociale ed economica della nostra città, il danno che l’esercizio dell’attività imprenditoriale in si fatte condizioni ha causato alla comunità in tutte le sue parti, compresa quella imprenditoriale del settore, in quanto il Comune agisce a tutela del diritto della cittadinanza alla sicurezza avendo tra i propri compiti anche quello di garantire ai cittadini , il mantenimento di condizioni di convivenza civile. Oltreché l’ipotesi delittuosa è di particolare incidenza anche perché è stato , più volte ed autorevolmente, denunciato che il settore dell’edilizia è stato ed è interessato da infiltrazioni della malavita organizzata e, il caso in specie, se le accuse risultassero fondate si appalesa come ipotesi classica di dette situazioni.

I lavoratori che hanno proposto denuncia motivando e documentando le loro ragioni hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ai sensi dell’art 18 del testo unico sull’immigrazione.
In caso di qualche perplessità a proposito ci tengo a sottolineare che il fatto che il comune di Reggio Emilia si costituisca o meno parte civile al processo di coloro che saranno imputati nulla ha a che vedere con il titolo di soggiorno di queste persone che fra l’altro oggi lavorano e già la maggior parte l’hanno già convertito in permesso per motivi di lavoro.

La mozione di iniziativa popolare sul caso sullo sfruttamento della manodopera clandestina a Reggio Emilia è datata 28/12/ 2010 ed è stata depositata in Comune il 26/1/2011. Con essa i firmatari chiedono che il consiglio comunale impegni il sindaco e la giunta affinché il comune di Reggio Emilia si costituisca parte civile nel processo che si celebrerà nei confronti di coloro che saranno imputati in relazione ai fatti esposti nelle premesse e nelle considerazioni della stessa
La raccolta di firme in calce alla mozione è stata fatta quando, già da tempo, si parlava di chiusura delle indagini preliminari , indagini iniziate nel dicembre 2007 per fatti commessi in Reggio Emilia dall’inizio del 2003 al dicembre 2008 ed accertati nel dicembre 2007, come si legge dall’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari ha applicato a 6 persone la misura cautelare della custodia cautelare in carcere e l’ha rigettata per altre 4; il pubblico ministero, aveva chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere per ben 10 persone.
E’vero che le indagini sono ancora in corso, nel senso che non è stata comunicata la chiusura delle indagini preliminari; è, però, altrettanto vero che i firmatari della mozione hanno chiesto al consiglio comunale di impegnare il sindaco e la giunta affinché il Comune di Reggio Emilia si costituisca parte civile non ora o in astratto, ma nel processo che si celebrerà. Non solo: i firmatari della mozione hanno precisato che chiedono al comune di Reggio Emilia di costituirsi parte civile, ovviamente, quando sarà tecnicamente possibile non contro gli attuali indagati , ma come prevede la legge nei confronti di coloro che saranno imputati.
Ovviamente non si sarebbe potuto proporre la mozione una volta formulata l’imputazione o fissata la data dell’udienza preliminare, perché non vi sarebbero stati i tempi tecnici per farlo. Si osserva, in proposito, che dall’inizio della raccolta firme ad oggi, vale a dire al giorno della discussione della mozione in consiglio comunale, sono trascorsi oltre 4 mesi; dal deposito della mozione oltre 3. Per contro, dalla conclusione delle indagini preliminari all’udienza preliminare, di norma, decorre un tempo molto più breve: 20 giorni per le osservazioni degli imputati e dei loro difensori, una volta ricevuta la comunicazione di chiusura delle indagini preliminari e, conseguentemente conosciuti gli atti; non più di trenta giorni tra la richiesta di rinvio a giudizio e la data dell’udienza preliminare, che, in caso di richiesta di riti alternativi da parte degli imputati è il termine ultimo per la costituzione di parte civile. Va da sé, quindi ,che la mozione non poteva che essere presentata prima della conclusione delle indagini preliminari , cosa che pare meravigliare molto il consigliere Marco Eboli , ma che è ovvia, posto che il soggetto al quale si chiede di costituirsi parte civile (il comune di Reggio Emilia) lo può fare ,se non lo fa di sua iniziativa ma a richiesta,come in questo caso, di 300 almeno cittadini , secondo precise procedure che richiedono tempi lunghi ( il termine per verificare l’autenticità delle firme e il tempo di metterla a scadenza).
Ancor più singolare quanto affermato dal consigliere della lega nord Giacomo Giovannini, secondo il quale i consigli comunali non dovrebbero occuparsi di controversie tra aziende e cittadini stranieri.
A parte la singolare precisazione del consigliere sui cittadini stranieri, c’è da chiedersi se lo stesso sia contrario anche alla costituzione di parte civile dei comuni che l’hanno fatto nei processi come quello per l’amianto, celebratosi di recente a Torino o per fatti di inquinamento.
Ancora: il procedimento per “un altro procedimento collaterale”, non era” a carico di un’azienda” ma di 2 persone fisiche come lo è quello in oggetto, che riguarda anche altre persone fisiche. Il fatto che vi sia stata un’assoluzione per un fatto specifico non implica nulla rispetto alle ben più ampie accuse rivolte da un numero altissimo di persone(mentre nell’altro era un solo accusatore) contro numerosi soggetti.
Se il consigliere della Lega Nord voleva conoscere le “motivazioni di presunti illeciti” a carico degli imputati non aveva che da procurarsi copia degli atti relativi al suddetto procedimento, che sono pubblici in quanto lo stesso si è concluso e che comprendono quasi tutte le querele proposte e l’ordinanza di applicazione della misura cautelare.
(In riferimento a questo ultimo punto: Verità storica e verità processuale)