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Cesena - Voto agli immigrati in dubbio

da Il Corriere di Romagna del 9 gennaio 2004

9 gennaio 2004

Veto chiaro e drastico dal ministero dell’Interno sull’estensione agli stranieri residenti in Italia del diritto di recarsi alle urne, anche se limitato alla scelta dei rappresentanti delle Circoscrizioni.

Cesena - Spada di Damocle sulla decisione presa a Cesena di concedere il voto agli immigrati stranieri alle prossime elezioni dei Consigli di Quartiere. Dal ministero dell’Interno è arrivato un veto chiaro e drastico di fronte alla possibilità di estendere agli extracomunitari residenti da un certo tempo in Italia il diritto di recarsi alle urne, anche se limitato alla scelta dei rappresentanti delle Circoscrizioni. Motivo: per quel che riguarda la legislazione di natura elettorale lo Stato ha una competenza esclusiva e quindi gli enti locali non hanno nessuna autonomia né margini di manovra in questo campo.

L’altolà giunto da Roma ha spinto l’amministrazione di Forlì a fare dietrofront rispetto alla scelta fatta, che aveva portato ad una modifica dello Statuto comunale e del Regolamento del decentramento. Alla luce di questi sviluppi, anche l’amministrazione guidata da Giordano Conti resta con il fiato sospeso.

L’assessore Arrigo Campana ammette di guardare con una certa apprensione a quello che sta bollendo in pentola all’interno della Prefettura, anche se per il momento non sono giunte comunicazioni in proposito. Si dichiara comunque non solo speranzoso, ma fiducioso che a Cesena non dovrebbero esserci problemi di legittimità sotto il profilo giuridico.La decisione di chiamare al voto circa 1.800 stranieri per definire il nuovo assetto dei dodici Quartieri cittadini non dovrebbe dunque essere compromessa da diktat dall’alto. Il motivo è semplice ed è legato proprio a considerazioni normative. Quelle esistenti a Cesena non sono vere e proprie circoscrizioni, intese come enti di decentramento previsti dalla legge per le città con popolazione superiore ai 100 mila abitanti. Sono nati invece come strumenti per incrementare la partecipazione democratica dal basso, ma con caratteristiche peculiari rispetto al modello formale fissato per le città di maggiori dimensioni.

Insomma, sono organi facoltativi, istituiti e gestiti in completa autonomia. Per questo la giunta, la maggioranza e anche le opposizioni di sinistra, a differenza del centrodestra che ha espresso forti perplessità, sono convinti che la procedura seguita non sia censurabile da istituzioni sovracomunali. Un’interpretazione diversa calata dall’alto, naturalmente, costringerebbe però anche i politici cesenati a fare marcia indietro, seppure a malincuore.

gpc