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SPRAR - Rapporto annuale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Anno 2011/2012

151 progetti, 128 enti locali, 3.979 posti, 7598 persone accolte nel 2011,

11 dicembre 2012

Prefazione
Prefetto Angela Pria
Capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione
del Ministero dell’Interno

Questo Atlante SPRAR 2011/2012, con i suoi dati e
i suoi grafici, ci mostra come ancora oggi vi sono
uomini che, minacciando un male, esprimono
un comando di fuga e uomini che, subendo
tale minaccia, avvertono un corrispondente bisogno
di fuggire alla ricerca di una vita più tranquilla.
In altri termini, nel momento stesso in cui nel 2011,
42.500.000 persone sono state costrette a fuggire dalla loro
terra a causa di guerre, conflitti etnici, persecuzioni o
mancato riconoscimento di diritti essenziali, l’uomo dimostra
come in una parte, seppur recondita, di se stesso
vi sia nascosto un tratto di brutalità, che si manifesta nella
volontà di voler prevalere sul più debole.

Certo, le migrazioni forzate derivano anche da disastri
naturali, ma la natura è spesso meno cattiva dell’uomo
perché una guerra civile può essere talvolta più disastrosa
di un’alluvione o di un’epidemia. Ad esempio le carestie,
dovute a climi estremi e inospitali, non potrebbero
essere molto meno distruttive se alcuni governanti di Stati
non democratici non disperdessero preziose risorse economiche,
spingendo il fior fiore delle proprie generazioni
a fuggire altrove?

E su tutto colpisce ancora di più il dato secondo il quale
il 49% di questi 42.500.000 individui sia costituito da donne
e ragazze.

Ma il fenomeno delle migrazioni forzate mostra che se
una parte dell’umanità sa solo minacciare e fare del male,
ve n’è un’altra, certamente maggioritaria, che sa accogliere,
comprendere e proteggere i più deboli.
Questo aspetto nobile dell’animo umano diviene poi
ancora più grande se ad accogliere, comprendere e proteggere
sono quelle comunità statali che non fanno parte
del mondo ricco e industrializzato: comunità statali sì povere,
ma non per questo meno disposte all’accoglienza.

Il presente rapporto ci rappresenta, infatti, un mondo in
cui la gran parte degli sfollati risultano ospitati dall’Africa,
dall’Asia e dall’America Latina, anche se non bisogna dimenticare
il ruolo svolto dall’America del Nord e dall’Europa
che primeggiano per la presenza di rifugiati.
In questo contesto globale, un ruolo determinante ha
svolto e svolge l’Italia, sia per la sua posizione geografica,
sia per la sua antica tradizione di ospitalità ed accoglienza.

I dati del rapporto evidenziano, infatti, per il 2011 un
aumento esponenziale, rispetto al 2010, delle domande di
protezione internazionale dovuto alla così detta “emergenza
Nord Africa”. Una formula, quest’ultima, molto utilizzata
in decreti di dichiarazione dello stato di emergenza, in ordinanze, circolari, direttive, intese politiche, atti
parlamentari e articoli di stampa che, in realtà, ci racconta,
seppur sottotraccia e in maniera sommessa, la storia di
37.350 persone che nell’Italia hanno visto una speranza di
riscatto sociale.

E il nostro Paese ha risposto, anche se a costo di sacrifici
e dispendio di risorse, cercando di assicurare ai migranti
adeguate forme di accoglienza; e lo ha fatto attraverso
il coinvolgimento dello Stato, con le sue articolazioni
centrali e periferiche, delle Regioni, delle Province e dei
Comuni, senza dimenticare il ruolo fondamentale svolto
dal mondo dell’associazionismo laico e religioso.
Soprattutto le Regioni hanno, in questo contesto, assicurato
un’attività indispensabile per la buona riuscita del
piano di accoglienza.

“L’emergenza Nord Africa” è stata anche l’occasione per
riflettere sul ruolo strategico svolto dal sistema nazionale
d’asilo (Commissione nazionale e commissioni territoriali
per il riconoscimento della protezione internazionale),
dal sistema governativo di accoglienza (CPSA e CARA)
e dal Sistema per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati
(SPRAR), tutti e tre essenziali e in forte connessione
reciproca.

Proprio per questo, bisogna lavorare per un loro potenziamento
e per elaborare processi organizzativi che ne
garantiscano una sempre maggiore integrazione: accesso
giuridico alla protezione internazionale, prima accoglienza
(CPSA e CARA) e seconda accoglienza (SPRAR) vanno, infatti,
immaginati come lati di una piramide dove la base è
costituita dallo Stato, dalle Regioni, dagli enti locali e dal
mondo dell’associazionismo, organizzati secondo il principio
di sussidiarietà orizzontale e verticale, e la chiave di
volta è l’art. 10 della Costituzione ove è sancito il principio
secondo cui “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo
paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite
dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio
della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla
legge”.

Qualcosa è già stato fatto con il reperimento delle risorse
necessarie per un parziale rafforzamento dello
SPRAR, ma altre andranno necessariamente trovate al fine
di raggiungere l’obiettivo d’incrementarne le potenzialità
ricettive.

Interessanti, infine, i dati sui servizi erogati dallo SPRAR
in base ai quali il 77% dei servizi risulta reso ai beneficiari
di sesso maschile, il restante 23% alle donne. Per quest’ultime
l’istruzione e il tempo libero spiccano fra i servizi meglio utilizzati. Addirittura per l’istruzione si arriva
quasi alla parità con i beneficiari di sesso maschile: 48% a
fronte di 52%.

La richiesta di istruzione è persino maggiore di quella
del tempo libero (comunque alta perché è al 46%), per
l’inserimento lavorativo (appena il 20% sul totale) o l’assistenza
sociale (attestata intorno al 23%).
Tante riflessioni si potrebbero fare su questo dato, ma
è sufficiente quello che don. Lorenzo Milani scrisse alcuni
anni or sono: “Tutto il problema si riduce qui, perché non
si può dare che quel che si ha. Ma quando si ha, il dare vien
da sé, senza neanche cercarlo, purché non si perda tempo.
Purché si avvicini la gente su un livello da uomo, cioè a dir
poco un livello di Parola e non di gioco. E non parola qualsiasi
di conversazione banale, di quella che non impegna
nulla di chi la dice e non serve a nulla in chi l’ascolta. Non
parola come riempitivo di tempo, ma Parola scuola, parola
che arricchisce”.

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SPRAR - Rapporto annuale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Anno 2011/2012