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Padova - La protesta dei rifugiati per la libertà degli arrestati: blocchi stradali e cariche sotto il Comune

Dalla Prefettura alla Questura, fin sotto il Consiglio Comunale. Il Sindaco non li riceve, i Carabinieri caricano. Loro a gran voce: allora arrestateci tutti!

6 febbraio 2013

Padova. 5.02.2013 - Ancora i rifugiati in mobilitiazione, per chiedere diritti, accoglienza, permessi di soggiorno.
Cinque di loro non possono però esserci, arrestati a seguito delle denunce presentate dal presidente, il direttore e due operatori della Casa a Colori, dove si è consumata la rivolta dello scorso 7 gennaio.
Sono accusati di sequestro di persona e per questo sono in attesa della decisione del GIP dopo gli interrogatori di garanzia di lunedì 4.

Il Presidio inizia in Piazza Antenore ma si trasforma subito in corteo.
Immediatamente i rifugiati si dirigono verso l’ingresso della Prefettura lanciando finte banconote alle spalle dei reparti dei Carabinieri schierati a difesa di Palazzo Santo Stefano. Vi piacciono i soldi? Teneteveli dicono, riferendosi a quegli oltre 4 milioni di euro arrivati in città per la loro accoglienza di cui si sono in parte perse le tracce tra le pieghe di convenzioni e burocrazie.
Il corteo si sposta, blocca le Riviere, il traffico va in tilt, autobus e tram non si muovono mentre i manifestanti si dirigono verso la Questura. In testa portano uno striscione che non lascia spazio a dubbi: "siamo tutti colpevoli di chiedere diritti". Vogliono la libertà per i loro fratelli, o altrimenti, dicono, "arrestateci tutti".

Siamo quasi all’epilogo di un anno e mezzo di quel malsano esperimento chiamato "emergenza nordafrica" dove sotto le mentite spoglie dell’accoglenza, migliaia di enti gestori, in larga parte cooperative e albergatori in Italia, hanno costruito fortune. A Padova i migranti "ospitati" sono stati circa 260, poco più di 160 sono ancora in città, milioni di euro sono arrivati dal Ministero senza che nulla più, oltre al vitto e l’alloggio, qualche corso di italiano e qualche ricorso contro i dinieghi, sia stato offerto. Nessuna traccia dell’inserimento abitativo, nessuna traccia della formazione professionale, dell’avviamento al lavoro, di un disegno che permettesse ai rifugiati di avere di fronte a loro qualche opportunità.

Lo scorso 7 gennaio la tensione è così esplosa per la mancanza del permesso di soggiorno, del titolo di viaggio, della carta d’identità, della garanzia di una somma per uscire dal "sistema". La Casa a Colori ha subito diversi danni causati dalla rabbia degli ospiti, mentre cinque di loro hanno trattenuto alcuni operatori in una stanza. L’accusa è grave, sequestro di persona, ma di sequestro non si è trattato.
Nonostante questo gli operatori del centro hanno sporto denuncia sancendo così, oltre al fallimento del loro lavoro, anche l’arresto dei rifugiati.

Dopo la tappa in Questura il corteo dei rifugiati si è diretto verso Palazzo Moroni, dove era in corso la seduta del Consiglio Comunale. Chiedevano di essere ascoltati, che qualche esponente volesse sentire le loro ragioni. Hanno bloccato gli ingressi rendendo difficile per consiglieri ed assessori raggiungere la sala dell’assemblea cittadina, ma per loro, nessuna risposta. Cancelli chiusi e silenzio per oltre un’ora fino a quando dall’interno arriva la notizia di una delegazione composta da tre consiglieri comunali e la rappresentante della commissione stranieri pronti a scendere per riceverli. In pochi minuti però arriva anche la smentita. Il Sindaco Zanonato, responsabile nazionale immigrazione dell’Anci, ha vietato categoricamente al gruppo di scendere per incontrare i manifestanti. Loro fanno dietro front e così si consuma l’ennesima pagina vergognosa per la politica cittadina: per il sindaco non tutti i cittadini sono uguali; in Consiglio Comunale i diritti non trovano posto; l’assemblea cittadina non gode di autonomia, supina agli ordini dell’arrogante Sindaco. Così invece di incontrare i consiglieri, la presidente della commissione, l’assessore alle politiche sociali, i rifugiati hanno avuto a che fare solo con i reparti dei Carabinieri e della Polizia in assetto anti-sommossa che li affrontano con due cariche.

Dopo ore si conclude la mobilitazione, intorno ad un Comune sotto assedio e senza che la politica abbia voluto ascoltare la voce dei rifugiati, che è però risuonata tra le strade ed i portici della città, di quella città che vuole ascoltare.

Nei prossimi giorni, garantiscono i rifugiati insieme agli attivisti dell’Associazione Razzismo Stop, torneremo a farci sentire, fino a quando tutti i ragazzi in carcere non saranno liberati, fino a quando non arriveranno i nostri documenti, aspettando l’avvicinarsi del 28 febbraio, data in cui finirà la proroga del piano di accoglienza.
Sono emigrati dal loro Paese, sono fuggiti dalla Libia, hanno sperato nelle "democrazie europee" e si sono ritrovati a Lampedusa, nelle tendopoli del Sud, e poi qui al Nord, abbandonati dalle istituzioni per un anno e mezzo. Ora peró non vogliono più fuggire ancora... con buona pace di chi proprio il 28 febbraio pensa di potersi liberare della loro istanza di dignità e democrazia.

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