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2 marzo 2015: i rifugiati detenuti a Schwäbisch Gmünd continueranno a disobbedire

1 marzo 2015

Un articolo di Paolo Rosi, che ringraziamo.

Germania - Lunedì 2 marzo diversi attivisti per i diritti dei rifugiati si incontreranno per le strade di Schwäbisch Gmünd (una città tedesca nella provincia del Baden-Württembergs), Hamburg, Wuppertal, Berlin, Frankfurt ed Erfurt. La protesta avrà come obiettivo, ancora una volta, la limitazione delle libertà personali da parte del governo tedesco nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Con un comunicato diffuso lo scorso 25 febbraio, i rifugiati detenuti nel centro di Schwäbisch Gmünd hanno indetto la manifestazione del 2 marzo in risposta all’imminente arresto di una decina di loro compagni. Secondo quanto si legge, queste persone rischiano l’arresto per il mancato pagamento di un precedente illecito amministrativo: “A seguito di un controllo di polizia, avvenuto durante il viaggio a Jena per un incontro sulla resistenza autonoma dei rifugiati e sulle lotte anti-deportazione, dieci di noi sono stati multati di 130,50 euro per aver intenzionalmente rotto l’isolamento del famoso lager nel quale siamo obbligati a vivere e per aver violato il Residenzpflicht”.

Il Residenzpflicht, parola traducibile in “dovere/obbligo di residenza”, è di fatto uno strumento di limitazione della libertà personale a tempo determinato nei confronti dei migranti che chiedono asilo allo stato tedesco. La norma, infatti, vieta la circolazione tra regioni diverse per un periodo di almeno tre mesi. Restrizione estendibile nei casi in cui un determinato soggetto sia stato giudicato colpevole di un qualsiasi reato, sia stato anche solo accusato di detenzione illecita di stupefacenti o sia oggetto di concrete misure per terminarne la residenza in un centro (compresa la deportazione, quindi).

È proprio quest’ultima postilla che anima da tempo le proteste di avvocati e costituzionalisti, essendo di fatto una miniera di discrezionalità per l’azione delle forze dell’ordine. Preoccupa, in parole povere, la facilità con la quale risulta possibile obbligare all’immobilità i richiedenti asilo senza che vi siano comprovati motivi di ordine pubblico.

La detenzione amministrativa dei migranti, del resto, è un tema scottante anche in Germania e gli attivisti di Schwäbisch Gmünd hanno dimostrato di saper interpretare diverse lotte politiche, promuovendo istanze di resistenza al governo che vanno dal rifiuto dei sistemi di videosorveglianza nel “lager che li ospita” - come lo definiscono loro stessi - fino alla critica delle politiche securitarie di limitazione della libertà di movimento.

Sempre nel loro comunicato, leggiamo come le proteste portate avanti negli ultimi tempi abbiano prodotto una situazione distintamente conflittuale tra autorità, cittadini e attivisti del centro richiedenti asilo: “La lotta espone i rifugiati a diverse forme di persecuzione. Siamo stati così umiliati e definiti “sobillatori” dagli ufficiali pubblici per giustificare un processo di criminalizzazione che ci dipinge come nemici dell’ordine pubblico e della sicurezza. Le nostre foto sono state persino pubblicate sui giornali locali. Da allora riceviamo minacce e lettere anonime che cercano di scoraggiare ulteriori proteste, ma anche fogli di via trimestrali e ulteriori limitazioni all’interno del Lager per rifugiati”.

Gli attivisti concludono infine l’appello alla manifestazione di lunedì 2 marzo con un proclama di disobbedienza civile e legale dal sapore piuttosto radicale, di per sé rispondente al processo di criminalizzazione in atto nei loro confronti: “Rifiutiamo il pagamento delle multe. Rifiutiamo qualsiasi arresto silenzioso. Rifiutiamo di accettare ogni persecuzione istituzionale dei rifugiati di Schwäbisch Gmünd e della Germania”.

Lotte politiche di questo tipo contestano il razzismo istituzionale che ben sappiamo accompagnare le pratiche detentive dei migranti entro i confini europei. Nei Cie e Cara d’Europa, luoghi oscuri di sospensione spazio-temporale, l’assunto egualitario della legge sembra infatti non trovare presa e le carte dei diritti umani sembrano venire eluse quando non apertamente violate. In questo contesto assumono peso specifico la protesta e la disobbedienza degli attivisti di Schwäbisch Gmünd, pratiche che palesano quanto rifugiati, migranti e richiedenti asilo siano pronti a ritagliarsi spazi politici sempre più estesi all’interno dei regimi democratici europei.

Links utili:
- Refugees Initiative Schwäbisch Gmünd on Facebook
- www.thevoiceforum.org