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La Grecia al tempo della guerra di migrazioni

13 marzo 2015

Grecia - “Coraggio, il meglio è passato” recitava un adagio del compianto Ennio Flaiano: quello di Tempo di Uccidere e La Dolce Vita, tanto per intenderci. Certo è che nei palazzi del potere i momenti di transizione provocano terremoti d’entropia e alluvioni di dichiarazioni.

E in Grecia di borbottii ultimamente se ne sentono parecchi, soprattutto in tema di migrazioni.

Il Ministro della Protezione del Cittadino Panousis si è così ritrovato a dover smentire in tutta fretta un documento firmato dal capo del settore amministrativo della Polizia Ellenica, Giorgios Nitsas, annunciante la chiusura campi di detenzione e il rilascio di un permesso temporaneo a tutti i sans-papiers sul suolo nazionale.

Panos Kammenos, Ministro della Difesa e leader di Anexartitoi Ellines (partito nazionalista e conservatore di destra che ricorda la compaesana Lega ai tempi delle ostentazioni più fallocratiche) ha minacciato di colpire la Germania a mezzo di “rifugiati”, consentendo ai migranti di entrare nella protetta Berlino con documenti greci.

Il Ministro degli Esteri, Nikos Kotzias (comunista in esilio la Dittatura, accademico d’ispirazione Marxista e habitué dal 1993 dei corridoi del potere ellenico), ha invece accennato con sobrio pragmatismo ai pericoli del collasso economico greco: se il paese dovesse fallire in seno all’Unione rischierebbe infatti, dice il Ministro, di divenire la falla di passaggio per “milioni di immigrati e migliaia di jihadisti”.

In tutto ciò, rimane ombroso e taciuto l’incontro di ieri pomeriggio tra il Sottosegretario alle Politiche Migratorie del governo Tsipras, Tasia Christodoulopoulou, da anni impegnata contro il razzismo istituzionale d’ispirazione europea, e i burocrati di Brussels che a loro volta non hanno rilasciato dichiarazioni.

Altrettanto silenziato, eccetto per un brevissimo articolo sul quotidiano Ekathimerini, il sindaco di Atene Giorgos Kaminins, il quale da giorni denuncia la mancanza di spazi e pasti per i migranti che vengono progressivamente rilasciati dal campo di Amygdaleza. Il governo centrale, al momento, continua ad evitare il confronto diretto con i sui stessi dipendenti e a fuggire risposte significative in tema di migrazioni.

Questa giocoliera di dichiarazioni testimonia, ancora una volta, il parnassianesimo di politica ed informazione quando si parla di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Impersonalità, perfezione tecnica e qualità pittoriche sono infatti i tratti distintivi di questa fiera dell’annuncio, riportata dai media senza mai chiarire veramente alcunché, mentre le riforme legislative rimangono eteree come fantasmi nel limbo della sfera pubblica.

Clandestina, sito di controinformazione sulle lotte dei migranti ricorda che i sans-papiers vengono ancora fermati ai confini, che la polizia insegue i venditori di strada e che la situazione non è che peggiorata rispetto a tre anni fa. Alba Dorata è vicina al dieci percento del consenso elettorale, la popolazione migrante è cresciuta, i centri di detenzione moltiplicati e il periodo massimo di detenzione raddoppiato da tre a sei mesi.

Al netto della propaganda rimangono le voci della sofferenza e gli istanti di pericolo. E di questi abbiamo già parlato in precedenza. All’osservatore attento, però, potrebbe anche balzare agli occhi la cinica razionalità di questa cacofonia organizzata. Il battibecco tra Grecia e Germania, svoltosi a colpi di “documenti agli illegali” e di “frontiere aperte” e che i media più sensazionalisti considerano vero e proprio scontro, si inserisce pienamente nel grande gioco della diplomazia europea.

I due stati, infatti, battagliano apertamente su temi fondamentali quali austerità, rinegoziazione del debito, aiuti e riforme strutturali da quando Tsipras, ben prima del voto, ha vinto le elezioni.
Nell’ultima settimana, poi, a sparigliare le carte sul tavolo delle trattative sono arrivate diverse dichiarazioni e minacce volte a ricordare quanto la Grecia sia un potenziale punto d’accesso per quei rifugiati e jihadisti che il cuore della Fortezza Europa sembra temere allo stesso modo.

Si profila all’orizzonte una singolare “guerra di migrazioni” quale parte integrante dello scontro tra centro e periferia all’interno dell’Unione. Qui si combatte, per ora soltanto virtualmente, nel campo delle politiche migratorie di frontiera: in fin dei conti tra le più ingombranti leve politiche a disposizione dei guardiani di confine. E qualche politico greco sembra aver capito quanto il tema dei migranti (o meglio, di alcuni migranti) sia un nodo gordiano nello spazio politico istituzionale, ma anche un campo di forze nel quale si muovono il consenso dei governati e la propaganda dei governanti.

Vale la pena, allora, ricordare le parole quasi centenarie di Walter Benjamin, il quale in Strada a senso unico racconta quanto un certo programma socialdemocratico somigliasse a “una brutta poesia sulla primavera, piena fino a scoppiare di similitudini”.
Anche questa guerra di migrazioni sembra uno sporco affare imbellettato da pessime composizioni artistiche. Ma è altrettanto vero che sorprendersi proprio ora dopo decenni di costruzione del nemico e del diverso sarebbe, ça va sans dire, un po’ troppo comodo.

Link utili:
it.wikipedia.org/wiki/Parnassianesimo
clandestinenglish.wordpress.com
Anger at Greece’s Threat to Unleash Wave of Migrants and ’Jihadists’ if Europe Leaves it in Crisis
Strada a senso unico / Walter Benjamin