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Vittorio Veneto, maltrattamenti ai profughi: indagato anche don Gigetto

di Giorgio Barbieri, La Tribuna di Treviso del 27 marzo 2015

31 marzo 2015

Vittorio Veneto. Sono cinque gli indagati per maltrattamenti ai danni dei profughi del centro di accoglienza Ceis di Vittorio Veneto, tra questi ci sarebbe anche don Gigetto De Bortoli che, come presidente del Ceis, ha dato in subappalto il servizio di gestione del centro a Integra. L’inchiesta, che ha portato ad una capillare ispezione da parte dei carabinieri, è nata da una relazione in base all’esito dei controlli igienico-sanitari disposti dalla Prefettura la settimana scorsa.

Nel mirino della Procura ci sono le condizioni di alloggio dei 120 profughi ospitati nella struttura di proprietà del Ceis e data in appalto, proprio per affrontare l’emergenza, alla Cooperativa Integra. Gli indagati risultano persone attive sia nella onlus che nella società cooperativa. L’ipotesi di illecito potrebbe essere paragonabile a quelle per cui l’Italia viene sanzionata dall’Unione Europea in merito al sovraffollamento delle carceri. Il sospetto è che l’accoglienza possa violare i basilari diritti umani.

Il blitz delle forze dell’ordine è scattato mercoledì mattina verso le 9.30 quando sono piombate all’ex convento dei carmelitani, nella stretta di Serravalle, cinque gazzelle dei carabinieri della compagnia di Vittorio Veneto e del Nas per la notifica dei provvedimenti ed ulteriori indagini ed ispezioni. Non era la prima volta: nel recente passato c’erano state ispezioni della Prefettura e lo stesso sindaco di Vittorio, Roberto Tonon, aveva sollecitato ricognizioni igienico sanitarie svolte dall’Usl 7.
Il sopralluogo al Ceis disposto dalla Prefettura risale allo scorso 26 febbraio. Sullo sfondo c’era il malessere dei profughi che era esploso l’11 febbraio scorso con il plateale blocco della statale Alemagna da parte di una quarantina d’immigrati. A scatenare la protesta era stato il mancato rilascio dei documenti. Con la conseguenza di non poter lasciare Vittorio Veneto per trasferirsi altrove, né poter trovare un lavoro. Ma anche le lamentele per la qualità del cibo e dell’alloggio. «Si mangia male», aveva lamentato il malese M. Camara. «Pasta tutti i giorni, no carne, no frutta e niente vitamine». «Non ne posso più, Dormiamo in 16, 18 persone per camera», aveva rincarato un ragazzo proveniente dalla Guinea. E gli uomini inviati ieri dalla Prefettura avevano effettivamente controllato la struttura dove i profughi sono ospitati.

Ora la svolta: gli esiti dell’ispezione di mercoledì da parte dei carabinieri saranno depositati la prossima settimana e solo in quel momento verrà deciso se adottare o meno dei provvedimenti. Di certo al momento c’è che nell’avviso di garanzia consegnato ai cinque indagati (obbligatorio per effettuare l’ispezione) si parla di condizioni inadeguate per quanto riguarda i pasti somministrati, la biancheria fornita e gli alloggi in generale, oltre alla preparazione degli operatori che non sarebbe consona alle richieste. Tutte cose che sono state denunciate a suo tempo anche dagli stessi profughi che si lamentavano della scarsa assistenza.

La rivolta più eclatante era scoppia, come detto, l’11 febbraio scorso. Il gruppo degli immigrati era comparso all’improvviso, una catena umana che aveva bloccato le prime auto e poi aveva riempito di oggetti la sede stradale fino a formare una barricata. Urla e cartelli avevano accompagnato la clamorosa protesta, con gli sguardi allibiti degli automobilisti e il timore che la situazione potesse degenerare. Ben presto si erano formate lunghe code di auto e furgoni nei due sensi di marcia bloccando non solo l’Alemagna ma anche la provinciale dei laghi fino a Revine.