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Presentato oggi al Comune di Reggio Calabria il Rapporto “TerraIngiusta” di Medici per i Diritti Umani

27 maggio 2015

La denuncia di Medu: “In assenza di interventi da parte delle istituzioni, la Piana di Gioia Tauro appare impermeabile ad ogni trasformazione. Qui, nonostante la maggior parte dei lavoratori stranieri abbia un regolare permesso di soggiorno, la quasi totalità non ha un contratto di lavoro. Il 97% dei migranti assistiti da Medu vive in insediamenti precari ed uno su tre non ha un letto su cui dormire.”

Reggio Calabria, 26 maggio 2015 - Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha presentato oggi presso il Comune di Reggio Calabria “Terraingiusta. Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura”. In anteprima, Medu ha anche illustrato i dati raccolti nella Piana di Gioia Tauro da novembre 2014 a maggio 2015. Presenti in sala Giuseppe de Marzo e Domenico Nasone di Libera.

Frutto di testimonianze e dati raccolti per undici mesi attraverso delle cliniche mobili in cinque regioni italiane (Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Lazio), Terraingiusta denuncia la drammatica attualità delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura: lavoro nero o segnato da gravi irregolarità contributive, sottosalario, caporalato, orari eccessivi di lavoro, mancata tutela della sicurezza e della salute, difficoltà nell’accesso alle cure, situazioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose. Sono stati 788 i migranti intervistati, dei quali 744 hanno ricevuto assistenza sanitaria per un totale di 876 consulti medici (Vedi Sintesi).

Durante l’incontro Medu ha anche presentato in anteprima i dati complessivi relativi alla stagione agrumicola 2014-2015 nella Piana di Gioia Tauro (Vedi Tabella ). Da novembre 2014 a maggio 2015, Medu ha visitato e monitorato le condizioni di vita e di lavoro di 356 migranti, effettuando un totale di 570 visite mediche tra primi (356), secondi (119), terzi (57), quarti (26) e quinti (11) accessi. La quasi totalità dei migranti incontrati (97%) viveva in strutture precarie, senza accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile, all’acqua calda, all’energia elettrica (fatta eccezione per alcuni generatori autogestiti o alle poche ore di luce garantite in modo discontinuo nella tendopoli di San Ferdinando). Un migrante su tre (36%) dormiva su materassi a terra o sul pavimento.

Dei 356 migranti incontrati, 298 hanno dichiarato di lavorare in agricoltura. Di questi, la maggior parte proveniva da: Mali (30%), Senegal (18%), Ghana (13%), Gambia (11%) e Burkina Faso (11%). Nonostante il 93% dei lavoratori fosse presente in modo regolare sul territorio – in particolare, il 59% era titolare di un permesso per motivi umanitari, per protezione sussidiaria o asilo politico - l’88% di essi ha dichiarato di non avere un contratto di lavoro. La quasi totalità di coloro che avevano un contratto ha dichiarato, tuttavia, di non sapere se avrebbero ricevuto una busta paga e i contributi.

Il salario medio quotidiano rilevato è di 26 euro a fronte dei 42,96 euro lordi previsti dal contratto provinciale del lavoro di Reggio Calabria. La paga è concordata a giornata (25/30 euro) o a cottimo (1 euro a cassetta di mandarini, 0,45-0,50 euro a cassetta di arance) e il 60% dei lavoratori ha dichiarato di fare ricorso all’intermediazione di un caporale.

Dal punto di vista sanitario, le principali patologie rilevate in una popolazione giovane, con età media di 29 anni, sono risultate essere in molti casi correlate alle dure condizioni di lavoro nei campi e alle critiche situazioni di precarietà sociale, abitativa e igienico-sanitaria riscontrate nei luoghi di intervento.

Appare, inoltre, critica la situazione degli ambulatori STP/ENI, per stranieri senza permesso di soggiorno. Dislocati a Gioia Tauro, Rosarno, Polistena e Taurianova, gli ambulatori spesso presentano rilevanti problematiche strutturali: gli ambienti sono fatiscenti, le condizioni igieniche generali molto carenti, la strumentazione sanitaria pressoché assente. Tali carenze rendono l’ambulatorio difficilmente fruibile. Alle problematiche logistico-strutturali, si aggiunge la mancanza in tutte e quattro le strutture di mediatori culturali che facilitino la comunicazione tra medico e paziente e, quindi, la cura e l’aderenza alla terapia.

Di stagione in stagione, sembra consolidarsi nella Piana una vera e propria zona franca di sospensione della dignità e dei diritti per i lavoratori immigrati, ma non solo, visto che essa si radica in un contesto dove tutta la popolazione deve ancora troppo spesso subire la pervasiva e capillare presenza della criminalità organizzata a cui si associano gli effetti perversi della mala politica e del sottosviluppo economico.

Di fronte al fenomeno di sfruttamento di così ampie proporzioni, le risposte delle istituzioni territoriali e nazionali sono state in questi anni del tutto insufficienti. Tuttavia in altri territori qualcosa sembra cambiare. Nel corso della scorsa stagione i governi regionali di Puglia e Basilicata hanno avviato dei piani organici con il preciso obiettivo di migliorare le condizioni lavorative e abitative dei migranti impiegati in agricoltura. Se da un lato, però, le strategie messe in campo dalle due Task Force create ad hoc hanno avuto il merito di affrontare il problema in tutta la sua complessità, tenendo conto di molteplici aspetti interconnessi, dall’altro, la realizzazione concreta degli specifici interventi ha dimostrato gravi carenze sia negli aspetti della pianificazione sia in quelli più propriamente operativi.

In conseguenza della gravità del quadro riscontrato in Calabria, MEDU chiede alle istituzioni locali e nazionali l’adozione di alcuni provvedimenti urgenti, volti a migliorare fin dalla prossima stagione le condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati in agricoltura. In particolare: l’adozione di una programmazione di medio e lungo periodo fuori dall’emergenza attraverso una strategia integrata contro il sistema dello sfruttamento, come già avviata in altre regioni; leggi e investimenti per il rilancio dell’agricoltura; una cultura della legalità; minime condizioni di accoglienza per gli stagionali e soluzioni abitative oltre le tendopoli; possibilità di accesso alle cure all’interno del Servizio sanitario nazionale in considerazione della regolarità di soggiorno della quasi totalità dei migranti presenti durante la stagione agrumicola.

- Leggi il RAPPORTO INTEGRALE
- Leggi la SINTESI
- Vedi i video, le foto e le testimonianze del progetto TERRAGIUSTA

Links utili:
www.mediciperidirittiumani.org