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Non è un film quello che scorre intorno

Una marea umana al confine tra Macedonia e Grecia

26 agosto 2015

Pubblichiamo questo articolo di Marko Urukalo tratto da GlobalProject.info.

Migliaia di migranti da settimane stanno arrivando in massa al confine tra la Grecia e la Macedonia per fuggire verso l’Europa del Nord. Dopo essersi imbarcati in territorio turco, arrivano sulle isole greche e da qui si dirigono verso il nord dei Balcani. La scorsa settimana è stata particolarmente caotica per lo stato macedone. La piccola cittadina di Gevgelija, al confine con il territorio greco, si è trovata alle prese con migliaia di uomini e donne che cercano la salvezza in Occidente scappando dalla guerra in Medio Oriente. I pochi e vecchi treni lungo la linea Salonicco-Skopje venivano letteralmente presi d’assalto dai profughi, che si accavalcavano gli uni sopra gli altri e entravano dai finestrini pur di salire sulle poche carrozze disponibili. Di fronte alla grande presenza di migranti e alla fortissima pressione ai suoi confini, la Macedonia ha così deciso di dichiarare lo stato d’emergenza, chiudere il confine e inviare l’esercito.

Tra la Grecia e la Macedonia, nella cosiddetta “terra di nessuno”, ormai da settimane sono sorti accampamenti e tendopoli dove intere famiglie aspettano nell’attesa di attraversare il confine e prendere il treno per la Serbia e poi continuare verso l’Ungheria ovvero nell’Europa della libera circolazione. Più passano i giorni più però la tensione sale, mancano vestiti, acqua e cibo. C’è chi addirittura cerca di guadagnare sulla miseria, vendendo panini e bibite a prezzi salatissimi. Ci sono per fortuna anche i volontari delle ONG e delle associazioni macedoni che offrono prima assistenza ai migranti. Dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza, lo scorso venerdì tutto il mondo ha assistito alla brutalità della polizia macedone. Di fronte a migliaia di persone, di cui tantissimi bambini anche molto piccoli, che cercavano di superare il confine anche buttandosi sulle reti del filo spinato, la polizia ha sparato lacrimogeni e bombe urticanti. Nonostante le pesanti cariche, qualche centinaio di persone sono riuscite ad aggirare il blocco della polizia mentre tanti genitori letteralmente buttavano i figli oltre il filo spinato per farli proseguire il viaggio, sperando che qualcuno li porti in salvo. La scena più raccapricciante è stata quella di un poliziotto che manganellava un uomo con in braccio il figlioletto di 4 o 5 anni.

Dopo questa giornata di sangue con decine di feriti, il governo macedone ha prima deciso di far passare solo donne e bambini mentre due giorni fa, non riuscendo più a gestire la situazione con i suoi pochi mezzi, ha aperto il confine a tutti. I migranti hanno raggiunto così il sud della Serbia dove sono stati caricati su circa 70 autobus e portati a Belgrado. Circa 7 mila persone sono entrate in Serbia nella notte tra sabato e domenica. Il numero ovviamente continuerà a crescere giorno dopo giorno perché le persone continuano ad arrivare prima dalla Grecia e poi dalla Macedonia.

La Croce Rossa che opera nel campo di Presevo, all’estremo sud dello stato serbo, dichiara che le scorte di acqua e cibo bastano solo per un giorno ancora e chiedono un disperato aiuto. In questo campo i profughi ottengono dal governo di Belgrado un permesso temporaneo, valido 72 ore che consente loro da arrivare al nord e continuare il viaggio verso l’Ungheria. Qui però, il governo guidato dal nazionalista Orban sta accelerando la costruzione di un reticolato di 175 km, proprio per impedire a queste persone di raggiungere l’Europa di Schengen.

Chi sono i migranti che attraversano i paesi balcanici e percorrono a piedi o con mezzi di fortuna migliaia di chilometri? Si tratta di persone provenienti in maggioranza dalla Siria ma anche dall’Afghanistan, Iraq e Pakistan. Sono della classe media e altamente istruiti. Quasi tutti conoscono l’inglese o il francese, tra di loro tanti sono avvocati, dottori, ingegneri o studenti. Il loro scopo non è chiaramente di restare nei Balcani ma di arrivare quanto prima in Germania o nei paesi scandinavi. Scappano da una guerra che ha trasformato in macerie la Siria dopo anni di aspri combattimenti, dal terrore dei miliziani dell’ISIS e non saranno certamente i manganelli della polizia macedone o i muri ungheresi a fermarli. Tanti di loro prima della guerra avevano un buon lavoro, una casa e una vita dignitosa che ora cercano in qualche paese europeo che voglia accoglierli. Sanno già che una volta arrivati alle porte dell’Ungheria, dovranno pagare 1.500 euro a qualche trafficante di uomini per attraversare la frontiera clandestinamente.

Per il momento la situazione ai confini è tornata tranquilla dopo le scene di vergogna mondiale della settimana scorsa. I profughi passano, vengono assistiti e poi proseguono oltre. Siamo solo all’inizio però, altri migranti stanno arrivando e altri ancora continueranno ad arrivare mettendo in allarme gli altri paesi vicini. La Bulgaria si è dichiarata pronta a contenere l’ondata migratoria mettendo in allerta le forze speciali. Il primo ministro croato, il socialdemocratico Milanovic ha invece dichiarato che il suo paese è pronto ad accogliere i profughi in base a quelle che sono le proprie possibilità. “Non si tratta di sacchi di patate ma di persone disperate che non possiamo attendere con i manganelli in mano come successo in Macedonia.” Al di là delle posizione dei vari stati, sarà difficile fermare decine di migliaia di persone disposte anche a morire pur di raggiungere una vita degna in qualche angolo d’Europa.