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Nuova condanna per l’Italia da Strasburgo

Nel 2001 al Centro di Lampedusa detenzioni ed espulsioni collettive illegittime

3 settembre 2015

Condanna, seppur non definitiva, dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La sentenza riguarda un episodio di detenzione ed espulsione collettiva del 2011 e riveste un’importanza notevole perché le procedure sanzionate dalla Corte sono delle prassi illegittime che non devono ripetersi.
Il commento del prof. Fulvio Vassallo Paleologo sul blog http://dirittiefrontiere.blogspot.it/ ci aiuta a comprendere la sua potenziale efficacia per i cosiddetti "migranti economici".
"La sentenza ribadisce come un nucleo essenziale di diritti fondamentali spetti anche ai cd. "migranti economici", in caso di respingimento, espulsione e trattenimento amministrativo. Gli accordi bilaterali di riammissione non possono derogare i principi affermati dalla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo. Se si potesse fare valere effettivamente il diritto di difesa, se i giudici fossero indipendenti rispetto agli indirizzi del potere esecutivo e se gli avvocati non facessero incetta di procure a decine, basterebbe applicare i principi affermati dalla Corte di Strasburgo che imporrebbero la immediata liberazione delle donne nigeriane trattenute nel Cie di Ponte Galeria a Roma, e dei cittadini marocchini trattenuti arbitrariamente nel Cpsa di Pozzallo."
Di seguito l’articolo del CIRDI e il link alla sentenza (ing e fra).

L’1 settembre è arrivato a sentenza il procedimento intentato davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da due avvocati italiani, Luca Masera e Stefano Zirulia, per conto di tre cittadini tunisini.
La sentenza riveste una grande importanza, per i contenuti e per il contesto in cui si colloca.
La vicenda risale al 2011, Ministro dell’Interno Maroni, quando nel centro di Lampedusa vennero rinchiusi per 4 giorni, senza l’avvallo della magistratura e senza poter contattare un legale, diversi migranti tunisini che poi vennero espulsi collettivamente verso il paese d’origine.
Tre di loro, grazie anche all’intervento dell’Arci, vennero rintracciati in Tunisia e diedero mandato ai due legali di sporgere denuncia.
La sentenza della corte Europea stabilisce tre principi fondamentali:
- è illegittimo detenere una persona senza che il provvedimento di restrizione della libertà personale venga avvallato da un magistrato e sia consentito ai detenuti di consultare un legale;
- le condizioni di detenzione nel centro di Lampedusa non rispettavano quanto previsto dall’articolo 3 della convenzione Europea dei diritti dell’uomo, in particolare per quel che riguarda i trattamenti disumani e degradanti;
- le espulsioni collettive verso la Tunisia erano illegittime, perché effettuate solo sulla base della nazionalità degli espulsi, senza il vaglio dei singoli casi e senza un provvedimento della magistratura.
Questa sentenza crea un importante precedente, di cui le istituzioni italiane ed europee dovranno tener conto nella discussione in corso e nei trattamenti concreti riservati ai migranti.
Questo vale per esempio sulla prevista detenzione negli hot spot, di cui si chiede con insistenza all’Italia di dotarsi. Hot spot e Hub chiusi nel sud Italia, dove i migranti verrebbero trattenuti in attesa dell’identificazione e della valutazione se richiedenti asilo o meno.
Secondo i giudici della Corte questo trattamento sarebbe illegale. Come illegali sono le condizioni di degrado in cui vengono costretti a vivere i migranti e richiedenti asilo nella maggior parte dei Cie e dei Cara.
Una sentenza dunque che rafforza chi da anni si batte contro quella sospensione del diritto cui le istituzioni si sentono autorizzate nei confronti dei migranti, chiedendone il rispetto della dignità e dei diritti.

- Il comunicato stampa della Corte (ing e fra)

- Vedi anche: Il commento del prof. Fulvio Vassallo Paleologo sul blog http://dirittiefrontiere.blogspot.it/