logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

La Freedom March apre i confini della fortezza europea

In migliaia stanno arrivando in Germania

5 settembre 2015

Lo sciame umano partito ieri da Budapest ha camminato in autostrada fino a tarda notte. Il governo ungherese, di fronte alla determinazione e alla compattezza dei migranti, ha dovuto alleggerire la propria morsa, arrivando a mettere a disposizione degli autobus che hanno trasportati le persone fino al confine con l’Austria. Altri migranti sono stati accompagnati da auto private di cittadini ungheresi, a conferma che non tutti in Ungheria sono allineati al razzismo di Stato di Orban.

Al confine i migranti sono stati fatti scendere, identificati e lasciati nel primo paese in territorio austriaco. Queste operazioni hanno rallentato il normale flusso dei mezzi, creando code, anche perché sono rimasti aperti solo pochi valichi, ma la frontiera austriaca non è mai stata chiusa completamente.
Seguiamo le operazioni emozionati per quello che sta avvenendo. E’ da ieri che accompagniamo la marcia per libertà. Non possiamo non scorgere, non rimanere colpiti da una energia vitale immensa, una forza inarrestabile che guida i migranti in ogni loro gesto. E’ vero, c’è anche una parte di disperazione che li accompagna, ma come non accorgersi che prima di tutto c’è una profonda consapevolezza di voler ambire a vivere in un luogo con più opportunità e maggiori diritti. Cosa altro può essere se non un’insopprimibile voglia di libertà, di pace, di migliori condizioni di vita a spingere centinaia di migliaia di persone a lasciare il proprio paese, a sopportare un calvario durissimo, a sapere che dietro il primo scoglio ci potrebbe essere la morte?

In Ungheria nel frattempo sono scoppiati i primi subbugli nei centri d’accoglienza al confine serbo perché coloro che sono ancora bloccati chiedono di essere lasciati liberi e di raggiungere la Germania. Keleti, la stazione di Budapest, si è riempita nuovamente. Altre migliaia di persone sono pronte a transitare, a marciare per la libertà e la vita. Le voci tra i migranti passano velocemente: ci sono riusciti ieri, possiamo farcela anche noi. A nulla servono le dichiarazioni del capo della polizia ungherese, "mai più accadranno aiuti straordinari come i pullman di questa notte", il richiamo all’ordine suona vuoto. Ormai l’esempio è stato dato, gli argini si sono rotti, la frontiera è stata aperta, i muri eretti dalle politiche repressive possono essere abbattuti. Inevitabile è l’arrivo di queste persone che stanno scappando dalla guerra e dalla miseria. Un’altra marcia con più di 1.000 persone parte da Keleti, veniamo informati che la stessa cosa sta succedendo da un centro d’accoglienza a sud della capitale.

Le notizie rimpallano sui social network mentre capiamo di essere di fronte a giornate epocali e difficili da seguire e documentare in profondità.
Ci chiediamo se lo "svuotamento" dell’Ungheria porterà a controlli più capillari e repressivi sul confine con la Serbia, se verranno dati ordini all’esercito di intervenire. Sono scenari foschi, ma il governo ungherese ha dimostrato in questi giorni la faccia peggiore della destra xenofoba europea.
Sarà compito di tutti monitorare la gestione dei confini ungheresi, sia da una parte che dall’altra di quel muro che spezza la ricerca di vita e la consegna alla probabile morte.

Stazione di Vienna

Siamo arrivati a Vienna.

La situazione, rispetto a Budapest, è molto diversa. I migranti sono accolti da un cartello di buon auspicio “Refugees Welcome”, ci sono volontari organizzati che contribuiscono a rendere il tutto più umano. Non mancano né cibo, né assistenza sanitaria, né brandine e vestiti. I volontari ci fanno sapere che una trentina di auto dall’Austria sono partite con medicinali e generi di prima necessità per andare verso Győr (città ungherese a 120 km da Vienna) dove circa 800 persone si erano messe in marcia dal centro d’accoglienza della città. I migranti però si sono dispersi, molti di loro vengono raggiunti e assistiti dai volontari.
Nel frattempo il governo austriaco annuncia l’arrivo di circa 6.500 persone, delle quali 2.000 già in viaggio verso la Germania. I confini, come è giusto che sia, sono solo delle linee tracciate su una cartina geografica che sono stati, almeno per questo lasso di tempo, spazzati via. Passano le ore e apprendiamo che le autorità austriache prevedono che il numero di arrivi in giornata sarà di 10.000 persone che poi transiteranno verso la Germania.

I volontari e attivisti austriaci sono in contatto con i vicini tedeschi di Monaco in Baviera. Anche lì la solidarietà si è immediatamente attivata perché stanno arrivando i treni con i migranti a bordo. Quel “Refugees Welcome” è un ormai un modo concreto, umano, solidale, fraterno di costruire dal basso un’Europa diversa.

Lo sciame umano è riuscito a forzare consapevolmente i regolamenti assurdi e inefficaci, come il Dublino III, dell’Europa fortezza. Oggi è un grande giorno.